inghilterra
Crisi della famiglia: l’impegno della Chiesa
Un tasso di divorzi tra i più alti del mondo, con 167.000 coppie che si sono separate nel 2004. Il numero di separazioni è stato in costante aumento dal 1996 e oggi la durata media del matrimonio nel Regno Unito è di undici anni e mezzo. La crisi della famiglia in Inghilterra e Galles preoccupa politici e istituzioni e sfida ogni giorno la Chiesa cattolica che per questo nel 2006 ha lanciato una campagna in tre fasi, “Everybodyswelcome”, “Tutti sono benvenuti”. Abbiamo chiesto al vescovo JOHN HINE , presidente del comitato per il matrimonio e la vita famigliare per la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles e a ELIZABETH DAVIES responsabile del programma “Everybodyswelcome” di fare il punto sullo stato di salute della famiglia oggi nel Regno Unito e spiegare che cosa sta facendo la Chiesa a riguardo. Quali sono le cause della crisi della famiglia? “La lunghezza della vita media è aumentata e le coppie spesso devono ricostruire il loro rapporto dopo che i figli se ne sono andati di casa, imparare di nuovo ad essere marito e moglie anziché soltanto mamma e papà. Oggi occorrono due stipendi per consentire a una famiglia di sopravvivere perché i prezzi delle case sono altissimi e le lunghe ore di lavoro impediscono alle coppie di avere tempo per loro stesse e comunicare in modo adeguato, una cultura basata sull’idea che bisogna cambiare, migliorare si è trasferita anche nel matrimonio e la fedeltà che è un valore al cuore stesso del matrimonio ne è risultata danneggiata. La consulenza matrimoniale spesso si divide in due categorie, preparazione per la cerimonia e aiuto in tempi di crisi, non esiste una cultura che riconosce il bisogno di un nutrimento costante del matrimonio”. Che cosa fa la Chiesa cattolica per aiutare i matrimoni? “Vi sono week end di sostegno alle famiglie organizzati dall’associazione Marriage encounter, ovvero Incontri matrimoniali, cerchiamo di diffondere l’idea che è importante per le coppie comunicare bene ed essere realiste e concrete senza aspettative troppo alte. E’ importante anche diffondere l’idea che le difficoltà all’interno di una relazione possono essere affrontate e i problemi superati”. Il governo britannico potrebbe fare di più per aiutare le famiglie? “Il governo è guidato soprattutto da considerazioni economiche e molto preoccupato dall’idea di inclusività, l’idea che tutti vanno considerati nello stesso modo. Quindi partner non sposati o partner omosessuali devono essere considerati come marito e moglie e così il valore del matrimonio ne risulta indebolito. In questo contesto sociale la Chiesa deve stare attenta a non dare l’impressione di essere una voce negativa che pensa solo a condannare. Le parrocchie non sempre offrono alle coppie momenti di sostegno psicologico o aiuti concreti come servizi di baby sitter o aiuto quando è appena nato un bambino. Gli orari delle messe e degli incontri sono spesso difficili per la routine famigliare, al mattino presto o alla sera all’ora di cena…” Come ovviare a questo rischio? “Una parrocchia che è attenta alle famiglie riconosce le difficoltà della vita famigliare e organizza gli orari e le aspettative nei confronti delle famiglie di conseguenza usando immaginazione e fantasia, per esempio offrendo corsi di preparazione al battesimo in casa delle coppie così che non devono cercare baby sitter per curare i bambini o dando opportunità alle famiglie di incontrarsi anziché concentrarsi soprattutto su adulti e giovani. Festeggiare la settimana dedicata al matrimonio National Marriage Week e la giornata mondiale del matrimonio in febbraio o la settimana dei genitori in ottobre è importante. Una buona predica o qualche conferenza tenuta da un bravo relatore possono essere un ottimo aiuto se consideriamo che le nostre famiglie sono già comunità di vita e di amore”. Signora Davies, qual è lo scopo di “Everybodyswelcome”? “L’obiettivo non è affrontare la crisi del matrimonio ma sensibilizzare le parrocchie e renderle più accoglienti così da avere comunità più forti dove ciascuno di noi si senta amato ed accettato per quello che è. Nel 2004 abbiamo avviato Listening 2004 un programma col quale abbiamo chiesto alle famiglie di spiegare i loro problemi e le loro aspettative e ne è risultato che una parrocchia accogliente è quello che le famiglie vogliono. Abbiamo distribuito volantini per aiutare le parrocchie a capire i problemi delle famiglie. Abbiamo lavorato a un vision statement che spiega che cosa intendiamo per Home is a holy place, “La casa è un luogo sacro”, la seconda fase del programma Everybodyswelcome. Ci siamo concentrati su alcuni valori chiave, come Dio è amore e le famiglie sono riserve di questo amore. Ci sono famiglie che non riescono a rispondere alle aspettative della Chiesa, si sentono però accolte, comprese e sostenute nella fatica di un cammino”.