AMBIENTE
Anche l’Europa avrà di fronte un miliardo di profughi per l’effetto serra
Un miliardo di profughi entro il 2050 a causa dell’effetto serra. Un settimo della popolazione mondiale rischia di essere costretto a lasciare il proprio Paese per colpa dei cambiamenti climatici, che porteranno mancanza d’acqua e scarsità dei raccolti, fino allo scoppio di guerre locali per l’accesso alle risorse naturali: è il drammatico scenario descritto dal Rapporto di Christian Aid, organizzazione non governativa cristiana con sede nel Regno Unito e in Irlanda, intitolato “Human tide, the real migration crisis” (Marea umana, la vera crisi della migrazione). “Se non verranno prese immediatamente delle contromisure efficaci”, si legge nello studio, reso noto nei giorni scorsi, “entro il 2050 il cambiamento climatico creerà in tutto il pianeta almeno un miliardo di rifugiati”. Per stilare il Rapporto (disponibile on line su www.christian-aid.org.uk) sono stati coinvolti i più autorevoli esperti internazionali sulle conseguenze del riscaldamento globale. Superfluo sottolineare le conseguenze che questo drammatico esodo potrebbe avere anche per l’Europa. “UN MONDO CON MOLTI DARFUR”. “Se non verranno prese immediatamente delle contromisure efficaci”, si legge nel Rapporto, “entro il 2050 il cambiamento climatico creerà in tutto il pianeta almeno un miliardo di rifugiati. Un mondo con molti Darfur sta diventando una minaccia sempre più reale”. Il Rapporto osserva che già oggi 163 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare il Paese d’origine, acquisendo lo status di rifugiati, a causa di guerre, catastrofi naturali e grandi progetti industriali. Ma in poco più di quattro decenni questo numero potrebbe moltiplicarsi per dieci: entro l’anno 2050, sostiene Christian Aid, altri 50 milioni di profughi saranno stati creati da conflitti e violazioni dei diritti dell’uomo, 250 milioni da inondazioni, siccità e fame, 645 milioni da progetti come dighe, deforestazione e grandi imprese industriali. UNA LOTTA DISPERATA PER LE RISORSE. “Un miliardo di esseri umani fuggirà dal proprio Paese verso Paesi confinanti, in una lotta disperata per procurarsi le risorse necessarie a sopravvivere, che si tratti di generi alimentari, case, posti di lavoro”, mette in guardia il Rapporto, “una migrazione di massa che scatenerà nuove guerre e spaventose tensioni”. E queste risorse scarseggeranno sempre di più: citando cifre non ancora pubblicate dal gruppo britannico di esperti inter-governativi, il Rapporto sostiene che nel 2080 tra 1 miliardo e 100 milioni e 3 miliardi e 200 milioni di persone (un terzo della popolazione terrestre) non avranno abbastanza acqua, e fra 200 milioni e 600 milioni di persone non avranno abbastanza cibo. Inoltre tra i 2 milioni e i 7 milioni di persone saranno affette dal sollevamento degli oceani. Il Rapporto presenta esempi di “casi-studio” in Sudan, Uganda, Sri Lanka, Birmania, Colombia, Mali, dove la ong lavora da tempo. Queste situazioni dimostrano come, “gli spostamenti interni originati dai conflitti possono trasformarsi in dispute sulla terra e altre risorse economiche. In tutti i casi – rileva il Rapporto – pochissime persone tornano alle proprie case”.SERVIREBBERO 100 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO. Gli scienziati interpellati da Christian Aid sostengono che nel corso di questo secolo la temperatura media della terra salirà tra 1,8 e 3 gradi Celsius a causa delle emissioni di gas nocivi, mettendo così a repentaglio l’esistenza di centinaia di milioni e forse di svariati miliardi di persone. Secondo Christian Aid i principali responsabili del cambiamento climatico sono i Paesi industrializzati, e spetta quindi a loro “pagare” i costi necessari per aiutare le popolazioni più colpite dalle conseguenze dell’effetto serra, oltre che lanciare le iniziative per affrontare il rischio di questa imminente tragedia. Ad avviso dell’organizzazione – che illustra una lunga serie di raccomandazioni e provvedimenti possibili – sarebbero necessari 100 miliardi di dollari l’anno per “aiutare le persone povere ad adattarsi ai cambiamenti climatici in modo tale da permettere loro di rimanere nelle loro case”. Denaro che non “dovrebbe essere preso dai budget d’aiuto già esistenti”. In più, “è nell’interesse di tutti Paesi condividere e sviluppare tecnologia a basso tenore di carbonio e trasmetterne le conoscenze. I costi dovrebbero essere assunti dai Paesi ricchi”, compresi quelli europei. A breve termine, “il sostegno finanziario dovrebbe essere aumentato tramite una più rapida cancellazione del debito e nella crescita dell’aiuto allo sviluppo”. L’alternativa, come dimostra il Rapporto, “è una situazione disperata che potrebbe destabilizzare intere regioni, precipitandole ulteriormente verso la povertà e i conflitti”. Un rapporto, quello di Christian Aid, che non può lasciare tranquilla e indifferente neppure l’Europa.