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Non chiudere il cielo

Giovanni Paolo II e la passione per l’Europa

Giovanni Paolo II non ha mai nascosto la sua “passione” per l’Europa: sono quasi mille gli interventi che ha dedicato totalmente o in parte ad essa. “Parlano” molto anche i suoi gesti simbolici e le sue decisioni: dalla messa celebrata presso Auschwitz nel giugno 1979, al discorso alla Porta di Brandeburgo (Berlino), nel giugno 1996, al ruolo dato ai santi Benedetto, Cirillo e Metodio, affiancati nel 1999 da Edith Stein, Brigida di Svezia e Caterina da Siena. Per l’Europa ha voluto due assemblee speciali del Sinodo dei vescovi: nel 1991 e nel 1999. Nel giugno del 2003 ha reso pubblica la lettera apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa. L’Europa di Giovanni Paolo II, di cui il 2 aprile scorso si è celebrato il secondo anniversario della morte, ha grandi orizzonti: è quella espressa con la famosa metafora dei “due polmoni”, dall’Atlantico agli Urali ed è quella dilatata sulla fratellanza universale: “Dire Europa deve voler dire apertura… L’Europa non può ripiegarsi su se stessa. Essa non può né deve disinteressarsi del resto del mondo … altri paesi, altri continenti, si aspettano da essa iniziative audaci per offrire ai popoli più poveri i mezzi per il loro sviluppo e la loro organizzazione sociale, e per edificare un mondo più giusto e più fraterno” (Ecclesia in Europa, n.111). Solo la storia sarà in grado di dirci il contributo di Giovanni Paolo II per la caduta del muro.Una preoccupazione del grande Papa circa la costruzione europea è stata quella delle fondamenta. “Occorre ribadire con forza che la dignità della persona umana è radicata nel disegno del Creatore, così che i diritti da essa fluenti non sono soggetti ad interventi arbitrari delle maggioranze, ma vanno da tutti riconosciuti e mantenuti al centro di ogni disegno sociale e di ogni decisione politica” (30 marzo 2001). Per l’edificazione delle fondamenta è decisiva la religione: “se qualcuno intendesse marginalizzare le religioni che hanno contribuito e ancora contribuiscono alla cultura e all’umanesimo dei quali l’Europa è legittimamente fiera” ciò “sarebbe al tempo stesso un’ingiustizia e un errore di prospettiva” (10 gennaio 2002). Ma “la mia preoccupazione più grande per l’Europa è che essa conservi e faccia fruttificare la sua eredità cristiana” (23 febbraio 2002). “L’Europa è stata battezzata dal cristianesimo; e le nazioni europee, nella loro diversità, hanno dato corpo all’esistenza cristiana” (5 ottobre 2002). “L’incontro tra il Vangelo e le culture ha fatto sì che l’Europa diventasse un ‘laboratorio’ dove, nel corso dei secoli, si sono consolidati valori significativi e duraturi” (15 febbraio 2004). “La Chiesa ha da offrire all’Europa il bene più prezioso, che nessun altro può darle: è la fede in Gesù Cristo, fonte della speranza che non delude… Sì, dopo venti secoli, la Chiesa si presenta all’inizio del terzo millennio con il medesimo annuncio di sempre, che costituisce il suo unico tesoro: Gesù Cristo è il Signore; in Lui, e in nessun altro, c’è salvezza (cfr At 4, 12). La sorgente della speranza, per l’Europa e per il mondo intero, è Cristo” (Ecclesia in Europa, n.18). “Europa, apri le porte a Cristo … Ritrova te stessa. Sii te stessa. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici… Ritrova la tua anima” (9 novembre 1992). L’amore di Giovanni Paolo II per l’Europa, il suo “stare dentro” la sua storia, il suo insistere che non c’è futuro per l’Europa senza le radici cristiane, nasce dalla responsabilità di non chiudere il cielo dell’Europa nei puri confini del terrestre e del mortale, che finalmente coinciderebbe con il non senso. Giovanni Paolo Il si è impegnato senza riserve per tenere un cielo aperto e azzurro sul nostro continente, per una trascendenza ed un mondo di valori, radicati nel Vangelo, che ha visto come la via per disinnescare l’odio e per realizzare pienamente la persona umana e la sua felicità.