COMMISSIONE EUROPEA
Dialogo Ue e comunità religiose
“Si è trattato di un incontro molto positivo, che ha espresso la volontà di proseguire il dialogo fra Unione europea e comunità religiose fondato su princìpi comuni”. FRANCO FRATTINI , vicepresidente dell’Esecutivo, ha partecipato all’incontro svoltosi il 15 maggio fra le istituzioni di Bruxelles (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue) e i rappresentanti delle Chiese monoteiste presenti in Europa. Ma la settimana gli ha riservato altri importanti appuntamenti: nei giorni scorsi la Commissione ha infatti definito – spiega al Sir il responsabile dei settori giustizia, libertà e sicurezza – “una strategia sull’approccio globale alla migrazione dalle aree orientali e sudorientali” del continente, senza trascurare il summit Ue-Russia di Samara e i negoziati in corso per il rilancio del Trattato costituzionale. Commissario Frattini, è emerso un filo conduttore durante l’incontro tra i vertici Ue e i leader religiosi cristiani, ebrei e musulmani? “La centralità della dignità umana è stata ribadita da tutti i rappresentanti religiosi; essa è un valore base sul quale innestare un confronto tra le culture e le fedi, orientato alla convivenza dei popoli e alla pace. Il rispetto per l’individuo, per i diritti e le libertà fondamentali, è stato invocato quale pilastro per la costruzione di un convivenza pacifica e rispettosa, di una società aperta e tollerante”. A proposito di diritti fondamentali e di religioni. Tempo fa la pubblicazione di alcune vignette che si prendevano gioco del profeta Maometto avevano suscitato le proteste delle comunità islamica e un acceso dibattito sulla opportunità o meno di limitare la libertà di espressione. “Non è possibile pensare di porre censure alla libertà di stampa. Sarebbe contro i principi di pluralismo che fanno parte del Dna dell’Unione europea. Ma certo durante l’incontro di martedì si è registrata una sottolineature forte, condivisa, circa il rispetto assoluto che si deve alla persona umana, che non è secondo a nessun altro valore. Pensiamo alla tutela della privacy, alla stessa libertà di credo e di espressione religiosa… Io fui tra i primi a criticare la pubblicazione di quelle vignette e ogni altra forma di espressione che va a ledere i sentimenti profondi delle persone e di alcune comunità. Sono convinto che occorra maggiore responsabilità da parte dei media. Ma allo stesso tempo ho denunciato le reazioni, talvolta violente, che erano seguite a quell’episodio. Rispetto ed equilibrio sono pretesi da tutti”. Su quali temi si è soffermato lei nel corso dell’incontro? “Ho avuto modo di illustrare le iniziative della Commissione negli ambiti di mia competenza e in particolar modo sull’integrazione degli immigrati regolari. Sono infatti in atto politiche comunitarie e progetti-pilota volti a inserire gli stranieri nel tessuto economico e sociale degli Stati membri, valorizzando al contempo la diversità di culture e tradizioni di cui gli immigrati sono portatori. Il rispetto della diversità religiosa è naturalmente un punto centrale di queste azioni. D’altro canto è stato ribadita la necessità che anche gli immigrati rispettino le leggi vigenti e i valori che fanno parte del patrimonio europeo. Ad esempio non è possibile tollerare la pratica della poligamia o quella dei matrimoni forzati”. Restando in argomento, nei giorni scorsi la Commissione ha approvato una comunicazione sulle migrazioni provenienti dai paesi dell’est. Di cosa si tratta? “L’Ue nel 2005 ha adottato un approccio globale al fenomeno migratorio, che associa tale problematica alle relazioni esterne e alla politica dello sviluppo per affrontare il problema in maniera integrata, globale e in partenariato con i paesi terzi. L’approccio interessava inizialmente l’Africa e l’area mediterranea e ora si estende alle aree orientali e sudorientali vicine all’Ue, che comprendono Turchia, Balcani occidentali, Ucraina, Moldova, Bielorussia, il Caucaso meridionale e la Federazione russa. I problemi da affrontare sono enormi. Si immagini la sola questione della tratta delle donne condotte dall’est e obbligate a prostituirsi. E poi c’è tutto il capitolo della migrazione economica: in questo caso cerchiamo di realizzare accordi con i paesi di provenienza per canalizzare i flussi in base alle reali offerte di lavoro presenti in Europa. Al contempo intendiamo avere il polso fermo contro chi sfrutta gli immigrati clandestini”. Prossimi impegni in questo settore? “Stiamo organizzando per il mese di ottobre a Milano il Forum europeo sull’integrazione, che farà il punto sulla situazione negli Stati membri e avanzerà progetti in materia”. Un’ultima domanda. Proseguiranno gli incontri con i capi religiosi? “Certamente. Da tutti i presenti è emersa l’esigenza di dare maggiore stabilità a questi appuntamenti e il presidente Barroso ha rinnovato l’invito per la prossima primavera. Ma al contempo potrebbero essere promossi incontri intermedi, fra esperti, designati dall’Ue e dalle Chiese, su singoli temi, a partire proprio dall’integrazione degli immigrati”.