FAMIGLIA

Un patto europeo

La famiglia al centro del Cese

Un “Patto europeo per la famiglia”: lo invoca il Cese, Comitato economico e sociale, organo consultivo dell’Ue con sede a Bruxelles, mediante un “parere esplorativo” stilato su richiesta di Ursula von der Leyen, ministro federale tedesco per la famiglia. Ma non è l’unica novità in questo campo, rimasto pressoché assente dal dibattito comunitario negli ultimi anni. IL PILASTRO DEL MODELLO SOCIALE UE. La scorsa settimana un gruppo di eurodeputati, appoggiato da associazioni e ong che si occupano di temi sociali, ha approvato una risoluzione intitolata “La famiglia è il pilastro del modello sociale europeo”, stesa in vista del quarto Congresso mondiale delle famiglie, che si terrà a Varsavia (Polonia) dall’11 al 13 maggio. La presidente dell’intergruppo famiglia al Parlamento Ue, la greca MARIE PANAYOTOPOULOS CASSIOTOU , spiega: “Abbiamo steso un testo per contribuire ai lavori che si svolgeranno a Varsavia. Elenchiamo alcuni punti fermi sui quali si dovrebbe a nostro avviso riflettere. Affermiamo ad esempio che il matrimonio è il fondamento della famiglia; che questa garantisce i diritti dei bambini; che è il luogo ove si esercita la complementarietà fra donna e uomo”. Altri capitoli sono dedicati alla famiglia quale fondamento della società, come ambito delle relazioni intergenerazionali e come “investimento economico e sociale”. La risoluzione ribadisce il principio di sussidiarietà, secondo il quale le politiche familiari devono essere decise a livello nazionale, “anche se – puntualizza l’eurodeputata slovacca ANNA ZÁBORSKÁ – occorre promuovere la famiglia anche nel quadro legislativo e nelle politiche dell’Unione europea”. LE PROSSIME TAPPE. Tornando al testo varato dal Comitato economico e sociale il 14 marzo, il relatore, il francese STÉPHANE BUFFETAUT , spiega che esso “propone in particolare la stipula di un Patto europeo per la famiglia” e “la fissazione di un importo minimo per gli stanziamenti pubblici destinati alla famiglia e ai figli”. La riflessione, sorta su impulso della presidenza di turno del Consiglio Ue, si ricollega al documento approvato di recente dalla Commissione Barroso sulla situazione demografica in Europa (segnata da denatalità e invecchiamento della popolazione) e alle sollecitazioni giunte dal summit dei capi di Stato e di governo di marzo: nelle Conclusioni della presidenza si parlava – un po’ a sorpresa – della necessità di creare una “alleanza per la famiglia” in Europa. Sul tema si attendono ora altri sviluppi: il 10 maggio, infatti, l’Esecutivo Barroso dovrebbe adottare una comunicazione intitolata “Un sostegno alla famiglia europea”; il 27 successivo è previsto un incontro tra i 27 ministri comunitari che si occupano di famiglia per dar seguito alle indicazioni del collegio dei commissari e alle stesse Conclusioni del vertice di primavera. MENO IDEOLOGIA, PIÙ AIUTI CONCRETI. Il testo varato dal Cese intende avviare una politica comunitaria rafforzata sul versante della famiglia, “evitando scontri ideologici” e concentrandosi piuttosto “sugli aiuti concreti che possono essere indirizzati ai nuclei familiari, anche in considerazione della decrescente natalità che si rileva in Europa”. Per fronteggiare l'”inverno demografico” del vecchio continente (espressione che si deve al demografo francese GERARD FRANÇOIS DUMONT , già rettore della Sorbona, che ha collaborato alla stesura del parere), il documento chiede “la tempestiva attuazione di numerose misure tra loro coordinate in campo sociale, economico e ambientale, nonché in materia di politica familiare e di parità tra i sessi”. L’Ue dovrebbe, secondo i 344 membri dell’Assemblea Cese, “presentare un piano d’azione articolato su più anni che proponga gli interventi già collaudati da alcuni Stati membri”. La Commissione è invitata dal canto suo a “istituire un vero e proprio registro europeo” in cui “riunire le buone prassi sulla conciliazione della vita familiare e professionale, le politiche specifiche a favore di madri e padri che si fanno carico delle proprie responsabilità familiari”. I MODELLI FRANCESE E SVEDESE. Fra gli impegni che il Cese chiede alle istituzioni comunitarie (Consiglio, Parlamento e Commissione), figurano diversi punti: “affermare la volontà degli Stati membri di adoperarsi per attuare politiche che tengano conto del numero di figli desiderati dalle coppie nell’Ue” e stanziare adeguate risorse finanziarie destinate ai nuclei familiari. Inoltre, “il Comitato invita gli Stati membri a impegnarsi ad adottare misure all’insegna della continuità e della sostenibilità a favore dell’infanzia e della famiglia, poiché la continuità di questo tipo di interventi è una delle chiavi del loro successo”. Tra gli esempi nazionali considerati quali punti di riferimento per favorire la natalità, sono stati indicati il sistema francese e quello svedese, “dove – spiega Buffetaut – registriamo elevati tassi occupazionali femminili, senza per questo pregiudicare la natalità, che anzi registra segnali di forte ripresa”.