CCEE
Intervista con il presidente, card. Peter Erdö
“Un confronto cordiale per mettere a punto e rafforzare la cooperazione tra Ccee e Comece”.Il card. PETER ERDÖ, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), commenta così l’incontro che si è tenuto nei giorni scorsi a Berlino tra la presidenza Ccee e la presidenza Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea). “Non abbiamo in mente grandi cambiamenti – spiega al Sir il presidente Ccee -; il tema verrà comunque riproposto nel corso della nostra prossima Assemblea generale (in programma a Fatima dal 4 al 7 ottobre, ndr), alla quale saranno presenti anche il presidente della Comece, mons. Adianus Van Luyn, e il segretario generale mons. Noël Treanor. Il mio auspicio è che si arrivi ad una formula condivisa da tutti per migliorare una collaborazione le cui prospettive sono già molto promettenti”. Intanto il prossimo 11 giugno il cardinale sarà a Mosca per un incontro con il Patriarcato ortodosso. Il card. Erdö è stato eletto alla guida dell’organismo che riunisce le 34 Conferenze episcopali del continente durante l’Assemblea plenaria svoltasi nell’ottobre 2006 a San Pietroburgo. Tracciando un bilancio dei suoi primi mesi di presidenza, quali le priorità? “Il grande impegno di questi mesi è stato e continua ad essere la preparazione della Terza Assemblea ecumenica europea (Aee3, Sibiu 4-9 settembre). I numerosi incontri del cammino di avvicinamento hanno consentito di prendere contatti con diverse Chiese e hanno costituito un’opportunità di conoscenza della loro vita e spiritualità. Un altro ambito di impegno continua ad essere il confronto con i cristiani d’Europa sui temi sociali, in particolare la solidarietà e la giustizia, ma anche sui valori naturali e le questioni etiche nella vita concreta. Dunque non solo con riferimento alla legislazione europea o al rapporto con le istituzioni Ue, ma nella realtà quotidiana della gente. Un tema che sarà oggetto nei prossimi mesi di incontri promossi dal Ccee e dalle Chiese ortodosse”. Lo sguardo del Ccee va oltre i confini europei… “ Sì. Vogliamo ribadire la nostra missione speciale verso tutto il mondo. Oltre alla cooperazione con il Secam (Simposio delle Conferenze episcopali d’Africa e Madagascar) rilanciata nel quadriennio 2007-2010 (quattro gli incontri in programma), nei giorni scorsi abbiamo preso parte, con una piccola delegazione, alla sessione di apertura della V Conferenza generale dell’episcopato dell’America latina e dei Carabi in Brasile. Un nostro vescovo vi rimane fino alla conclusione dei lavori (domani 31 maggio, ndr ). Abbiamo inoltre invitato la presidenza del Celam e dei vescovi dei Carabi a partecipare alla nostra plenaria a Fatima per rafforzare ulteriormente il legame tra due continenti – Europa e America – che si fondano sul comune patrimonio culturale forgiato dal cristianesimo”. Un’Europa a “due polmoni”. In che modo le Chiese possono contribuire al risanamento dei conflitti e all’integrazione? “Tra i nuovi Paesi membri, pur con diverse delusioni rispetto alle attese nutrite prima dell’adesione, rimane ancora forte la speranza nell’Ue, vista come garanzia della convivenza pacifica tra i popoli, ma occorre superare i nazionalismi residui. La Chiesa, dal canto suo, segue con particolare impegno tale processo di pacificazione e integrazione. Per questo diverse Conferenze episcopali cattoliche hanno promosso iniziative per far conoscere la nostra storia e identità comune e hanno firmato delle dichiarazioni di riconciliazione . Tra esse, la dichiarazione firmata l’anno scorso da noi vescovi ungheresi con la Conferenza episcopale slovacca Perdoniamo e chiediamo perdono ; gesto compiuto in precedenza anche dai vescovi tedeschi e polacchi”. Le Chiese subiscono continui tentativi di marginalizzazione dalla vita pubblica, così come accaduto ai riferimenti cristiani nel Trattato costituzionale… “Mi sembra vi sia qualche possibilità di un Trattato semplificato, ma purtroppo non sento levarsi voci autorevoli da parte di esponenti Ue, a favore di un inserimento del nome di Dio o delle radici cristiane nel testo. Certamente la Chiesa desidererebbe questo tipo di riconoscimento, inconfutabile nella cultura europea, ma poiché occorre guardare alla questione con realismo, ciò che auspico è che sia la vita stessa delle persone a riflettere ed esprimere questa eredità. Solo una testimonianza autentica e coerente potrà avere ricadute in termini di affermazione dei valori cristiani nella vita pubblica”. Che contributo si attende dalla Aee3 alle questioni ancora aperte nel cantiere dell’ecumenismo? “ Non è compito di un incontro come quello di Sibiu definire nuove posizioni in materia. A noi spetta l’impegno per il miglioramento dei rapporti tra i cristiani di diverse confessioni. Oggi le maggiori difficoltà nel dialogo sono costituite dalle divergenze tra comunità protestanti e Chiesa cattolica sulle questioni teologico-dogmatiche, con ricadute in ambiti molto concreti come le questioni etiche. Con la Chiesa ortodossa, più vicina a noi sulle questioni dogmatiche e, di conseguenza, anche sulle questioni relative alla persona umana, alla vita e alla famiglia, occorre migliorare i rapporti personali di conoscenza e fiducia”.