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Ci si potrebbe meravigliare della metafora scelta per il progetto europeo – una “cattedrale” in costruzione – che si trova nel Messaggio di Roma uscito dal Congresso della Comece sul tema Valori e Prospettive per l’Europa di domani: i 50 anni dei Trattati di Roma . Ma è proprio lì che risiede in parte il potere di questa metafora. Essa ricorda la nobiltà della realizzazione europea. Essa rende omaggio alle competenze, alla creatività e alla perseveranza di coloro che hanno operato all’edificazione della nuova Europa. Essa fa riferimento all’importanza etica e spirituale degli orientamenti commerciali, economici e politici più dettagliati dell’Unione europea. Essa proclama il grande sogno di pace del dopoguerra, lo stato di diritto, la condivisione delle risorse e la ricerca della giustizia. Ed essa offre il metodo nuovo che serve a mettere in pratica tali orientamenti. L’arcivescovo Diarmuid Martin ha analizzato questa metafora nelle sue osservazioni conclusive. Le cattedrali hanno bisogno di una manutenzione costante e molto costosa. I loro interni devono adattarsi ai bisogni delle nuove generazioni. L’adattamento, per riuscire, deve inoltre armonizzarsi con il progetto originario. Infine, ha ricordato, ogni generazione deve prendersi cura della cattedrale e far sì che essa sia aperta a tutti. Organizzato ad limina apostolorum nella città in cui furono sottoscritti i Trattati europei, come ha fatto notare il presidente della Comece, mons. Adrianus Van Luyn, il congresso della Comece ha riunito circa 500 partecipanti venuti da 31 paesi d’Europa – vescovi, membri del clero, religiosi, laici cattolici uomini e donne, delegati ecumenici di tradizione ortodossa e riformata, politici europei e funzionari dell’Unione. Tra essi si trovavano alcuni di coloro che avevano lavorato al cantiere della cattedrale durante i primi decenni della sua costruzione oltre a un certo numero di giovani uomini e donne in rappresentanza delle generazioni future. Tutti hanno potuto scambiare idee, condividere le proprie preoccupazioni e confermare la propria determinazione a prendersi cura della cattedrale della costruzione europea. Durante l’udienza concessa il 24 marzo, Papa Benedetto XVI ha esortato i cristiani ad operare instancabilmente per l’edificazione di una nuova Europa, “ricca di ideali e priva di ingenue illusioni, che prenda ispirazione dalla verità eterna e vivificante del Vangelo”. Egli li ha invitati a partecipare al dibattito pubblico sulle questioni europee, sia su scala europea che su scala nazionale. Egli ha infine portato all’attenzione di tutti alcuni gravi sintomi che testimoniano un bisogno di rinnovamento. Riconoscere ciò che l’Europa ha realizzato e apprezzare nel suo giusto valore il metodo comunitario sono requisiti fondamentali per tutti coloro che vogliano progredire e rinnovare il progetto europeo, come suggerisce un recente rapporto presentato alla Comece, Un’Europa dei Valori . Così come l’amore per il prossimo, fatto come noi a immagine e somiglianza di Dio, principio fondamentale che ha ispirato i padri fondatori del progetto europeo e che continua a dar vita ad un metodo di lavoro unico nel suo genere. La manutenzione di una cattedrale impone il rispetto della storia, un senso estetico infallibile e diverse competenze tecniche. Ma la manutenzione della cattedrale della costruzione europea è anche una forma di lavoro alle frontiere, secondo l’espressione usata dal Cardinal Attilio Nicora nella lodevole omelia pronunciata nel corso della Messa di chiusura del Congresso nella Basilica di San Pietro. Queste frontiere – tra la vecchia e la nuova Europa, tra meccanismi di governance ben stabiliti e forme di governance più partecipative, che rispondano al desiderio dei cittadini di contribuire a dar forma alla propria Europa, tra i principi etici e i particolari degli orientamenti politici, tra l’interazione necessaria tra sacro e profano – meritano oggi più che mai l’apporto critico e coraggioso e la creatività dei cittadini cristiani e degli attori politici.