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Il grande mantello bianco

Cristianesimo in Europa: un’immagine di René Rémond

Il 14 aprile è morto a Parigi, all’età di 88 anni, René Rémond. Pensatore cattolico, storico e politologo, Rémond è stato rettore dell’università Parigi-Nanterre, presidente della Fondazione francese di scienze politiche e “Immortale” dell’Academie Française. “E’ stato un grande cristiano e un vero umanista” ha detto di lui mons. Jean-Pierre Ricard, presidente della Conferenza episcopale francese.Richiamando l’intervento dello storico all’assemblea dei vescovi francesi nel 2003, mons. Ricard ha aggiunto: “Egli auspicava ardentemente che il messaggio del Vangelo, di cui viveva, potesse raggiungere con un linguaggio idoneo, i nostri contemporanei”. Proponiamo uno stralcio su cristianesimo ed Europa tratto da “Religion et societé en Europe” dello stesso Rémond. Fra tutti i continenti, l’Europa presenta nei riguardi del fatto religioso un’originalità che è un dato capitale: è il solo che sia stato totalmente cristianizzato. Non è stato il primo a essere evangelizzato: il cristianesimo è nato nel vicino Oriente e le prime Chiese furono fondate in Asia; ma queste poi scomparvero. La penetrazione del Vangelo in Euro­pa non tardò: ancor vivo san Paolo, si registrano Chiese a Corinto, a Tessalonica… In Gallia le prime comunità cri­stiane si formano probabilmente fin dal II secolo in Pro­venza e nella valle del Rodano. L’editto di Milano (313) ufficializzò l’esistenza del cristianesimo in tutto l’impero romano, e alla fine del IV secolo Teodosio ne fece la religione di Stato, sospendendo il culto imperia­le e proscrivendo i culti pagani. Quella delle isole bri­tanniche arriverà un po’ più tardi, ma nel VI secolo tut­ti i territori poco prima incorporati nell’impero romano erano toccati dal cristianesimo. La cristianizzazione del resto dell’Europa si compirà in una seconda ondata, quattro o cinquecento anni più tardi, nei secoli IX e X: intorno all’anno mille i sovrani di Polonia, Ungheria, Russia, Scandinavia, convertendo­si, porteranno con sé i propri popoli al battesimo… Non c’è oggi Paese europeo la cui adesio­ne al cristianesimo non abbia almeno un millennio. Per molti di questi popoli la conversione è stata l’e­vento fondante della nazione: come per gli individui, per i quali il battesimo segnava un tempo l’ingresso nell’esi­stenza, anche per questi popoli nascita e battesimo coincidono. Ancor oggi essi datano la loro nascita a partire dalla con­versione del loro sovrano. Celebrando ogni anno il 20 agosto la festa di Santo Stefano, consacrato dal Papa il giorno di Natale dell’anno mille, l’Ungheria commemo­ra il fondatore dello Stato e ricorda la nascita della na­zione. Anche i dirigenti sovietici hanno celebrato con fa­sto il millesimo anniversario del battesimo di VIadimiro (987) come l’atto di nascita della Russia. Una simile con­comitanza ha stabilito fra l’identità nazionale e la religio­ne un legame fortissimo che giocherà un grande ruolo nel XIX secolo, nel movimento con cui le nazioni si impegneranno per la propria emancipazione. Ancor oggi questa iden­tificazione resta un fattore geopolitico e una chiave per comprendere le relazioni internazionali in una parte del continente. La comune appartenenza cristiana è una componen­te dell’identità europea. Essa crea una differenza origi­nale con gli altri continenti, che si attenuerà con il mo­vimento missionario attraverso il quale l’Europa porterà la sua fede agli altri mondi. Il cristianesimo ha impresso il suo marchio sul continente. L’Europa si è ricoperta di un grande mantello bianco di chiese. Ovunque sono sta­ti fondati monasteri, i cui monaci hanno contribuito a dissodare la terra. Umili croci sono state erette agli incroci delle strade fino alle cattedrali e alle basiliche più altere.