OMOFOBIA
In margine alla risoluzione approvata dal Pe
Con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 26 aprile la risoluzione sull’omofobia in Europa presentata da socialisti, liberaldemocratici, verdi e sinistra europea. Constatando che “l’omofobia e la violenza razzista e omofobica sono in aumento in Europa”, la risoluzione rivolge un appello ai Ventisette “affinché riconoscano le coppie dello stesso sesso e chiedano la depenalizzazione mondiale dell’omosessualità, invitando i Paesi membri a condannare pubblicamente e a prendere misure contro le dichiarazioni rilasciate da leader politici incitanti alla discriminazione all’odio sulla base dell’orientamento sessuale”. Il documento condanna inoltre “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali… anche se ritirati in un secondo tempo, e si chiede alla gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli”. Infine, la proposta di istituire il 17 maggio una “Giornata mondiale sull’omofobia”. Sulla questione proponiamo la sintesi di una nota di Marco Doldi, preside della facoltà teologica di Genova (Italia). LA CHIESA NON DISCRIMINA. Una campagna intesa a promuovere l’accettazione della persona omosessuale, è degna di apprezzamento. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che “gli omosessuali … devono essere accolti con rispetto, compassione e delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”‘. La persona omosessuale ha tutta la dignità che le spetta in quanto persona umana. La Chiesa Cattolica non insulta, né attacca, né incita alla discriminazione di nessuno; al contrario difende, rispetta e promuove la dignità di tutti e di ciascuno, anche degli omosessuali, tuttavia c’è un equivoco, che va chiarito. La risoluzione del Parlamento europeo condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e si chiede alla gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli”. Che cosa si intende con “commenti discriminatori”: frasi ingiuriose? Atteggiamenti di condanna? Atti di emarginazione? Tutto questo è da rifiutare; come, nello stesso tempo, sono da evitare manifestazioni volgari, che per esaltare la condizione omosessuale, finiscono per offendere il senso comune del pudore. Se le persone non vanno discriminate, evidentemente non si può proibire la valutazione degli atti omosessuali: sarebbe come chiedere di non pensare e come imporre quello che altri ritengono nella norma. LA NATURA UMANA. Giovanni Paolo II nel suo magistero ha insegnato che la sessualità appartiene al disegno originario del Creatore, e la Chiesa non può fare a meno di averne una grande stima. Al tempo stesso, neppure può fare a meno di chiedere a ciascuno di rispettarla nella sua natura profonda. Rispettare tale struttura e tale inscindibile connessione non è “biologismo” o “moralismo”, è l’attenzione alla verità dell’essere uomo, dell’essere persona. E’ in forza di tale verità, percepibile anche alla luce della ragione, che è moralmente inaccettabile l’esercizio dell’omosessualità. Si tratta, infatti, di un comportamento che stravolge il significato profondo della sessualità, impedendole di porsi al servizio della persona, della comunione e della vita. Chiarito questo, la comunità cristiana è chiamata non solo a non condannare le persone omosessuali, ma anche ad occuparsi fattivamente di loro: non per misericordia o per carità cristiana, ma per aiutarli a vivere in modo vero e pieno la loro esistenza. La Chiesa invita a promuovere un’autentica pastorale delle persone omosessuali. UN DOCUMENTO VATICANO . Nel 1982 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato un documento al riguardo (Pastorale delle persone omosessuali) per sollecitare un programma pastorale autentico, da svolgersi sotto la guida del vescovo e mediante personale preparato e competente; operatori cui viene richiesto, oltre alla fedeltà al Magistero della Chiesa, un elevato grado di maturità spirituale e psicologica. “Le persone omosessuali sono chiamate, come gli altri cristiani, a vivere la castità” si legge inoltre nel documento. Con realismo la Congregazione conclude: “Anche se ogni invito a portare la croce o a intendere in tal modo la sofferenza del cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si dovrebbe ricordare che questa è la via della salvezza per tutti coloro che sono seguaci di Cristo”. Attorno alla questione dell’omosessualità oggi si fa molto clamore: talune rivendicazioni finiscono per emarginare ancora di più e sono causa di sofferenza per quelle persone che con dignità e riservatezza si sforzano di realizzare la propria esistenza secondo il progetto di Dio. Pochi sanno che costoro appartengono alla Chiesa: la sentono come Maestra e Madre, anche grazie all’opera silenziosa di tanti sacerdoti e direttori spirituali.