PORTOGALLO

Intollerabile ingiustizia

Un Paese che é tra i più poveri d’Europa: un appello anche alla Chiesa

Si è svolta il 25 e 26 maggio, presso il collegio di S. Brito a Lisbona la Conferenza nazionale 2007 della Commissione nazionale per la Giustizia e la Pace (Cnjp), sul tema: “Per uno sviluppo globale e solidale – Un compromesso di cittadinanza”, da cui è stato lanciato l’allarme sulla situazione sociale portoghese. A partire dai dati Eurostat, il gruppo di lavoro “Economia e Società” del Cnjp ha infatti divulgato un documento preparatorio intitolato “Caratterizzazione ed evoluzione della povertà in Portogallo”, dal quale emerge che “la situazione d’indigenza nazionale raggiunge uno dei valori più elevati dell’Unione europea”. Circa il 20% dei lusitani, quasi due milioni di persone, nel 2005 potevano contare su un introito familiare inferiore al 60% di quello disponibile alla media nazionale. I gruppi sociali più esposti al rischio risultano essere “la popolazione migrante, le persone disabili, alcune minoranze etniche e le persone con basso titolo di studio, a cui, tra la popolazione attiva, si aggiungono le situazioni derivanti da disoccupazione, precarietà di lavoro e bassi salari”. Un livello di povertà “non tollerabile” secondo MANUELA SILVA , presidente della Cnjp, che lamenta che “l’opinione pubblica dei Paesi più ricchi non abbia ancora preso coscienza che il superamento della grande povertà è una questione di giustizia e di solidarietà umana imprescindibile per la concretizzazione della cittadinanza, e al tempo stesso una sfida per lo sviluppo globale sostenibile e per il futuro della pace in tutto il pianeta”.Al termine della Conferenza è stato diffuso un “manifesto di speranza che invita tutti i portoghesi ad una pubblica presa di posizione nei confronti del problema della povertà e dell’esclusione sociale nel Paese e nel mondo intero”. SITUAZIONI DRAMMATICHE. I firmatari del documento finale ritengono che “queste gravi problematiche non si risolvano con surplus monetari o gesti di generosità sporadici, ma solamente modificando i fattori economici, sociali e culturali che generano i meccanismi che perpetuano la povertà e impediscono auspicabili cambiamenti”. Dal 1986 esistono in Portogallo programmi più o meno comprensivi di lotta all’indigenza sociale, integrati nei corrispondenti progetti di ambito europeo, ma nonostante tali sforzi, circondati da grandi aspettative, persistono situazioni drammatiche: “la percentuale di povertà si è mantenuta quasi costante attorno al 20%, e corrisponde a circa 2 milioni di portoghesi”; durante il periodo 1995-2000, nel corso di un solo anno sono divenute povere il 47% delle famiglie, il 72% delle quali lo sono diventate, invece, in due o più anni”; il 40% degli appartenenti a questi nuclei familiari ‘carenziati’ erano persone impiegate presso datori di lavoro o in proprio, mentre la percentuale di pensionati era superiore al 30%; confrontata col contesto europeo è anormalmente elevata la trasmissione generazionale della povertà”. Di fronte a tale situazione, “i firmatari non ignorano i problemi economici e finanziari che il Portogallo attraversa, né intendono sottovalutare la rilevanza delle dimensioni sopranazionali, europee e mondiali, di alcune leve politico-economiche sulle quali sarebbe necessario intervenire, ma rifiutano il dogmatismo del ‘pensiero unico’, ritenendo che esistano spazi di libertà dove l’intervento umano, individuale e collettivo, è ancora possibile e necessario”. TRE FRONTI. In Portogallo “é necessario intervenire, simultaneamente, su tre fronti: innanzitutto occorre agire sulle situazioni di carenza più gravi, in vista del soddisfacimento delle necessità umane di base, vincere i blocchi culturali e comportamentali che la povertà persistente genera in loro, compromettendone la capacità di superare la situazione e di utilizzare i mezzi a disposizione per la riconquista dell’autonomia. Serve, poi, integrare, nelle diverse politiche pubbliche, obiettivi, strategie e strumenti che mirino alla rimozione delle cause strutturali della povertà e dell’esclusione e terzo aspetto, promuovere il cambiamento di mentalità nei non poveri, al fine di superare preconcetti che concernono la povertà e le sue cause, stimolando comportamenti maggiormente solidali”. Il documento afferma che “la povertà costituisce una grave negazione dei diritti umani fondamentali e delle necessarie condizioni di esercizio della cittadinanza, una situazione eticamente condannabile, politicamente inaccettabile e scientificamente ingiustificabile”. Per questo motivo, “i firmatari invitano tutti i cittadini e cittadine portoghesi ad un impegno collettivo” che miri a fare pressione sugli organi di sovranità nazionale, sul governo, sulla società civile. A questi viene chiesto di agire in base alle proprie specifiche competenze e responsabilità. Infine, ci si attende “soprattutto dalle Chiese, dalle organizzazioni e dalle comunità cristiane un impegno particolarmente attivo e responsabile, che si dimostri concreta espressione dell’autenticità dell’amore e della ricerca di giustizia che le anima”.