Inghilterra: firme contro l’eutanasia attiva

Nelle parrocchie cattoliche della Gran Bretagna il 19 e 20 maggio sono state raccolte le firme per protestare contro l’iniziativa del “Royal College of Obstetricians and Gynaecology”, l’organo professionale che rappresenta ostetrici e ginecologi, che ha chiesto a medici e infermieri di considerare la possibilità di lasciar morire neonati prematuri affetti da gravi deformazioni. Una sorta di “eutanasia attiva”, dato il numero di bambini disabili che sopravvivono oggi grazie ai progressi delle cure mediche. La raccolta di firme è stata promossa dalla “Società per la protezione dei bambini non nati”, una delle associazioni più importanti del Movimento per la vita. Intanto a giugno una parlamentare conservatrice, Ann Winterton, proporrà una nuova legge in Parlamento che chiede che le donne che intendono abortire abbiano una serie di sedute di “counselling”, incontri con un terapeuta e una settimana per riflettere sulla loro decisione. Secondo la parlamentare, che appartiene al movimento per la vita, “è importante che le donne siano consapevoli degli effetti devastanti che un aborto può avere sulla loro salute fisica e mentale e sulle alternative disponibili”. La proposta di legge chiede anche che i dottori disponibili ad effettuare il cosiddetto “aborto sociale”, specifichino se esso viene concesso perché è rischioso per il benessere fisico delle donne o per ragioni psicologiche. Per la legislazione in vigore in questo momento nel Regno Unito un aborto può essere effettuato se “la gravidanza pone rischi alla salute fisica e mentale della donna”. E’ stata questa la ragione del 95% dei 206.000 aborti effettuati nel 2005. La mozione Winterton è sostenuta dalla “Alive and kicking campaign”, la campagna “Vivi e in ottima salute”, coalizione di associazioni a favore della vita.