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Una svolta necessaria

Europa: il ruolo delle minoranze

Il 25 marzo a Berlino, nel contesto delle celebrazioni per il 50° anniversario dalla firma dei trattati di Roma, Capi di stato e Presidenti dei governi europei hanno confermato il loro impegno per i prossimi passi da compiere nel processo d’integrazione europea, in primo luogo rimettere in moto il processo di valorizzazione del nuovo trattato europeo. Su questo anniversario è stato scritto e detto molto. Per questo motivo non ripeterò in questa sede quanto è già noto, ad eccezione di una sottolineatura sulla quale vale la pena soffermarsi, e cioè il fatto che l’Unione europea non sia il frutto di pulsioni di natura economica. La sua istituzione non è infatti dovuta solo alla volontà di rimuovere le barriere doganali o di introdurre la moneta unica, né di abbattere i confini con il trattato di Schengen. L’Unione europea nasce piuttosto dalla volontà di evitare che in Europa si ripeta lo scempio della guerra, la quale per ben due volte lo scorso secolo ha messo in ginocchio il Vecchio Continente. Per noi appartenenti alle minoranze, è naturalmente importante il significato che riveste l’Europa nell’ambito della valorizzazione dei diritti delle minoranze. E a questo proposito è necessario soffermarsi su due punti.In primo luogo, va detto che l’Europa non ha un mandato diretto sul piano della tutela delle minoranze, gli Stati hanno riservato questa competenza per sé come hanno fatto per tutte le altre sul piano della cultura e per la maggior parte delle competenze sul piano dell’istruzione. Tuttavia i principi sono scritti nei documenti fondanti dell’Ue, i quali nonostante riguardino esclusivamente i diritti individuali, sono molto vincolanti per gli Stati membri. Purtroppo in questo ambito non c’è ancora stata quella svolta che porterebbe ad alcuni minimi standard comuni, vincolanti per tutti. E probabilmente sarà questo uno dei compiti dei prossimi anni. La questione delle minoranze era, infatti, più popolare nell’ultimo decennio del secolo precedente, semplicemente per il fatto che le minoranze costituivano una potenziale minaccia per la pace e la stabilità. Ora, invece, l’interesse verso tale questione è venuto meno. Spetta, quindi, alle minoranze riportare la questione all’ordine del giorno delle istituzioni europee.La seconda osservazione è legata alla profonda considerazione che l’Unione europea riserva al plurilinguismo e alla multiculturalità. La diversità è, infatti, uno degli elementi fondanti dell’odierna Europa: gli europei accolgono i processi d’integrazione, si rallegrano per la rimozione delle barriere doganali, accettano di buon grado anche la moneta unica europea, anche se la ritengono la causa principale dell’aumento dei costi e dell’abbassamento dello standard di vita; tuttavia gli europei restano legati alle loro radici, al proprio Paese, al luogo di provenienza e alle sue particolarità. Tra queste figura anche la lingua e per questo motivo, per piccola o grande che sia, non vogliono rinunciare ad essa. Proprio per queste ragioni tra i valori fondanti dell’Unione europea figurano anche la multiculturalità e il plurilinguismo quali patrimonio comune di tutti gli europei che, in quanto tale, tutti abbiamo l’obbligo di tutelare. Si tratta di un svolta intellettuale epocale: se, infatti, fino a poco tempo fa le lingue rappresentavano una ricchezza solo per chi le parlava, ora invece lo sono per tutti gli europei, e la loro tutela è, alla pari di quella dell’ambiente e dei monumenti culturali, dovere di tutti. Quando questa svolta intellettuale verrà fatta propria sia dalla gente che dai governi, rappresenterà una nuova occasione per le minoranze e per la loro piena cittadinanza nell’Europa comune.