INGHILTERRA
E’ in continuo aumento nel Regno Unito il numero di dottori e studenti in medicina che si rifiutano di fare aborti. A quarant’anni dalla approvazione della legge che ha legalizzato l’interruzione di gravidanza il “Royal College of Obstetricians and Gynaecologists”, l’organo professionale che rappresenta ginecologi e ostetrici ha dichiarato che metà degli aborti in Gran Bretagna avviene oggi in cliniche private perché buona parte della professione medica che lavora nella sanità pubblica fa obiezione di coscienza. Ogni anno in Gran Bretagna vengono interrotte 190.000 gravidanze, un terzo di tutte le donne sceglie di abortire una volta nella vita e il 90% di queste interruzioni di gravidanza avvengono prima delle dodici settimane di gestazione. Il numero di aborti fatti prima della decima settimana di vita del bambino è aumentato del 13% dal 2002. “Finalmente la coscienza dei dottori del Regno Unito si è risvegliata”, così Paul Danone, portavoce della “Società per la protezione dei bambini non nati”, una delle più importanti associazioni del movimento per la vita britannico ha commentato la notizia, “era ora se consideriamo che vi sono stati sei milioni di morti dalla legalizzazione dell’aborto. Era ora che la professione medica diventasse consapevole della ampiezza e della gravità della realtà abortista”. Contro l’interruzione di gravidanza anche gli studenti di medicina. Una tendenza cui il “Royal College of Obstetricians and Gynaecologists” ha risposto rendendo la pratica abortiva parte del curriculum obbligatorio per laurearsi in medicina, sperando così in un aumento dei dottori pronti a interrompere una gravidanza. Per Josephine Quintavalle, dell’associazione per la vita “Alive and Kicking” si tratta di una speranza sbagliata perché “il motivo per cui studenti e dottori sono obiettori di coscienza è che il numero di aborti per ragioni sociali è in continuo aumento”. Secondo Martin Foley, dell’associazione “Life”, parte del movimento per la vita, “ci sono medici che si oppongono all’idea di aborto su richiesta”. Ian Jessiman, della “Guild of Catholic doctors”, che rappresenta i medici cattolici, ha dichiarato che “da tempo esiste un movimento antiaborto nella professione medica. Si tratta di uno sviluppo interessante”. Per Paul Danone il diritto di obiezione di coscienza dovrebbe essere esteso anche a chi lavora nel settore dell’educazione e agli infermieri. “Speriamo di vedere un movimento di massa di medici, infermieri e insegnanti che si rifiutino di cooperare con le pratiche abortiste”. Per Josephine Quintavalle “il Regno Unito è ormai consapevole che vi sono troppi aborti. Serve collaborare perché l’aborto diventi raro”.