La stampa tedesca segue attentamente la vicenda dei marines britannici fermati dall’Iran: “ L’ultimo conflitto tra Gran Bretagna e l’Iran è ad alta combustione“, commenta la FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG (29/03). “ Oggi Londra, così come l’intero Occidente e il resto del mondo, hanno a che fare con un Iran non più tanto distante da una posizione preminente nel Golfo Persico. La lite sui soldati arrestati deve essere risolto con l’ausilio della diplomazia internazionale, prima di avere strascichi che nessuno vuole. Nonostante tutti gli antagonismi, la Germania, che intrattiene tradizionalmente buone relazioni con Teheran, potrebbe forse fornire un aiuto politico“. “ In Teheran abbiamo a che fare con un ‘regime canaglia’ che sembra voler sabotare tutte le possibilità di pace nel Golfo e in tutto il Medio Oriente“, scrive DIE WELT . “ Il Presidente Ahmadinejad è capace di tutto, soprattutto di un disprezzo dimostrativo della comunità dei popoli… Ma che giocasse col fuoco anche con una certa dose di stupidità, ci è nuovo. Dall’attacco illegale al gruppo di sorveglianza britannico di venerdì scorso, dobbiamo mettere nel conto anche la stupidità“. […] “ Intorno all’Iran si sta cristallizzando una crisi arginabile solo con la solidarietà. Farla mancare, solo perché nella questione irachena i tedeschi sono di diverso parere rispetto a Washington e Londra, sarebbe altrettanto stupido“. Max Hastings, dalle colonne del quotidiano britannico THE GUARDIAN (27/03), osserva che “la reazione internazionale alla cattura dei marines sul Shatt-al-Arab offre la misura della nostra perdita di autorità morale”. “Le nazioni europee – prosegue – hanno sempre creduto che” la politica “più plausibile con l’Iran” fosse quella di “ persuadere i loro leader meno violenti che in cambio di atteggiamenti moderati, l’occidente avrebbe offerto generose ricompense”, mentre “ la cattura dei marines britannici suggerisce che gli iraniani ritengono l’intransigenza più efficace dei negoziati”. Secondo l’analista , “dopo aver tratto ogni vantaggio possibile in termini di propaganda, probabilmente Ahmadinejad rilascerà i marines. Sarebbe prematuro ritenere questo episodio una grave crisi”; “i problemi veri sono il coinvolgimento dell’Iran nel terrorismo e il suo programma di distruzione di Isarele e di acquisizione di armi nucleari”. “Fino a che” conclude Hastings, prevarrà nel Paese questa strategia basata “sulla capacità di violenza e distruzione, sciagure molto peggiori sono in vista per la stessa popolazione iraniana e per il resto del mondo”. “Prigionieri della trappola irachena. Possiamo descrivere altrimenti lo stallo sanguinoso e politicamente letale in cui si trovano l’amministrazione americana e i suoi soldati?” si chiede Giorgio Ferrari in un editoriale del quotidiano cattolico italiano AVVENIRE (29/03), riferendosi ai massacri che avvengono quotidianamente nel Paese. Per l’editorialista “niente lascia pensare che la situazione possa cambiare. Non stupisce quindi come il Congresso americano abbia bocciato la legge di spesa sul rifinanziamento delle missioni militari americane” fissando “ una scadenza per il ritiro dei soldati dall’Iraq entro il 31 marzo 2008. Il presidente Bush porrà il veto, il rifinanziamento finirà per passare, ma la trappola irachena resta intatta: andarsene per Washington è strategicamente e politicamente impensabile, rimanere significa affrontare ogni giorno l’orrore di una catena di lutti senza fine. O, come ha detto Bush, la battaglia contro il male assoluto. Ma forse l’analisi va finalmente rivista”. Il quotidiano cattolico francese LA CROIX (28/03) dedica ampio spazio allo storico accordo siglato il 26 marzo nell’Irlanda del Nord tra Ian Paisley, leader del partito protestante più radicale, e Gerry Adams, leader dello “Sinn Fein” (Ira). Intervistato dal quotidiano, il cardinale Cahal Brendan Dali, già primate d’Irlanda, afferma: “ I due firmatari sono stati considerati degli estremisti. Oggi non vi è più nessuno che possa infrangere questo accordo” mentre, “se a firmarlo fossero stati dei moderati, gli estremisti si sarebbero sentiti isolati” . “Penso a quanti, in tutto il mondo, hanno pregato per questo giorno, cattolici e protestanti, separati o insieme, a quanti hanno lavorato e fatto sacrifici per la pace” aggiunge il porporato, convinto che “questa nuova situazione richiede un mutamento di atteggiamento e di pensiero” per superare “le difficoltà”. Per il cardinale il dialogo è importante, e “non per essere forzatamente d’accordo, ma almeno per capirsi”. “I giovani polacchi considerano peccato più grave… il furto dell’automobile” e “in confessionale, tacciono sulla loro vita sessuale” , scrive il mensile dei padri domenicani LIST (marzo 2007). “Questi giovani sono credenti, membri della Chiesa cattolica, ma considerano il cristianesimo un affare privato. I sociologi affermano che l’uomo d’oggi tende a considerare la religione alla stregua della spesa al supermercato: accetta quello che gli sembra attraente, respinge ciò che può essere considerato superfluo…Incoraggiato sin dalla nascita a prendere decisioni autonome”, egli trova “difficile accettare” di “comportarsi diversamente nel campo della religione”.