IMMIGRAZIONE
5 milioni gli immigrati irregolari in Europa. Uno studio dell’European Migration Network suggerisce di estendere i “ritorni volontari”
L’immigrazione irregolare risulta essere un fenomeno in costante crescita, circa 5 milioni in Europa, la metà di quelli presenti negli Stati Uniti. Questo nonostante le politiche restrittive e l’inasprimento dei controlli alla frontiere. Perché non incentivare allora lo strumento dei ritorni volontari e assistiti – riservati finora agli sfollati per emergenze umanitarie (ad esempio il Kosovo), alle vittime della tratta e lavoratori in difficoltà – estendendoli anche agli immigrati irregolari? E’ la proposta che emerge dal volume, presentato nei giorni scorsi a Roma, “Le migrazioni di ritorno: il caso italiano”, terzo studio pilota europeo del Punto di contatto del progetto European Migration Network, a cura del Centro studi Idos e in collaborazione con il Dossier immigrazione Caritas/Migrantes. I RITORNI VOLONTARI E FORZATI IN EUROPA. Nella ricerca, che prende in esame la specifica situazione italiana, sono riportati anche alcuni dati sui ritorni volontari e forzati in alcuni Paesi europei, riferiti al 2005: in Italia dal 1991 al 2006 vi sono stati 7.223 ritorni volontari e 26.985 ritorni forzati (o espulsioni coatte, quando le persone vengono trovate in condizione di clandestinità); nei Paesi Bassi rispettivamente 5.966 e 20.274, in Belgio 3.741 e 7.968, nel Regno Unito 3.655 e 54.560, in Austria 1.406 e 6.640, in Irlanda 335 e 1.899. Tra i Paesi di provenienza spiccano la Romania, l’Albania, la Nigeria, l’Angola, l’Iraq, la Serbia Montenegro, la Bosnia Erzegovina. ESTENDERE I RIMPATRI ASSISTITI. La presenza di 5 milioni di irregolari in Europa, nonostante le politiche migratorie e l’inasprimento dei controlli alle frontiere, porta i curatori a concludere che “le azioni di contrasto da sole non bastano e che si rendono sempre più necessarie politiche più realistiche di ammissione e di integrazione degli immigrati”. L’irregolarità è quindi, allo stesso tempo, “una patologia del fenomeno migratorio e un indicatore dei rimedi da esperire”. “Quando l’area dell’irregolarità è troppo estesa – si legge -, la società di accoglienza è meno disponibile all’accoglienza e all’integrazione; tuttavia la presenza degli stranieri irregolarmente soggiornanti, se viene analizzata attentamente, è in grado di indicare le piste da seguire affinché i flussi lavorativi avvengano in maniera più ordinata”. Da qui l’indicazione di favorire “un nuovo inquadramento dei ritorni assistiti, sia potenziando quelli volontari che includendo nuove categorie di beneficiari, e arrivando a includervi, a determinate condizioni, anche gli immigrati irregolari”. ANCHE PERCHÉ PIÙ CONVENIENTI. “Occorre rendersi conto che mandare via gli irregolari sempre in maniera coattiva, con accompagnamento della forza pubblica, comporta pesanti effetti negativi – affermano più avanti i curatori della ricerca -, perché servono più soldi di quanti se ne ha a disposizione e perché queste forme coattive rischiano di essere controproducenti, qualora non vengano limitate a precise ipotesi “. Restando sul caso italiano, ad esempio, i costi per i ritorni volontari variano tra i 2000 e i 5000 euro e prevedono attività propedeutiche alla partenza, il viaggio di ritorno e programmi di reinserimento all’arrivo attraverso l’erogazioni di apposite borse e avvio di progetti di microimprenditoria. Segue monitoraggio finale. Il ritorno assistito, invece, “costerebbe un quarto di quello forzato”, che nel 2004 è costato all’Italia circa 316.000 euro al giorno. PREVEDERE LINEE GUIDA EUROPEE? “Espellere gli immigrati irregolari in maniera coattiva – ha ribadito mons. VITTORIO NOZZA , direttore della Caritas italiana, intervenendo all’incontro – presenta effetti negativi e sottrae risorse alle politiche di integrazione. Ribadito il necessario rigore con trafficanti e sfruttatori, perché non pensare ad aiutarli a reinserirli volontariamente in patria o tenerli in conto nelle quote successive?”. Ad avviso di mons. Nozza, riguardo al tema “delicato” dell’immigrazione irregolare, serve “promozionalità” e “lungimiranza”. PETER SCHATZER , capo missione dell’Organizzazione internazionale migrazioni in Italia, ha illustrato i vantaggi dei rimpatri assistiti allo scopo di “ridurre la pressione migratoria e offrire un’opzione umanitaria”. Tra questi, il fatto di “evitare l’espulsione coatta e affermare un’opportunità più umana e dignitosa”. Schatzer, che ha citato alcuni esempi nei diversi Paesi europei (tra cui quello della Gran Bretagna, che dà 5000 euro a chi ritorna volontariamente nel proprio Paese) giudica “opportuna” una discussione “a livello europeo per fornire delle linee guida comuni”. “Si potrebbe prevedere – ha auspicato – anche la sospensione del provvedimento di espulsione con relativo divieto di reingresso per molti anni”.