PARLAMENTO EUROPEO

Il “dopo” Berlino

La sessione parlamentare del 28 e 29 marzo

Le recenti celebrazioni dei 50 anni dell’Unione e la Dichiarazione di Berlino; la politica estera comune sullo scacchiere mondiale e la situazione in Kosovo; la riforma del bilancio comunitario. Ma anche i prodotti biologici, il futuro del football e la sicurezza nei mari. Nel carnet della sessione parlamentare svoltasi a Bruxelles il 28 e 29 marzo spiccano vari argomenti, anche se nelle sedi istituzionali in settimana hanno tenuto banco soprattutto gli arresti per sospetta frode ai danni delle casse Ue. Le indagini dell’Olaf, l’organismo antifrode della Commissione, proseguono in Belgio, Finlandia, Italia, Francia e Lussemburgo. “IL MONDO NON CI ASPETTA”. A Berlino “ho detto che il mondo non aspetta l’Europa. Dobbiamo muoverci insieme, in modo incisivo, per raggiungere un accordo” sulle riforme interne e “per un’azione su scala globale per tutelare i nostri valori”. ANGELA MERKEL , cancelliera tedesca e presidente di turno Ue, è intervenuta all’Europarlamento per illustrare i risultati del summit svoltosi lo scorso fine settimana. “Con la Dichiarazione di Berlino – ha affermato la Merkel – abbiamo celebrato mezzo secolo di successi” dell’Europa comunitaria, che tuttavia ora ha di fronte nuovi scenari. “Ecco perché entro il 2009 dobbiamo arrivare a una base rinnovata dell’Unione”: la presidenza in esercizio proporrà pertanto al vertice di giugno un preciso calendario per il rilancio costituzionale. L’oratrice si è quindi soffermata su tre “vertici importanti che ci attendono”: quello del 30 aprile con gli Stati Uniti, “in cui tratteremo del partenariato economico transatlantico”, di energia e cambiamento climatico; quindi il G8 di giugno e l’incontro con il presidente russo Putin, sulla questione energetica. La Merkel si è soffermata sulla “gravosa situazione umanitaria nel Darfur”, spiegando che agirà presso il Consiglio di sicurezza Onu “per trovare una soluzione alla grave crisi in corso”. COMMISSIONE, DOPPIA STRATEGIA. In emiciclo è intervenuto quindi il capo dell’Esecutivo, JOSÉ MANUEL BARROSO , secondo cui “la Dichiarazione approvata a Berlino impegna di nuovo l’Europa a perseguire i suoi valori” e a mostrare un “pragmatismo costruttivo” che mostri “risultati utili per i cittadini”. Il politico portoghese ritiene un “successo” la “twin track strategy”, proposta dalla Commissione “per trovare una soluzione alla crisi istituzionale: garantire da una parte il raggiungimento di risultati concreti e contemporaneamente avanzare con le riforme”. Per Barroso “i risultati ottenuti in materia di energia e clima” durante il Consiglio Ue di inizio marzo, “hanno favorito il successo della Dichiarazione di Berlino, il cui testo dimostra la possibilità di trovare una soluzione istituzionale prima delle prossime elezioni europee”. Il capo dell’Esecutivo s’è detto convinto che “tali riforme sono necessarie per affrontare problemi transfrontalieri quali immigrazione, i cambiamenti climatici e la competizione globale”. CALCIO: TROPPI SOLDI E VIOLENZA NEGLI STADI. Lo sport europeo, e il calcio in particolare, “costituisce una parte inalienabile della identità e della cittadinanza europea”. IVO BELET , deputato belga, è l’autore di una delle due relazioni discusse in questi giorni dal Parlamento. Nel documento si assegna rilevanza “sociale” al football, ma si riconosce al contempo “la necessità di uno sforzo comune, da parte degli organi di governo del calcio e delle autorità politiche, teso a contrastare taluni sviluppi negativi”, tra i quali “l’eccessiva commercializzazione e la concorrenza sleale che ne deriva”. Secondo la relazione Belet, sottoposta agli eurodeputati, il futuro del calcio professionistico “è minacciato dalla crescente concentrazione della ricchezza economica e del potere sportivo”. Da qui l’invito agli Stati membri, alle autorità calcistiche e alla Commissione – che sta preparando un Libro bianco sullo sport – ad “affrontare la necessità di misure correttive, tenendo presenti le raccomandazioni contenute nella Valutazione indipendente sullo sport europeo 2006”. Una seconda relazione riguardava invece il tema della lotta alla violenza negli stadi. TURCHIA ED ECONOMIA. Altre due notizie hanno richiamato attenzione nei giorni scorsi a Bruxelles. La prima riguarda la ripresa dei negoziati tra Ue e Turchia, dopo lo stop decretato dai 27 lo scorso dicembre. Le trattative (che complessivamente riguardano 35 capitoli), si concentrano ora sulla politica industriale e le imprese. A maggio potrebbero essere estese ad altri dossier, fra cui quello sugli affari monetari. Luci puntate, inoltre, sul rapporto trimestrale di Eurolandia, pubblicato giovedì 29 marzo dalla Commissione, secondo il quale nel 2006 si è registrata la “migliore crescita economica dal 2000”. Un’annata positiva anche sul fronte occupazionale, con la Germania a fare da traino alla ripresa produttiva. Il trend potrebbe rallentare nel 2007, pur permanendo “prospettive favorevoli” per i mercati Ue.