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Storia d’Europa e storia del Medio Oriente
Cinquant’anni dopo la firma dei Trattati di Roma, è piuttosto abituale presentare l’Europa come un gigante economico e un nano politico, particolarmente al livello di politica internazionale. E’ vero che il fallimento del progetto di trattato costituzionale, le differenze notevoli di analisi sul mondo dei diversi Paesi dell’Unione europea, le loro divisioni anche di fronte agli Stati Uniti e al ruolo che questi debbono tenere nel mondo, sembrano confermare tale osservazione. L’Europa dovrebbe allora accontentarsi di un ruolo di spettatore dinanzi al mondo, al massimo un ruolo di supplenza degli Stati Uniti quando questi lo vogliono. Eppure l’Europa potrebbe svolgere il ruolo pacificatore che tanti popoli aspettano e sperano, in particolare in Medio Oriente. Questo accade quando gli Stati europei forniscono la maggioranza delle truppe della Finul, la forza Onu spiegata nel sud libanese dal settembre 2006. Ma sopratutto potrebbe agire in due direzioni, tutte e due a partire dalla sua esperienza storica, che fu assai spesso piuttosto dolorosa. La prima sarebbe l’azione di rafforzamento dell’Onu, per ricordare il peso del diritto internazionale, e mai soddisfarsi dell’indebolimento delle istituzioni internazionali. Criticare, farsi beffe dell’Onu è troppo facile, ma non c’è altra scelta possibile per il mondo che farne un vero luogo di dialogo e di cooperazione. Di fronte al disprezzo della diplomazia americana nei confronti dell’Onu, la responsabilità dell’Europa che è stata pioniere nell’accogliere, dopo la Prima Guerra mondiale, le prime istituzioni internazionali, è di ricordare senza sosta il suo carattere insostituibile.La seconda direzione sarebbe quella della riconciliazione. La storia dell’Europa dal 1950 lo insegna: è possibile dire ‘no’ a un destino, a lotte secolari per costruire insieme qualche cosa di nuovo, per edificare un avvenire comune. Il concetto di nemico ereditario si rivela non operativo: l’Ue è qui per dimostrarlo molto concretamente. Ci sono tra i suoi membri tanti nemici ereditari: Francia e Inghilterra, Germania e Francia, Romania e Ungheria, Italia e Austria, Germania e Polonia. Il ritorno da un viaggio in Terra Santa, in Israele e Palestina, lascia un sentimento di disperazione. Tra la sete di terra dei palestinesi, le loro umiliazioni sofferte da tanti anni, la volontà degli israeliani di avere la loro propria Terra, la loro necessità assoluta di sicurezza, l’osservatore conclude nell’impossibilità di trovare una soluzione ragionevole che rispetti i diritti degli uni e degli altri. Eppure la risposta sta nella storia e nello spirito degli europei cioè in questa doppia esperienza della cooperazione internazionale e della riconciliazione/perdono che ha assicurato un periodo di pace mai conosciuto così in Europa. In un momento piuttosto di pessimismo sul funzionamento dell’Europa, bisogna ricordare quindi non soltanto le sue responsabilità, ma sopratutto le sue esperienze storiche che le permettono senza nessun dubbio di occupare un posto centrale nelle attese del mondo. I Papi non hanno mai smesso di sottolineare il ruolo dell’Europa come ‘fanale’ del mondo. Paolo VI come Giovanni Paolo II, durante i loro viaggi presso le organizzazioni internazionali (Onu, Unesco, Fao, Oit, ecc.) hanno sempre donato agli europei un messaggio di impegno a servizio del mondo. Riproporre tale esempio rileva probabilmente dell’utopia. I diplomatici diranno che la pace deriva soltanto da lunghi negoziati. Ma quando l’odio, l’incomprensione, la paura si impadroniscono di popoli, quando le soluzioni diplomatiche sono tutte fallite, allora bisogna lasciare il posto agli utopisti e ai profeti. I costruttori dell’Europa unita sono stati utopisti e profeti. Il problema è di sapere se ce ne sono in Medio Oriente.