Quotidiani e periodici europei

Uno studio dell’Istituto sullo sviluppo demografico di Berlino sulla situazione in Germania Est ha rivelato che nei Paesi dell’ex Ddr rimangono solo giovani uomini disoccupati, per lo più senza istruzione. Le ragazze, appena ottenuto il diploma delle superiori, si trasferiscono nei vecchi Länder. Dalla caduta del muro circa 1,5 milioni di persone ha lasciato l’ex Ddr, soprattutto giovani e persone qualificate. “Piazza di Weißwasser in Sassonia orientale a mezzogiorno. Piazza del mercato di Wittstock an der Dosse. Sulla scalinata della Reichenturm di Bautzen. Ovunque la stessa scena: giovani con bottiglie di birra. Non sanno che fare, perdono tempo”, scrive Bernhard Honnigfort sulla FRANKFURTER RUNDSCHAU (31/05). “Le donne lasciano l’Est non perchè discriminate o perchè abbiano minori chance nel mercato del lavoro”, spiega la FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG . “Vanno via perché hanno voti migliori rispetto ai coetanei maschi. “Con un’istruzione migliore, le ragazze fanno fortuna più facilmente altrove. Neanche gli asili nido diffusissimi nell’Est le trattengono, perché nella scelta del partner tendono a cercare uomini che abbiano perlomeno il loro livello di istruzione – e li trovano più facilmente ‘ad Ovest’… Le conseguenze sono fatali: scarsa istruzione, senza lavoro e senza partner per fondare una famiglia, una parte crescente dei giovani maschi si isola dalla società. Questa tendenza non può essere contrastata con più miliardi per le infrastrutture e la creazione di imprese. Per migliorare la situazione, i nuovi Länder devono fare di più per l’istruzione e soprattutto per i giovani”. Dal 31 maggio mons. Piotr Libera, finora segretario della Conferenza episcopale polacca, è il nuovo vescovo di Plock. In un’intervista al settimanale NIEDZIELA (21/2007) mons. Libera afferma che la Chiesa polacca spesso è caratterizzata da insufficienza di spirito comunitario. “Noi sacerdoti nel nostro operare siamo spesso dei grandi individualisti. Nella pastorale, nelle parrocchie, negli ordini religiosi così come nella formazione al sacerdozio manca la spiritualità della communio. Mentre, come la verità è una sinfonia, anche la vita della Chiesa dovrebbe risuonare alla stessa maniera”. Mons. Libera avverte: “quando sulla strada verso il sacerdozio mancano esperienze di communio, abbiamo pastori che non sanno cooperare con altri sacerdoti, né tanto meno con i laici. Per lo più, qualche volta, impauriti da questi laici, li trattano come se fossero loro concorrenti”. “Domani sera (questa sera per chi legge, ndr) i telespettatori olandesi, inviando un sms dal loro cellulare, decideranno della vita e della morte altrui” annuncia Lucia Bellaspiga nell’editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (31/05).Sul canale Bnn andrà infatti in onda l’agghiacciante reality “Il grande donatore”: Lisa, 37 anni, malata terminale di cancro, dovrà scegliere a quale tra tre concorrenti – da tre anni in lista d’attesa per un rene – lasciare i suoi organi. “Gli spettatori ascolteranno attenti, si faranno un’idea del profilo dei partecipanti, inizieranno a parteggiare per uno o per l’altro, proprio come se in gioco fosse un premio in denaro o una macchina fotografica…. E loro, i concorrenti, faranno di tutto” per “conquistarsi quel pubblico potente e un po’ crudele come un dio pagano: mors tua vita mea”. “In fondo – annota Bellaspiga – è così che funziona in tutti i reality, solo che vita e morte non si vincono ai dadi”. “Il grande donatore segna una svolta, inutile negarlo: credevamo che il livello più basso fosse già stato raggiunto, invece c’era ancora un peggio che in futuro sarà difficile superare” ed è “quel pollice verso con cui da domani lo spettatore deciderà chi deve vivere e morire”. “Concentrando tutti i suoi uffici in un’unica sede”, si legge nell’editoriale del quotidiano cattolico francese LA CROIX ( 30/05) la Conferenza episcopale di Francia fa sapere attraverso il suo presidente, card. Jean-PIerre Ricard, “che la sfida è rafforzare la visibilità, la comunicazione e la sinergia delle istanze collegiali”. Il 29 maggio è stata inaugurata a Parigi la “Casa comune” dei vescovi francesi e Dominique Quinio osserva che “collegialità” ne è “la parola chiave”. “Una parola un po’ astratta per esprimere un impegno molto concreto: la responsabilità verso l’insieme della Chiesa, esercitata dall’insieme dei vescovi in modo collegiale”. Tuttavia, osserva Quinio, “prima di pensare collegialmente, ogni vescovo si preoccupa della porzione di Chiesa affidatagli, da cui gli derivano le più grandi gioie pastorali, così come le più gravi inquietudini”. “Questa tensione inerente al ministero tra le sue dimensioni personale e collegiale, si rafforza allorché si tratta di opzioni ecclesiali. Anche se il corpus dei vescovi oggi non è più segnato da contrapposizioni troppo dure, autentiche divisioni solcano i suoi ranghi in merito alla concezione della Chiesa e della sua missione”. Da questo punto di vista, conclude Quinio, il proposito enunciato dal card. Ricard “la dice più lunga di quanto non possa sembrare”.