UE
Si rafforza la politica di coesione
“La politica di coesione dell’Ue ha dimostrato la sua capacità di adeguarsi al cambiamento tramite il finanziamento di investimenti in infrastrutture, risorse umane e la modernizzazione e diversificazione delle economie regionali”. DANUTA HÜBNER , commissaria responsabile della politica regionale, presenta la quarta Relazione sulla coesione economica e sociale, che intende valutare i risultati raggiunti sinora, preparando le linee direttrici per il periodo fino al 2013. Ma lo sguardo va oltre tale data: “L’obiettivo di tali azioni – puntualizza – consiste nel creare opportunità per tutti i cittadini dell’Ue, riducendo le disparità tra le regioni e concentrando le risorse in investimenti a favore della crescita”. VERSO IL FORUM EUROPEO. Il documento della Commissione, che sarà punto di riferimento per il quarto Forum europeo sulla coesione in programma il 27 e 28 settembre a Bruxelles, comprende per la prima volta un’analisi dettagliata della situazione territoriale dell’Unione allargata a 27 Stati membri e 268 regioni. Propone quindi numerosi interrogativi per “avviare il dibattito sul futuro di tale settore della politica Ue” dinanzi alle nuove sfide: “la decrescita demografica, l’intensificarsi delle pressioni di natura economica da parte dei concorrenti su scala mondiale, il rincaro dei prezzi dell’energia, i cambiamenti climatici e la polarizzazione sociale”. Per comprendere l’importanza strategica del tema è sufficiente considerare che per il periodo 2007-2013 la politica di coesione dispone di una dotazione pari a 347,4 miliardi di euro, ovvero un terzo dell’intero bilancio comunitario. Nei primi mesi di quest’anno l’esecutivo ha valutato i programmi operativi provenienti dagli Stati membri: oltre 400 azioni sul territorio, finanziate grazie al Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e al Fondo sociale europeo (Fse). Si tratta di investimenti in gran parte destinati ad accrescere le dotazioni infrastrutturali o a realizzare l’agenda di Lisbona (ricerca, sviluppo, innovazione, formazione del capitale umano). RIDURRE ESCLUSIONE E POVERTÀ. Il commissario all’occupazione e affari sociali, VLADIMIR PIDLA , che collabora strettamente con la collega polacca in tale ambito, afferma: “La politica di coesione ha contribuito a ridurre l’esclusione sociale e la povertà e a migliorare la pubblica amministrazione, in particolare a livello locale”. In questo senso essa “è riuscita a favorire la crescita del Prodotto interno lordo e a ridurre le disparità esistenti” entro i confini comunitari. Il commissario aggiunge: “Il Fse investirà in risorse umane più di 10 miliardi di euro all’anno per i prossimi sette anni, aiutando le persone a migliorare le proprie capacità professionali e prospettive occupazionali”. Per la Commissione si tratta di guardare al futuro con la capacità di far fronte alle novità “derivanti dal progresso tecnologico e dalla mondializzazione”. I RISULTATI OTTENUTI. Dalla lettura della Relazione emergono alcuni punti fermi. “Le disparità di reddito e occupazione nell’intera Unione europea – afferma lo studio – si sono ridotte nell’ultimo decennio”. D’altro canto “permangono grandi deficit da recuperare tra i meno abbienti e il resto della popolazione, per eliminare i quali sarà necessario uno sforzo a lungo termine”. I programmi Ue per la coesione “hanno inoltre contribuito a promuovere la convergenza regionale e l’occupazione”. Tra gli esempi riportati, si evidenzia come nel periodo 2000-2006 tali investimenti e azioni hanno favorito la crescita del Pil del 2,8% in Grecia e del 2,0% in Portogallo, mentre “stime preliminari ipotizzano che nel periodo 2007-2013 essa contribuirà ad aumentare il Pil della Lituania, della Lettonia e della Repubblica ceca approssimativamente dell’8,5%, della Polonia del 5,5% e della Grecia del 3,5%”. QUESTIONI APERTE. La Relazione propone quindi alcune domande sulle quali avviare una riflessione comune tra i Ventisette. In quale misura – ci si domanda – la politica di coesione è in grado di fronteggiare le nuove sfide che si porranno alle regioni europee nei prossimi anni? Quale ruolo riveste tale politica nei confronti dei cambiamenti demografici? Come può la politica di coesione favorire al meglio uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile e tener conto al contempo della diversità delle regioni dell’Unione (regioni svantaggiate, isole e zone rurali e costiere, ma anche città, regioni industriali in declino)? E ancora: quali sono le conseguenze delle sfide evidenziate dalla Relazione sugli elementi chiave della coesione sociale, quali l’inclusione, l’integrazione e la creazione di pari opportunità? Come ripartire al meglio le competenze tra Comunità, poteri nazionali e autorità regionali nell’ambito di un sistema di governance multilivello? Non manca un’attenzione oltre i confini comunitari, domandandosi quali sono le nuove possibilità di cooperazione regionale, sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea.