BELGIO

Scoprire i molti “sì”

I vescovi: la Chiesa non è una matrigna che rimprovera

“Non sapete dunque interpretare i segni dei tempi?”: questo, tratto da un versetto del Vangelo di Matteo, è il titolo scelto dai vescovi del Belgio per l’opuscolo pubblicato alla vigilia della Pasqua, non con l’obiettivo, si legge nell’introduzione, “di diffondere dichiarazioni clamorose ma, piuttosto, di rammentare che, contrariamente all’opinione di alcuni, la Chiesa non è una matrigna che passa il tempo a rimproverare i suoi”. “Troppo spesso – ha affermato nei giorni scorsi l’arcivescovo di Bruxelles, card. GODFRIED DANNEELS, presentando il documento in conferenza stampa nell’ospedale Saint-Jean della capitale, dove si era recato in visita ai malati la Chiesa è stata identificata con il no e l’interdizione. Dietro ogni no – ha invece precisato il cardinale – si cela un valore positivo”. MESSAGGIO POSITIVO. A chi si chiede: “Quando parla, la Chiesa non dice troppi no a quanto accade nel mondo? Lo ama veramente?”, i presuli rispondono ponendo in rilievo “i valori positivi proposti dalla Chiesa e, solo dopo, gli aspetti negativi. Si tratta – spiegano – di stabilire il cammino, piuttosto che di piantare picchetti a destra e a sinistra”. Per i vescovi “ogni no nasconde un ” e “i cristiani dispongono di molte risorse per rendere l’uomo più felice e la società più vivibile”; a questo fine “i valori evangelici sono indispensabili”. In undici capitoli il documento propone il punto di vista della Chiesa su diversi aspetti dell’attualità sottolineando che “il messaggio della Chiesa è, innanzitutto, un messaggio positivo”. Richiamando, ad esempio, l’enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est, i presuli la definiscono “una ventata di aria fresca, per i credenti e per tutti gli altri. In essa si parla in positivo dell’amore erotico, ancorché esso debba essere purificato e nobilitato”. Dunque, “ciò non vuol dire – si legge nel documento – che sia permesso tutto, ma non bisogna dimenticare che quanto viene proibito è l’aspetto negativo di un valore positivo”. NO ALLA MORTE; SÌ ALLA VITA. E ancora: “la Chiesa difende la vita in tutte le sue forme; quando essa dice no, è alla morte che si riferisce”. Ma la Chiesa si pronuncia anche “con gratitudine e ammirazione” verso il creato e richiama l’uomo alle proprie responsabilità al riguardo. Essa, proseguono i vescovi “è sempre abitata da una disposizione al perdono e alla compassione” per “la debolezza, le cadute e il rialzarsi dell’essere umano” perché “la fede cristiana professa un ottimismo profondo e intangibile” nei confronti delle potenzialità dell’uomo, della sua intelligenza, della scienza e della cultura”. Quanto alla politica, “la Chiesa non può disinteressarsene – chiariscono i presuli – Essa, infatti, pur non intervenendo direttamente sull’ordinamento dello Stato, sulla legislazione o sui poteri esecutivi e giudiziari” deve rammentare allo Stato stesso che “prima dell’etica di fatto che esso preconizza per i cittadini, esiste un ethos prepolitico” fondato sui valori “della dignità della persona umana”, e che “non è la maggioranza parlamentare a stabilire la verità”. IN POLITICA. “I politici cattolici – è il monito dei vescovi – non possono lasciare la propria coscienza nell’armadio”. “Quando vengono votate leggi in contrasto con i principi cristiani – spiega il documento -, la coscienza dei politici cattolici può trovarsi di fronte a un dilemma”. Premettendo che “la coscienza cristiana ben formata non consente ad alcuno” di sostenere “l’approvazione di programmi politici o di leggi” in contrasto con i principi della fede, il magistero della Chiesa, spiegano i vescovi, ammette che “un parlamentare, la cui opposizione personale in materia sia manifesta a tutti, possa offrire il proprio sostegno a proposte volte a limitare i danni causati da tali programmi politici o progetti di legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica”. Il documento si sofferma inoltre sul concetto di “laicità aperta”. A differenza della “laicità chiusa, che arriva spesso a combattere la religione” e sostiene una neutralità che appare “piuttosto un monopolio” teso “a porre la religione sotto la tutela dell’ideologia”, la laicità aperta sostiene “l’essere umano e contribuisce all’umanizzazione della vita sociale” mettendo in pratica “il principio della separazione tra Chiesa e Stato”. NEI MEDIA. “La Chiesa non può non far parte della società dei media” perché essi “sono un potente strumento per la diffusione del suo messaggio” si legge ancora nel documento. Di qui l’invito a “partecipare a forum e a dibattiti pubblici senza rivendicarvi uno spazio privilegiato”. La Chiesa, continuano i vescovi, “dovrà fornire un’informazione corretta e aperta” e dovrà “dedicare attenzione e mezzi alla formazione” degli operatori della comunicazione. “Internet – concludono i presuli – è un canale che utilizziamo ancora troppo timidamente e nel quale occorre investire di più”.