PRIMA PAGINA
L’Europa e i diritti umani
Janne Haaland Matlary, già vice ministro degli Esteri di Norvegia e docente di dottrina politica presso l’università statale di Oslo ha ricevuto nei giorni scorsi, presso l’abbazia di Santa Scolastica a Subiaco (Italia), l’edizione 2007 del “Premio S.Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa”. Nel ricevere il premio Matlary ha parlato, nel corso della sua relazione, di diritti umani ed Europa. Ne proponiamo uno stralcio.Mentre l’Europa e l’Occidente esortano il resto del mondo a rispettare i diritti umani, ponendo tale rispetto come condizione vincolante per gli aiuti e la cooperazione, nello stesso tempo i politici europei si rifiutano di definire in modo oggettivo il significato effettivo di tali diritti. In secondo luogo, mentre si fa sempre più spesso appello a tali diritti, la loro autorità è indebolita dall’erosione della convinzione che essi possano essere definiti in modo chiaro e oggettivo. Sapere che cosa significhino oggettivamente i diritti umani non è soltanto una questione filosofica. Ma ancora più importante è la stessa politica europea: ci stiamo allontanando dallo Stato-nazione basato sul concetto di ‘nazione’ per avvicinarci ad una politica europea basata sui diritti umani. Se questi ultimi non possono essere chiaramente definiti, ci troviamo in una situazione di anarchia morale.Un’ulteriore questione di estrema importanza è il fatto che essi stanno scardinando il concetto stesso dei diritti umani ‘politicizzandoli’ a livello sia nazionale che internazionale. Assistiamo a un processo continuo e accanito di ridefinizione dei diritti umani individuali in settori controversi, quali la famiglia, i diritti dei minori, i diritti delle donne e così via. Ci aspettiamo che gli stati europei siano modelli di democrazia, pronti a insegnare agli altri le proprie esperienze, ma la realtà è ben diversa. Non esiste una base ben definita per i diritti umani, ma un’intensa lotta sull’interpretazione di tali diritti e spesso una grossa discrepanza tra ciò che uno Stato proclama nelle solenni conferenze internazionali, e le sue politiche interne.In termini più generali, anche se il ‘diritto alla vita’ è il primo e il principale diritto umano secondo la Dichiarazione Universale, la maggior parte degli stati europei ha da molti decenni inserito l’aborto nei propri codici legislativi. Anche se il diritto di sposarsi è definito dalla stessa Dichiarazione come un diritto di ‘ogni uomo e di ogni donna’, il ‘matrimonio’ tra omosessuali si sta facendo sempre più strada negli stati europei. Anche se i figli hanno il diritto di conoscere e di essere allevati dai genitori naturali o in situazioni analoghe, secondo la Convenzione per i Diritti dei Minori (1989), questo diritto sembra ignorato quando i bambini sono ‘prodotti’ da donatori anonimi. Anche se la Dichiarazione delle Nazioni Unite prevede il diritto a una speciale protezione sociale per madre e figlio, la maternità è spesso considerata uno svantaggio per le donne sul mercato del lavoro europeo e le madri sono oggetto di discriminazione. Anche se la famiglia ha diritto a un reddito sostenibile, a un salario equo, secondo la Dichiarazione, i diritti del lavoro vengono sempre più trascurati negli stati europei e la tassazione individuale si prende gioco del concetto di ‘reddito familiare. Anche se la libertà religiosa prevede il diritto al culto pubblico e privato, i musulmani sono guardati con sospetto e contrarietà se vogliono erigere una moschea e le altre religioni, compresa quella predominante in Europa, il cristianesimo, sono spesso confinate alla sfera privata. Come abbiamo detto, assistiamo ad una situazione curiosa; a un paradosso, nelle molte discrepanze esistenti tra i diritti umani professati, specialmente all’estero, e la realtà politica di casa propria, in Europa. Il paradosso della moderna democrazia europea è proprio questo: professiamo e imponiamo i diritti umani in tutto il pianeta, ma ci rifiutiamo di definire la sostanza di questi diritti a casa nostra.