Quotidiani e periodici europei

L’uccisione in Turchia dei tre collaboratori di una casa editrice cristiana (tra cui un tedesco) ha suscitato scalpore in Germania. Così scrive la FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG (19/4): ” A prima vista si potrebbe dedurre che dietro l’assassinio… vi siano estremisti islamici. Ma ciò non è affatto certo. In passato, la piccola casa editrice era già stata più volte minacciata da estremisti nazionalisti turchi. Questi gruppi sempre più forti credono seriamente che l’attività marginale dei cristiani, per di più drasticamente limitata dalle autorità, possa essere pericolosa per la Turchia islamica al 99%…A loro non va bene neanche il fatto che il proprio governo intenda guidare il Paese sempre più in direzione dell’Europa e che ciò comporti l’introduzione di riforme reali nel campo della libertà di religione” . Più pericolosi delle frange estremiste islamiche ” sono oramai i fanatici nazionalisti che percepiscono ogni deviazione come complotto contro la nazione turca”.Sulla SÜDDEUTSCHE ZEITUNG , Christiane Schlötzer osserva: ” Il brutale assassinio non colpisce solo la minuscola minoranza dei Cristiani” ma “anche la democrazia turca”. ” La situazione è contradditoria: il governo è stabile più di qualsiasi altro passato e la Turchia brilla per i tassi di crescita invidiati dagli Europei. Ma Erdogan non è riuscito a vincere la diffidenza di alcune parti della società, che lo ritengono un lupo islamico camuffato in una bandiera dell’Europa. Guardando con attenzione non esistono prove conclusive per avvalorare questo sospetto . Ma l’immagine smagliante della Turchia può offuscarsi rapidamente. Un attentato omicida come quello di Malatya dimostra che la tolleranza, la libertà di religione e la democrazia sono beni a rischio. Se Erdogan vuole mantenere stabile il proprio Paese deve decidere rapidamente affinché il governo possa riappropriarsi della sua capacità di agire, altrimenti gli estremisti continueranno a sfruttare il vuoto politico”. P. Artur Stopka sul portare cattolico WIARA apprezza le dimissioni del presidente della camera polacca Marek Jurek rassegnate dopo la mancata approvazione (da lui promossa) delle modifiche costituzionali (tre disegni di legge) riguardanti l’introduzione nella Costituzione del principio della difesa della vita dal concepimento alla morte naturale. ” Le dimissioni di Marek Jurek e la sua rinuncia alla tessera del partito di governo Legge e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwo – PiS) dove ha occupato un posto rilevante richiamano con forza la domanda sui principi morali in politica, e sui limiti del compromesso accettabile”, afferma p. Stopka. A suo parere ” Non c’è politica senza morale” poiché “chi crede che si possa esercitare in politica, svincolato dalla morale, inganna se stesso e gli altri”. “Il politico che al di sopra di propria coscienza mette le direttive del partito è pericoloso. Poiché ciò significa che, in nome dell’ubbidienza al leader del partito, è pronto ad approvare tutto, anche le cose più indegne. Così mette in inganno coloro che lo hanno votato e lo hanno scelto come proprio rappresentante, affidandogli le decisioni che riguardano la loro vita”. Al pensatore cattolico, storico e politologo René Rémond, morto il 14 aprile a Parigi, sono dedicati l’editoriale e alcune pagine del quotidiano cattolico francese LA CROIX (16/04). “Un’intelligenza cristiana in mezzo alla società. Un saggio nelle tempeste. Un maestro della sfumatura, tra le semplificazioni e le mode”. C osì lo definisce nell’editoriale Bruno Frappat chiedendosi: “Come mancherà alla Francia?”. “Come mancherà all’intelligenza cristiana in un Paese in cui i credenti” non hanno “un portavoce negli ambienti universitari e intellettuali”, risponde , ma “mancherà anche alla Chiesa che talvolta gli aveva affidato ricerche su temi scivolosi” e “mancherà a tutti quelli che, semplicemente, cercano un punto di riferimento”.Per Robert Migliorini, Rémond è stato espressione di “un cattolicesimo di apertura, desideroso di presenza nello spazio pubblico”, mentre Antoine Ferraud lo dipinge come “l’uomo delle sintesi pazienti” che “incarnava fra tradizione e modernità, fra storia degli eventi e lunga durata”. Di “infaticabile militante” parla Jean Boissonnat: “ da lui abbiamo imparato che il cristiano non deve lasciarsi assorbire solo dalla preghiera, né attendere la parola d’ordine della Chiesa per prendere posizione nelle battaglie intellettuali, politiche e sociali del proprio tempo”.”La riflessione di Rémond ha illuminato largamente il campo della storia religiosa e intellettuale della Francia e dell’Europa” osserva Daniela Zappalà dalle colonne del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (15/04) . “ La sua straordinaria capacità di far entrare in simbiosi la storia politica, quella religiosa, la riflessione più ampia sul tempo presente e le proprie fortissime convinzioni di credente fanno della sua opera uno dei pilastri della riflessione intellettuale francese degli ultimi decenni”; per questo “è stato unanimemente salutato come uno degli ultimi grands savants”.