FAMIGLIA

Italia: i vescovi per la famiglia

Si sono chiusi il 29 marzo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, riunitosi per la prima volta sotto la guida del neopresidente, l’arcivescovo di Genova mons. Angelo Bagnasco. Tra i temi affrontati dai vescovi, quello della tutela della famiglia all’interno del quale si colloca la riflessione sui “Dico”, il disegno di legge sui diritti dei conviventi varato dal governo italiano e ora all’esame del Parlamento. Al riguardo, il 28 marzo il Consiglio permanente ha diffuso una nota pastorale, nella quale “la legalizzazione delle unioni di fatto” viene definita “inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale e educativo”. “Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta – si legge nel documento – l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia” perché toglierebbe “al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro”. Ma “un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile”. Di qui il richiamo dei vescovi: “Il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro” qualsiasi “progetto di legge favorevole al riconoscimento delle unioni omosessuali”, e “sarebbe incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto”. Il cristiano “è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l’insegnamento del Magistero”, precisa ancora la Nota; pertanto, come afferma la Congregazione per la dottrina della fede, egli “non può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”. Di qui l’invito conclusivo “a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni”. Dopo aver espresso nella sua prolusione “vivissima gratitudine” al Papa per la propria nomina, con riferimento al 50° anniversario dei Trattati di Roma celebrato nei giorni scorsi, mons. Bagnasco si è unito a Benedetto XVI e a quanti hanno auspicato “il pubblico riconoscimento” delle “radici cristiane dell’Europa”.