GIOVANI E LAVORO
Albania e Italia: due proposte innovative anche per altri Paesi europei
Aprono le porte delle loro case ai turisti per valorizzare le tradizioni locali e, al tempo stesso, creare delle opportunità di lavoro e costruirsi un futuro sul proprio territorio. Due esperienze simili, in Albania e in Sardegna (Italia), di giovani intraprendenti, che usano i siti internet per farsi conoscere. Un’idea interessante per altri loro coetanei europei. “LA CASA È DI DIO E DELL’OSPITE”. Un gruppo di 14 ragazzi albanesi sceglie di restare a vivere nella propria terra e di valorizzarla attraverso il turismo, ospitando i viaggiatori nelle proprie case e accompagnandoli verso itinerari inediti. È lo scopo del progetto Vivalbania, che già lo scorso anno ha ospitato più di 80 persone in località ancora poco conosciute. Un’idea nata nel 2005 e pensata “per rimanere in Albania a costruire il nostro presente e futuro – spiega Erjona Shahini, universitaria a Tirana – senza dover cercare fortuna in altri Paesi, valorizzando la nostra bellissima terra. Diamo ospitalità ai viaggiatori nelle nostre case, portandoli a scoprire le grandi qualità di questo Paese per poterci pagare gli studi e raggiungere il nostro obiettivo lavorativo”. Il sogno ha preso forma sulla spiaggia del lago vicino a Bathore (periferia di Tirana) “dove andavamo a chiacchierare – racconta -. Ancora oggi andiamo lì per parlare di questa avventura che sta crescendo”. Il sito iniziale, Bathorebeach, è ora diventato www.vivalbania.net: i ragazzi hanno creato 6 nuovi programmi che prevedono la visita e la conoscenza di tutta l’Albania, attraverso persone, usanze, storia, cibo, profumi, natura tradizioni. Il punto di forza dell’iniziativa è quello di entrare a contatto con la vera realtà del Paese sfruttando una delle caratteristiche più peculiari degli albanesi: l’accoglienza. Nel Kanun – un codice di leggi non codificate che si trasmette di generazione in generazione – oltre agli aspetti più problematici che riguardano “l’onore”, c’è anche una sottolineatura forte sul valore dell’accoglienza. Si dice infatti che “la casa è di Dio e dell’ospite” e a quest’ultimo viene lasciato il posto migliore”.“SIAMO I MATTONI DELLA NOSTRA ALBANIA”. “Vogliamo che questo progetto – sottolinea Shahini – si estenda a tutti i ragazzi albanesi che la pensano come noi”. E sono in tanti nel gruppo a pensarla così. Giovani che studiano e hanno sogni diversi: chi vuole diventare medico o economista, chi giudice per “combattere la corruzione e il traffico” nel Paese, chi studia lingue “perché danno la possibilità di entrare in contatto con il mondo e conoscere diverse culture e tradizioni”, ma anche archeologia per far conoscere la storia delle antiche popolazioni albanesi degli Ilari e Arbri. Tutti convinti di essere “i mattoni che servono per costruire la nostra Albania, per farla crescere”. Visar Kola, 18 anni, vive a Dushaj, vicino Tropoje – “uno dei posti più belli dell’Albania” – è solo al quarto anno di liceo ma ha già le idee chiare: “Voglio studiare alla facoltà di ingegneria delle costruzioni. L’Albania è un Paese in transito e in costruzione, è il momento in cui si mettono le basi. Per essere fatta bene le fondamenta devono proprio essere forti. Io voglio contribuire in questo campo. È bello studiare e poi lavorare per costruire il proprio Paese”. LA VIA DEI CENTENARI . In Sardegna tre studentesse propongono invece un itinerario alla scoperta dell'”elisir di lunga vita”, tramite la “Via dei centenari” (www.viadeicentenari.it). Carla, Pamela e Giulia si sono rese conto che nei loro paesini nel cuore della Sardegna (tra Laconi ed Orroli, ad una sessantina di km da Cagliari) vivono tante persone anziane che hanno superato la mitica soglia dei 100 anni. E numerosissimi sono anche i novantenni. Da qui l’idea di valorizzare le risorse naturali e le tradizioni del loro territorio. “Fin da bambine ci piaceva ascoltare le storie dai nonni del Paese – raccontano – e adesso che siamo un po’ più grandi desideriamo che questo patrimonio non vada perso, e che possa essere accessibile a tutte le persone che vogliono lasciarsi trasportare da magici racconti ed esperienze dei centenari”. Così, per pagarsi gli studi, le ragazze hanno fatto esperienza nelle realtà turistiche della zona. Poi hanno deciso di mettersi in proprio. “Ci siamo rese conto che avevamo un’altra idea del turismo – spiegano -, fatta di semplicità, di stretto contatto con il territorio e la sua gente, di valorizzazione degli aspetti tradizionali, culturali e naturalistici della nostra zona”. Le tre “pioniere” sarde propongono, a prezzi modici, un itinerario di almeno quattro giorni, con pernottamento in bed and breakfast e cena in ristoranti tipici o in famiglia. Le tappe prevedono incontri con i centenari, visita al pastore e al suo gregge, gita in fiume sul Flumendosa, nel bosco di Badenti, al nuraghe di Arrubiu, a cavallo fino alla Giara di Gesturi. Ma anche la partecipazione ad una sagra paesana e la scoperta di come si lavora la pietra e il sughero, o la “fregola”, una pasta tipica sarda.