Si è svolta a Kiev a fine maggio una tavola rotonda promossa dal Comitato nazionale per gli affari nazionali e religiosi sul tema “Le priorità della politica statale nell’ambito della libertà di coscienza: strade di realizzazione”. Presenti i rappresentanti della Chiesa cattolica di rito bizantino, di quella ortodossa e lo sceicco Ahmed Tamim, presidente della Direzione spirituale dei musulmani in Ucraina ed il muftì dell’Ucraina. Da tutti un’unica richiesta: cambiare le priorità della politica statale verso la libertà di coscienza. In particolare i rappresentanti ecclesiali hanno chiesto a Kiev di continuare il lavoro sugli accordi per i rapporti Stato-Chiesa per creare dei maggiori rapporti di collaborazione. I rappresentanti ecclesiali hanno inoltre espresso rammarico per i mancati passi avanti nella legislazione relativa ai rapporti tra Stato e Chiesa nel 2006. Praticamente tutti i progetti di legge nel campo della libertà di coscienza sono stati bocciati dalla Rada Suprema (Parlamento). Nei progetti erano previste anche tutele per le attività educative ed il magistero sociale della Chiesa. Irrisolti anche il nodo relativo all’inserimento dell’insegnamento di etica cristiana a livello regionale e quello della preparazione degli insegnanti. E’ stato, infine, rimarcato il comportamento della Commissione del Consiglio dei Ministri sulle questioni di restituzione dei beni della Chiesa e delle organizzazioni religiose, che si muove senza la partecipazione dei rappresentanti religiosi.