Cipro: una chiesa ortodossa per i cristiani di Pafos
Cipro è la terza isola del Mediterraneo dopo Sicilia e Sardegna. Si trova a circa settanta chilometri dalle coste turche, a cento dalla Siria, a cinquecento dall’Egitto, davanti a Libano e Terra Santa. Un crocevia di storia, di cultura ed anche di religiosità. La storia di Cipro è quella dell’apostolo Paolo e di Barnaba che nativo dell’isola fu tra i primi fedeli di Gerusalemme e fu anche presente al Concilio di Gerusalemme, è quella di tanti monasteri ortodossi, ricchi di affreschi e icone, sparsi in ogni angolo del suo territorio. Alcuni di questi, situati sui monti Trodos, sono stati inseriti nel 1985 nella lista dei capolavori artistici e culturali dell’Unesco e dichiarati patrimonio universale. Gran parte della tradizione cristiana di Cipro si è sviluppata, dopo le origini, intorno alla tradizione bizantina – per quasi un millennio l’isola ha fatto parte dell’impero bizantino – e alla chiesa ortodossa. Così Cipro rappresenta anche un segno del cammino ecumenico, come testimonia la storia di padre John Sansour che il Sir ha incontrato nei giorni scorsi nel corso di un pellegrinaggio organizzato da Brevivet (Italia).“QUI E’ TERRA SANTA”. “Ecumenismo? E’ una parola che non ha significato a meno che…”. Esordisce così, sicuro di sé, padre JOHN SANSOUR, mentre guarda turisti e pellegrini entrare nella chiesetta di Aya Kyriaky Chrysopolitissa di Pafos (Cipro) famosa per avere, giusto fuori il suo ingresso, la colonna dove, secondo la tradizione, san Paolo venne percosso dopo che era giunto nell’isola nel 45 d.C. insieme a Barnaba nel suo primo viaggio missionario. “A meno che non la si pronunci alla fine di tutto” chiosa il sacerdote, un palestinese dal 1992 a Cipro. “Qui è Terra Santa – precisa – io sono un sacerdote del patriarcato latino di Gerusalemme e qui è diocesi della città santa alle tre religioni del libro”. La parrocchia di don Sansour è in realtà un laboratorio di ecumenismo, “ma io non uso mai questo termine. A qualche ortodosso fa paura. Tra gli ortodossi c’è infatti chi pensa che ecumenismo significa sottomettersi alla chiesa cattolica, ma non è così” incalza. “Il termine ecumenismo non ha significato a meno che non lo si intenda come ultima pagina di un cammino di dialogo, di rispetto e di amore reciproco”.OSPITI GRADITI. La chiesa Aya Kyriaky Chrysopolitissa appartiene alla chiesa ortodossa che dal 1987-1988, grazie all’allora arcivescovo locale Chrisostomos, la concede, insieme ad un piccolo cimitero, alla comunità cattolica latina e a quella anglicana per le loro funzioni e culti. Padre Sansour è quindi ospite in una chiesa ortodossa, “ma non sgradito, anzi” dice sicuro. “Abbiamo anche un accordo con il vescovo di Pafos, Georgios, sui matrimoni misti (ortodossi-cattolici) in base al quale i bambini che nasceranno potranno essere educati alla fede ortodossa o cattolica a seconda se i genitori risiederanno a Cipro o meno”. “Gli accordi – afferma il sacerdote – servono per aumentare la fiducia reciproca. Conoscendoci ci si scopre diversi ma uniti dal Vangelo. Ci scopre amici e capaci di dire io sono della vostra Chiesa e voi della mia. Ma servono umiltà e coraggio. La paura è una brutta compagna di viaggio”. Intanto parlano le opere. “La mia comunità è composta da circa 1000 persone di cui meno di duecento sono locali. Gli altri sono immigrati di varie nazionalità, specie polacchi e tedeschi. Tra loro ci sono giovani e pensionati. Ogni domenica animano le messe e nel corso della settimana gestiscono un asilo, due centri sociali. Da tempo stiamo lavorando per finanziare la costruzione di un ricovero per malati terminali. I più giovani aiutano con il catechismo ai più piccoli”.ANCHE GLI ANGLICANI. La piccola chiesa del XIII secolo, costruita sopra le rovine della più grande basilica del primo periodo bizantino, forte di ben cinque navate, ospita anche la piccola comunità anglicana composta da solo 180 fedeli sugli oltre 5mila che vivono nella regione di Pafos. “Gli anglicani – dice don Sansour – restano colpiti quando vedono l’universalità della Chiesa cattolica. Ciprioti, cinesi, italiani, palestinesi, francesi, tedeschi insieme a pregare in questa piccola chiesa non li lascia indifferenti. Qualcuno pian piano si avvicina al cattolicesimo”. “Siano benvenute tutte le denominazioni” si legge in un foglio rosa nella bacheca di ingresso. Lo hanno scritto gli anglicani che, a nome anche dei cattolici, aggiungono un “grazie” alla “Santa Chiesa ortodossa di Cipro e a Sua Grazia il vescovo di Pafos, Georgios, che ci hanno generosamente permesso l’uso di questa bella chiesa”. Questo non resta un fatto isolato. A Larnaca e a Limassol la comunità cattolica ha stretti legami con quella ortodossa rendendo vivi i propositi riaffermati nella Charta oecumenica del 2001 il cui messaggio scaturì dalle due assemblee ecumeniche europee di Basilea 1989 e di Graz 1997. Mentre si avvicina quella di Sibiu in Romania (settembre 2007).