TURISMO RELIGIOSO
Esperienza di fede, cultura e umanità della diocesi svizzera di Lugano
Dalle Alpi alle Piramidi. Si potrebbe parafrasare così l’esperienza dell’Opera diocesana pellegrinaggi (Odp) di Lugano nel Canton Ticino, attiva fin dal 1975 e nata per continuare sul solco tracciato da molto prima da don Alfredo Leber storica figura della chiesa luganese, che per primo si occupò di pastorale del turismo e tempo lìbero. Da un solo pellegrinaggio annuo, a Lourdes, si è passati a circa 20, in diversi Paesi europei e non, dalla Germania all’Italia, dalla Polonia alla Bulgaria, passando per Russia e Baltico, per finire in America Latina e Sud Africa, senza dimenticare la meta clou di ogni pellegrino, la Terra Santa e il Medio Oriente. Non c’è santuario che non sia stato toccato da un viaggio dell’Odp di Lugano. Nei suoi primi 32 anni di vita l’Odp ha accompagnato nei luoghi santi di tutto il mondo ben 53mila persone. Questa “avventura” tuttavia non resta confinata alla sola Svizzera. L’Odp ha infatti attivato una sinergia con l’agenzia italiana Brevivet di Brescia e con la francese Erebus così da offrire maggiore qualità nelle proposte ai propri pellegrini. Di questa esperienza il Sir ne ha parlato con CARLO FRANSCINI , direttore dell’Odp, a margine di un recente pellegrinaggio ecumenico a Cipro. 20 pellegrinaggi promossi ogni anno… “Diciamo subito che non siamo un’agenzia di viaggi. Il nostro è un servizio reso alla nostra Chiesa nell’ambito della pastorale del turismo. Non abbiamo fini di lucro e i nostri collaboratori sono volontari. Chi prenota un viaggio con noi sa cosa andrà a fare e vedere”. E cioè? “Innanzitutto le mete: Fatima, Lourdes, Santiago de Compostella, Roma, ma anche Gerusalemme, la Turchia, Cipro, la Siria, tutto il Medio Oriente e molte altre ancora. Siamo arrivati fino in Sud Africa…” In Sud Africa? Per vedere cosa? “Non si tratta solo di vedere ma di conoscere e incontrare le comunità cristiane che là vivono assistite da missionari. Molte sono povere e portiamo loro la solidarietà concreta di chi sta meglio. Gli slum, i baraccati sono i santuari del mondo moderno dove è possibile fare esperienza di fede. In Sud Africa come in Terra Santa. L’idea del pellegrinaggio non deve essere disgiunta dalla solidarietà, dall’incontro e dal dialogo ecumenico ed interreligioso. Questi elementi sono le urgenze del mondo attuale. Nei nostri viaggi, quindi, non manca mai un sacerdote, ci sono momenti di preghiera e di condivisione. Tali incontri allargano l’esperienza della nostra fede, ne favoriscono la valorizzazione e contribuiscono a diminuire le divisioni. E’ importante parlare e confrontarsi con imam, pope e pastori di altre fedi e confessioni. Come abbiamo fatto in questo pellegrinaggio a Cipro insieme alla Brevivet di Brescia, nostro partner italiano. La reciproca conoscenza allontana la paura dell’altro e ci avvicina”. Chi sono i vostri pellegrini? “Giovani e meno giovani, pensionati e professionisti, studenti e operai. Negli anni scorsi siamo riusciti a portare 400 giovani fin sui 1800 metri de La Salette. Abbiamo compiuto oltre 40 pellegrinaggi in Terra Santa con medici, avvocati, catechisti, seminaristi, religiosi. Tutti desiderosi di scoprire le origini della loro fede ma anche assetati di spiritualità, come quando si è trattato di recarsi in Egitto, dove abbiamo portato 15 pellegrinaggi, per conoscere questo immenso Paese e le sue comunità cristiane copte e missionarie. L’opera delle suore del Cairo e di Assuan che curano i lebbrosi lascia il segno”. Il Vecchio Continente è sempre stato ricco di santuari, Fatima, Lourdes e Santiago su tutti. Il pellegrinaggio può essere anche un modo per riscoprire la propria identità cristiana spesso taciuta nell’Europa di oggi? “Sicuro. Lo scorso anno abbiamo proposto un giro della Svizzera alla ricerca delle radici cristiane del popolo svizzero. Abbiamo scoperto luoghi e santi, come san Nicolao della Flue, in qualche modo se non sconosciuti, dimenticati. Riscoprirli ha avuto il significato di riappropriarsi di qualcosa di autentico che ci appartiene. Posti come Jasna Gora, Lisieux, Mariazell, Assisi, le abbazie benedettine parlano al cuore dell’Europa ancora oggi. Tanti in questi luoghi riscoprono la loro fede”. C’è stato un viaggio particolare che le è rimasto nel cuore? “Più di uno. Sono quelli fatti a Lourdes, a Fatima e in Terra Santa con gli ipovedenti. La loro voglia di ‘vedere’ e conoscere è tale e tanta che sono una testimonianza della bellezza della fede. Vederli toccare i luoghi santi è incredibile. Una lezione di vita”. Un consiglio a chi vuole farsi pellegrino… “Non basta la voglia di viaggiare…”