PARLAMENTO UE

Su differenti strade

Il complesso percorso per sbloccare il Trattato costituzionale

A un mese dal summit che dovrà decidere come sbloccare l’impasse creatosi attorno al Trattato costituzionale, il Parlamento Ue prosegue il dibattito sul “Futuro dell’Europa”. L’emiciclo ha ospitato nei mesi scorsi alcuni premier degli Stati membri per esporre la loro visione comunitaria. Nel corso della sessione plenaria tenutasi in settimana a Strasburgo sono intervenuti su questi temi il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi e il premier olandese Jan Peter Balkenende. Entrambi dichiarano i medesimi obiettivi generali (riformare le istituzioni comuni e rendere più efficace l’azione dell’Unione); ma le strade da seguire appaiono differenti. LA COSTITUZIONE ENTRO IL 2009. Nel suo intervento a Strasburgo, ROMANO PRODI ha affermato: “Da qui alle elezioni del 2009 l’Europa si gioca il proprio futuro. Si tratta di decidere di cosa ha bisogno l’Ue per affrontare le sfide che il mondo ci impone”. Il capo del governo ha lanciato due messaggi forti: la necessità di approvare un Trattato di valore costituzionale entro le elezioni dell’Eurocamera che si terranno tra due anni; la possibilità, in caso diverso, di far procedere l’Unione “a due velocità”. Sulla Costituzione, ha spiegato l’oratore, “non partiamo da zero: nell’ottobre 2004 tutti i paesi europei hanno sottoscritto un Trattato e 18 di essi lo hanno addirittura ratificato. In questi ultimi due anni sono state ascoltate, anche comprensibilmente, le ragioni di chi esita. È venuto il momento di ascoltare chi ha ratificato quel Trattato”. Secondo il premier, infatti, l’Europa comunitaria ha bisogno di riforme istituzionali, di “nuove regole”, di “un bilancio degno di questo nome”, di “vere politiche sulle grandi sfide imposte dalla contemporaneità”. AVANGUARDIA PER L’INTEGRAZIONE. L’ex presidente della Commissione, facendo riferimento al summit del 21 e 22 giugno, ha precisato: “Noi non potremo accettare uno stravolgimento del pacchetto istituzionale esistente”: rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune, un unico ministro degli esteri, la presidenza “stabile” del Consiglio, “l’estensione del voto a maggioranza”… “Se un’intesa a 27 dovesse rivelarsi impossibile, si porrebbe il problema di come procedere”. “L’Italia sosterrà la presidenza tedesca e poi quella portoghese” per una nuova intesa sulla Costituzione. Diversamente “un’avanguardia di paesi potrebbe rivelarsi il modo migliore per proseguire il percorso verso un’unione più stretta, a condizione che sia sempre lasciata la porta aperta a chi volesse poi entrare a farne parte”. Ma quanti sono i governi d’accordo con questa posizione? “L’Europa a due velocità è una ipotesi che potrebbe prendere quota solo se non si verificherà un accordo fra tutti i paesi membri – spiega Prodi al Sir -. Del resto nell’Ue ci sono già settori in cui si procede così: l’euro, Schengen. Sono soluzioni contemplate dai Trattati in vigore. Ebbene, noi verifichiamo la volontà di tanti paesi che vogliono mettere assieme le forze per un’Europa più efficace e che conta di più nel mondo. Noi siamo tra questi”. “LA GENTE HA AVUTO PAURA DELL’UE”. Il premier dei Paesi Bassi, JAN PETER BALKENENDE , intervenendo in aula, ha spiegato le ragioni del “no” olandese al referendum del 2005 sulla Carta fondamentale. “La Comunità ha realizzato grandi successi in questi 50 anni: ha creato pace e sviluppo, ha allargato i propri confini e ha approfondito i legami tra gli Stati. Ma gli ultimi passi compiuti sono stati troppo rapidi. I cittadini non hanno avuto il tempo di comprendere appieno tutte queste novità”. Secondo il capo del governo di Amsterdam, “la gente ha avuto paura di una Unione troppo invadente, che rubasse l’identità del nostro paese”. Occorre, secondo il relatore, “far comprendere il plusvalore di una Unione che rispetta le diversità”, insistendo soprattutto “sul criterio di sussidiarietà”, tenendo sotto controllo il bilancio, puntando a una “minore regolamentazione e a una maggiore trasparenza”. RAFFORZARE LA SUSSIDIARIETÀ. “Tre quarti dei cittadini olandesi è favorevole all’Ue – ha spiegato il premier -, ma non vuole una Costituzione europea, che invece è per noi il simbolo dell’identità della nazione”. Balkenende suggerisce di provvedere alle riforme urgenti per far funzionare l’Ue mediante nuovi Trattati, “così come è stato fatto ad Amsterdam e a Nizza”. “L’Olanda – aggiunge – è un paese europeista e noi vogliamo che sul Trattato fondamentale si trovi una soluzione che piace a tutti e che al contempo tenga conto del parere degli olandesi, dei francesi e di quanti, in tanti paesi, dicono no alla Costituzione”. Balkenende indica quattro punti “per raggiungere una soluzione condivisa”. “Proseguire il metodo sperimentato della modifica dei Trattati”; “rafforzare la linea della sussidiarietà, riservando un ruolo maggiore ai parlamenti nazionali”; “introdurre il voto a maggioranza” solo negli ambiti in cui è possibile procedere assieme. Infine, “fissare i criteri dell’allargamento nel nuovo Trattato”, affinché essi siano “strettamente applicati” nei negoziati in corso.