CCEE
Europa: per promuovere i valori fondamentali non c’è solo la politica
“Non è nostro compito decidere o preparare l’incontro del Papa con Alessio II; mentre il dialogo teologico di sostanza viene svolto e guidato dal competente dicastero della Santa Sede, a noi spetta l’impegno per il miglioramento dei rapporti e la collaborazione pratica con il mondo ortodosso”. Lo ha detto il 26 aprile il card. PETER ERDÖ, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), in una conferenza stampa che si è svolta a Roma, nella sede della Radio Vaticana, dopo l’udienza della presidenza Ccee con Benedetto XVI. La presidenza Ccee, eletta a San Pietroburgo nell’ottobre 2006, è stata nei giorni scorsi a Roma e per una serie di incontri con i responsabili di alcuni dicasteri della Santa Sede. DIALOGO SUI VALORI. “L’ortodossia – ha proseguito il card. Erdö – ribadisce sempre più spesso la necessità di colloqui diretti con il mondo cattolico, soprattutto su questioni che toccano i valori fondamentali in Europa; dobbiamo agevolare questo dialogo, magari con periodici incontri”. “Sarebbe comunque una grande gioia – ha osservato – avere un giorno Benedetto XVI ad aprire o a presiedere una nostra sessione plenaria, come è in procinto di fare nel suo imminente viaggio in Brasile in occasione della Celam (la V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Carabi, ndr )”. “L’attività del Ccee – ha proseguito il card. Erdö – si riferisce a tutta l’area culturale europea, dunque comprende anche le Conferenze episcopali di Turchia e Russia, e consiste nell’agevolare e sostenere il dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi e il dialogo sui valori umani fondamentali”. Tra i temi affrontati negli incontri di questi giorni con i presidenti di alcuni dicasteri della Santa Sede, il card. Erdö ha citato alcune “questioni pastorali settoriali, come quella delle carceri, l’assistenza ai migranti, la pastorale degli zingari, i quali – ha sottolineato – non rappresentano solo un problema sociale, ma portano una ricchezza culturale e umana da promuovere e valorizzare”. Il Ccee, ha reso noto il presidente, “sta facendo un’indagine sulle scuole cattoliche del continente” e “intende rafforzare il proprio rapporto di collaborazione con tutte le università dell’Europa, in particolare quelle cattoliche. Partner ideale è la Fuce (Federazione università cattoliche europee)”. Presentando l’incontro europeo dei docenti universitari (Roma, 21-24 giugno 2007) su “Un nuovo umanesimo per l’Europa”, il card. Erdö ha osservato: “I valori fondamentali si difendono e promuovono a livello politico, ma c’è un livello più profondo, quello del dialogo con gli uomini della scienza e della cultura”.UNA MISSIONE SPECIALE. “L’Europa ha una missione speciale verso il mondo, e dunque la Chiesa in Europa si sente chiamata a pensare in modo più ampio anche la propria missione”. Ad affermarlo il card. JOSIP BOZANIC , arcivescovo di Zagabria e vicepresidente del Ccee, dopo l’udienza della presidenza Ccee con Benedetto XVI, definita dal card. Bozanic “un incontro aperto e concreto”. Per il vicepresidente Ccee “l’Africa è stata spesso dimenticata nel mondo; si tratta di un continente di giovani e che presenta molte sfide”. Di qui il rilancio della collaborazione Ccee – Secam (Simposio delle Conferenze episcopali d’Africa e Madagascar) per il quadriennio 2007-2010, all’interno della quale sono in programma quattro incontri: “nel novembre 2007 a Cape Coast (Ghana) sul tema delle schiavitù vecchie e nuove, che talvolta non si riconoscono e sono presenti anche in Europa – ha detto – ; nel 2008 a Liverpool; nel 2009 in Africa (in località ancora non definita) e nel 2010 a Roma”. “Dev’essere impegno di tutti, anche dei media – ha concluso -, parlare di quanto si fa contro l’uomo”.LE QUESTIONI ETICHE. “Quali passi fare per la riconciliazione?” e “quale il contributo dei cristiani alle grandi sfide dell’Europa?”: questi, ha detto mons. ALDO GIORDANO , segretario generale del Ccee, gli interrogativi di fondo della terza Assemblea ecumenica europea (Aee3) in programma a Sibiu (Romania) dal 4 al 9 settembre prossimo. Circa le ricadute che sul dialogo ecumenico potrebbero avere le divergenze delle Chiese in merito ai grandi temi etici in questi giorni al centro del dibattito politico in Europa, “una sana diversità di sfumature – ha dichiarato mons. Giordano al Sir – può essere utile al dibattito; quando invece le differenze sono sostanziali, esse costituiscono un vero problema, anche perché sulle questioni etiche le istituzioni europee chiedono alle Chiese la loro opinione: quale credibilità possiamo avere presentandoci su posizioni contrapposte? Questa è una difficoltà, dobbiamo riconoscerlo, e significa che tra noi cristiani non siamo ancora capaci di un dialogo profondo su questi temi per arrivare non all’uniformità”, ma almeno ad “una posizione comune”.