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Il cielo d’Irlanda

Martedì 8 maggio 2007

Martedì 8 maggio 2007, il popolo irlandese si è svegliato nel giorno che ha segnato l’inizio di una nuova era di pace e guarigione per l’isola. Un conflitto decennale tra due comunità dell’Irlanda del Nord, radicato in secoli di disaccordi e violenze tra Irlandesi e Britannici, stava mostrando segni certi di un’imminente conclusione.Questa nuova stagione di ottimismo era al primo posto nei pensieri del Santo Padre, Benedetto XVI, nel suo discorso ai Vescovi Irlandesi durante la loro visita ad limina del 2006. In quell’occasione il Papa aveva affermato: “Consentitemi di aggiungere un’osservazione che mi sta molto a cuore. Da molti anni, rappresentanti cristiani di tutte le confessioni, leader politici e molti uomini e donne di buona volontà si sforzano di cercare il modo di garantire un futuro più luminoso per l’Irlanda del Nord. Anche se il cammino è arduo, sono stati recentemente compiuti molti passi avanti. Prego affinché gli sforzi e l’impegno degli interessati conduca alla creazione di una società contrassegnata da uno spirito di riconciliazione, di rispetto reciproco e di volenterosa collaborazione, per il bene comune di tutti”.Dopo quasi 40 anni di orribili conflitti, le menti e i cuori dei nuovi leader dell’Irlanda del Nord stavano volgendo alla guarigione, alla riconciliazione e a un futuro migliore. Sono state ricordate le vite delle 3.700 persone morte negli ultimi quarant’anni e le altre migliaia di persone rimaste fisicamente ed emotivamente danneggiate, mentre l’8 maggio il leader del Dup (Partito Unionista Democratico), Dr. Paisley, e il vice leader del Sinn Fein, Martin McGuinness, venivano nominati Primo Ministro e Vice Primo Ministro alla guida di un Esecutivo del Nord composto da 10 Ministri. La tristezza e i dissidi di anni di tribolazioni lasciavano spazio alla brillante promessa di un futuro nuovo.Era come se le parole profetiche pronunciate da Giovanni Paolo II nel 1979 a Drogheda, vicino al confine con l’Irlanda del Nord, durante il suo pellegrinaggio nel nostro Paese, avessero finalmente trovato la loro realizzazione tra la gente a cui si era rivolto direttamente con queste parole: “La violenza è menzogna, in quanto essa va contro la verità della nostra fede, la verità della nostra umanità, la vita, la libertà degli esseri umani. La violenza è un crimine contro l’umanità, in quanto essa distrugge il tessuto stesso della società … In ginocchio, vi imploro di voltare le spalle al cammino della violenza e di tornare alle vie della pace… Fate che la storia ricordi che, in un momento difficile dell’esperienza del popolo irlandese, il Vescovo di Roma ha messo piede sulla vostra terra, che egli è stato con voi e ha pregato assieme a voi per la pace e la riconciliazione, per il trionfo della giustizia e dell’amore sull’odio e sulla violenza”.Per molti di coloro che hanno vissuto gli ultimi quattro decenni della storia irlandese, i cosiddetti ‘Troubles’, gli eventi di martedì 8 maggio 2007 hanno avuto dell’incredibile. Fino a poco tempo fa, sarebbe stato considerato impossibile che il Partito Unionista Democratico, il cui obiettivo è quello di mantenere contatti con la Corona Britannica, e il partito del Sinn Fein party, il cui obiettivo è un’Irlanda Unita, potessero stabilire un governo congiunto e collaborativo.Ma ora è così. Si è verificato un cambiamento epocale nel pensiero e nella strategia politica dei firmatari dell’accordo di pace dell’Irlanda del Nord.Martedì 8 maggio 2007 è stato senza dubbio un momento significativo nei rapporti tra irlandesi e britannici e nella storia dell’unionismo e del nazionalismo. È la giusta conclusione alle lunghe e spesso estenuanti trattative che hanno condotto sin qui. Molti si chiedono se questo accordo e questo nuovo inizio funzioneranno. Non c’è motivo per cui non debbano farlo. L’Esecutivo ha la benedizione e il sostegno dei partiti principali di Stormont, del governo irlandese e di quello britannico, delle istituzioni europee e dell’amministrazione statunitense. Esso rappresenta inoltre un modello del modo in cui le società divise di tutto il mondo possono superare le proprie divergenze.Negli anni, le Chiese cristiane e in particolare la Chiesa cattolica d’Irlanda hanno svolto un ruolo vitale, senza dare nell’occhio, cercando di mediare e di mantenere la pace sull’isola. L’incontro tra l’Arcivescovo Sean Brady, Primate di tutta l’Irlanda, e il leader del Dup, Dr. Ian Paisley, nell’ottobre del 2006, è stato non solo il primo incontro del genere, ma è anche stato foriero di una nuova era di fiducia e di dialogo tra le due principali tradizioni dell’Irlanda del Nord, la Cattolica e la Protestante. Quell’incontro è stato il preludio al successo politico dell’8 maggio.Questa settimana, in una dichiarazione congiunta, l’arcivescovo Sean Brady, unitamente ai rappresentanti delle altre Chiese Cristiane dell’isola, ha pronunciato queste parole, in riferimento al futuro: “In questa giornata storica, esprimiamo apprezzamento a tutti i politici che hanno preso provvedimenti coraggiosi per la creazione di una società di stabilità e di pace. Riconosciamo che resta ancora molto lavoro da fare, se vogliamo che tutti gli abitanti dell’Irlanda del Nord possano condividere insieme il futuro.Siamo perfettamente consapevoli del fatto che per alcuni il dolore del passato è una realtà viva e costante. Come rappresentanti della Chiesa, invitiamo il popolo cristiano a rendere grazie a Dio per tutto ciò che è stato realizzato e a pregare affinché possano essere concessi coraggio e assistenza a coloro che guideranno la nostra comunità nei giorni a venire”.