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Costruire ponti

Francia: un compito urgente per Sarkozy nel Paese e in Europa

La Francia ha un nuovo Presidente. All’uscita di una lunga campagna elettorale, piena di sorprese, che ha appassionato tutto il Paese, Nicolas Sarkozy è stato eletto con una maggioranza netta, con più del 53 % dei voti. Da tempo il Capo dello Stato non veniva eletto con una maggioranza così ampia. La partecipazione (più di 85% di votanti) è notevole in un Paese dove il voto non è obbligatorio. Tutto questo conferma la tendenza di fondo del primo turno, quindici giorni fa, cioè un voto di massa, una scelta chiara e il ritorno dell’interesse del popolo per la politica. La democrazia è davvero il grande vincitore delle elezioni francesi. Dopo tanti anni di crisi, di voti a favore dei partiti estremisti, di rifiuto dell’Europa, di ripiegamento su sè stessi, questo è estremamente confortante. L’atteggiamento dei francesi sembra diventare più positivo: passione e partecipazione di massa al voto, adesione ai candidati democratici e emarginazione degli estremisti, voto per progetti politici chiari. Il nuovo Presidente, infatti, è stato eletto su un progetto chiaro. Rappresenta bene la Francia che si è rivelata in questo scrutinio: un uomo che appartiene a una nuova generazione, quella del dopoguerra, che proviene dall’immigrazione, rappresentativo quindi della diversità francese, un uomo di destra, senza complessi, che ha costruito un programma di destra ed è riuscito a far aderire una maggioranza su tale programma. Adesso bisogna aspettare le prime decisioni: scelta del Primo ministro, formazione del governo, che daranno indicazioni più precise sui primi orientamenti.Evidentemente, la logica delle istituzioni, con la selezione per il secondo turno delle presidenziali e l’assenza di proporzionale alle elezioni legislative, favorisce lo scontro tra sinistra e destra, e lascia poco spazio per un dibattito sereno e sfumato su tanti problemi le cui soluzioni non sono né di sinistra né di destra, ma possono scaturire soltanto dall’intesa tra uomini e donne di buona volontà. Per questa ragione la posta principale del prossimo mese sarà l’elezione dell’Assemblea nazionale che confermerà o meno le presidenziali. Perché la Francia si trova oggi in una situazione piuttosto strana: ha un nuovo Presidente e una nuova strada si apre, ma resta in attesa delle prossime elezioni politiche fra una trentina di giorni: una specie di via di mezzo. Nella realtà ci sono tre sfide principali: se la scelta del 6 maggio verrà confermata attraverso una maggioranza parlamentare di destra più o meno forte, di massa o no, che permetta al Presidente di governare senza alleati con il suo proprio partito solo, o lo costringa a ricercare l’intesa con altri; se il partito socialista riuscirà a scappare alla sua antica ed arcaica logica di unione delle sinistre – ormai problematica con un partito comunista a meno di 2% – e ad aprirsi ad altri ceti costituendo un polo socialdemocratico moderno; se il nuovo partito di François Bayrou, il Movimento democratico, riuscirà a conservare il 18% del terzo candidato (ma si tratta di un elettorato poco compatto), a far eleggere un numero consistente di deputati malgrado il sistema elettorale in vigore e, infine, a pesare davvero sulla vita politica. La vera incognita delle prossime settimane sta nella capacità dei partiti e degli uomini politici francesi, a cominciare dal Presidente della Repubblica, di capire il messaggio profondo lanciato dal corpo elettorale al primo turno: non tagliare il Paese in due, gettare dei ponti tra gli uni e gli altri, aprire possibilità di dialogo, per risolvere le tante difficoltà della società francese e così offrire anche un contributo all’Europa.