CONSIGLIO D'EUROPA

Palestra di democrazia

Il semestre di presidenza di San Marino: ora è il turno della Serbia

“Credo che l’iniziativa più riuscita in questo semestre sia stata la grande conferenza sul dialogo interreligioso, svoltasi a fine aprile nel nostro Paese”. FIORENZO STOLFI , ministro degli Esteri di San Marino, appare soddisfatto per il lavoro svolto “in vetta” al continente. Venerdì 11 maggio, dopo sei mesi di presidenza di turno del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, ha infatti ceduto lo scettro del comando al governo della Serbia. Il rappresentante politico dell’antica Repubblica, intervistato dall’inviato del SIR a Bruxelles, Gianni Borsa, anticipa un bilancio della presidenza. Ministro, cominciamo proprio dal dialogo interreligioso posto significativamente al primo punto nell’agenda della presidenza sammarinese. Perché? “Il tema della dimensione religiosa nel dialogo tra le culture è stata per noi una priorità perché oggi c’è assoluto bisogno di far dialogare tra loro i più alti responsabili delle comunità religiose, per creare comprensione e relazioni pacifiche in Europa e nel mondo. E tale dialogo deve poi coinvolgere tutti i fedeli e l’intera società europea. Pace e dialogo non si costruiscono dall’alto. Per quanto riguarda l’iniziativa promossa ad aprile, posso assicurare che non è stato semplice organizzarla; abbiamo dovuto avere molte cautele e usare la diplomazia. Ma alla fine il risultato è stato ottimo, tanto che il Consiglio d’Europa ha deciso di rendere annuale questo appuntamento”. Nella riunione dell’11 maggio è stato firmato a Strasburgo il Memorandum d’intesa tra CdE e Unione europea: quale il significato di questa iniziativa? “Tale documento consentirà di definire con maggior precisione gli ambiti di competenza di queste due importanti organizzazioni, per evitare inutili sovrapposizioni. Bisogna riconoscere che eravamo partiti da idee molto distanti, ma poi siamo giunti a un buon risultato. Ad esempio, il CdE ha una preminenza sul versante della difesa dei diritti dell’uomo, di cui si occupa da sempre. All’Unione spettano temi assolutamente rilevanti in campo economico e sociale, sanciti dai Trattati Ue. L’importante è che la collaborazione sia rafforzata e dia frutti a favore dei cittadini e per la stabilità e lo sviluppo del continente”. Qualche volta i cittadini si domandano se in Europa siano necessarie due organizzazioni sovranazionali… “È una domanda più che comprensibile. Per tale ragione è necessario far emergere le specificità e le rispettive competenze. In questa fase va in particolare ribadita l’importanza del Consiglio d’Europa che, con l’adesione del Montenegro avvenuta la scorsa settimana, ha portato a 47 i paesi membri, mentre l’Ue ne ha 27. Ciò significa che al Palais de l’Europe (sede CdE a Strasburgo – ndr.) afferiscono tanti Stati che decidono di fare un percorso assieme per sostenere i valori della democrazia e dello Stato di diritto e tutelare i diritti umani in ogni angolo del continente. Il CdE si occupa di tutto ciò, e anche di cultura e identità europea, di dialogo tra gli enti locali e regionali, tra le comunità religiose, tra le ong attive in vari settori… Direi, in breve, che grazie al CdE tanti paesi fanno pratica di democrazia. Il Consiglio d’Europa è una vera e propria palestra, una via di avvicinamento alla stessa Ue, così come è avvenuto per le più recenti adesioni”. Tra le priorità del programma sammarinese c’era la riforma della Corte europea dei diritti dell’uomo. Quali risultati avete ottenuto? “In realtà sappiamo che la Corte rischia di bloccarsi per l’immensa mole di ricorsi e di arretrati: sono oltre 90mila quelli pendenti. Il CdE ha verificato la necessità di intervenire. Su questo punto abbiamo approfondito il dibattito a Strasburgo, ma bisogna andare avanti”. La presidenza di San Marino era giunta, lo scorso novembre, dopo quella della Federazione russa. Un passaggio di consegne abbastanza curioso tra il Paese più grande e uno dei più piccoli in Europa. Quale il bilancio di questa esperienza? “A volte i piccoli Paesi riescono a ottenere migliori risultati sulla scena internazionale perché si possono muovere più liberamente, hanno meno interessi e posizioni da difendere. Quindi vengono guardati con minor sospetto. Così è stato per noi. Questi sei messi hanno messo alla prova la nostra capacità di risposta politica e organizzativa; al contempo ci hanno consentito rapporti ai massimi livelli in Europa e negli organismi internazionali. Ne abbiamo tratto una vera e propria iniezione di fiducia. E non posso negare di aver avuto riconoscimenti lusinghieri da vari paesi del CdE. Ora ci piacerebbe candidarci ad ospitare altri eventi internazionali e magari conferenze di pace o simili. Saremmo un’ottima sede neutra per conciliare posizioni distanti e contribuire, nel nostro piccolo, a far crescere la pace”.