Incontro del Pe e delle assemblee nazionali
“L’Unione europea ha bisogno di più politica”. Il leit-motiv ha caratterizzato il convegno intitolato “Che cosa manca all’Europa?”, promosso dal Parlamento europeo e dalle assemblee degli Stati membri per celebrare il cinquantesimo della firma dei Trattati istitutivi della Cee. L’incontro prevedeva una prima giornata di studi, il 22 marzo, presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole (Firenze) e una seconda tornata il 23 marzo a Roma. I lavori, divisi in tre sessioni (politica, economia, società) sono stati introdotti da Yves Mény, presidente dell’Istituto universitario e da Fausto Bertinotti, presidente della Camera dei deputati italiana. ISTITUZIONI E CITTADINI. SIMON HIX , docente alla London School of Economics, ha svolto la prima relazione. “Occorre più politica nell’Ue – ha spiegato Hix – per andare oltre il mercato comune, per mediare tra le conflittualità che le riforme economiche generano, ma anche per far comprendere ai cittadini quali sono gli obiettivi che le istituzioni Ue perseguono e quali soluzioni intendono adottare per rispondere alle esigenze della gente”. “Tutto ciò richiede di individuare degli schieramenti partitici transazionali, posizioni differenziate tra destra e sinistra. Una vera politica dell’alternanza che si manifesti durante le campagne per l’elezione del Parlamento di Strasburgo, cosa che invece oggi non avviene, perché in quelle occasioni i partiti parlano solo di temi nazionali”. Una tesi per certi aspetti opposta a quella di Hix è stata sostenuta da STEFANO BARTOLINI , direttore del Centro Schuman dell’Iue. “L’Ue dovrebbe anzitutto dare risposte istituzionali convincenti ai problemi dei cittadini anziché concentrarsi su una maggiore politicizzazione della Commissione o dell’Europarlamento”. AMBIENTE, DIALOGO INTERRELIGIOSO. Ampio il dibattito seguito alle sei relazioni ufficiali, due per sessione. HANS-GERT POETTERING , presidente dell’Assemblea di Strasburgo, ha affermato che “l’Ue è oggi una realtà composita, con 27 Stati aderenti e 500 milioni di cittadini”. In questa situazione, “si devono sottolineare i principi di fondo irrinunciabili per costruire l’unità”: anzitutto “la solidarietà” tra gli Stati e i popoli; quindi la “pazienza, per comprendere problemi complessi, per cercare soluzioni condivise e perseguirle concretamente”; inoltre “c’è bisogno di fiducia nell’Europa comunitaria”, che in cinquant’anni ha già ottenuto significativi successi ma che “ha di fronte a sé nuove sfide”. RENÉ VAN DER LINDEN , presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ha invece ricordato come “spesso i politici usino l’Ue come pretesto, scaricando sull’Europa problemi nazionali che non intendono risolvere o per mietere vantaggi elettorali”. Inoltre, secondo il politico olandese, “è tempo di coinvolgere di più la società civile e quei soggetti intermedi in grado di promuovere l’integrazione europea nei loro specifici settori: pensiamo all’ambiente o al dialogo interreligioso”. MERCATO UNICO ED EUROPA SOCIALE. “I paesi membri dell’Unione europea devono avere il coraggio di comunitarizzare di più le loro economie”, ciò per evitare “il rischio di restare schiacciati da una parte dalla globalizzazione e dall’altra dai risorgenti nazionalismi”. LOUKAS TSOUKALIS , presidente della Fondazione ellenica per gli affari esteri, nel suo intervento al convegno per il cinquantesimo dell’Ue di Fiesole, ha espresso dubbi sul fatto che in un mercato integrato le politiche fiscali possano rimanere di esclusiva competenza nazionale (invocando poi un’imposta comunitaria per “sostenere il magro bilancio Ue”); “ma è certo – ha aggiunto – che mentre abbiamo una politica monetaria centralizzata, non disponiamo di un vero governo dell’economia”. Dal canto suo JEAN-PAUL FITOUSSI , dell’Istituto di studi politici di Parigi, ha ricordato che l’Unione “è l’economia più grande la mondo”. “Ma se negli ultimi dieci anni il Pil europeo è cresciuto del 36%, quello Usa è aumentato del 60% e quello asiatico complessivamente del 174%”. L’economista francese ritiene positivo “che i paesi poveri crescano più rapidamente” dell’Occidente: eppure ciò dimostra che “la nostra è un’economia con grandi potenzialità inespresse”. In questa direzione Fitoussi invoca “profonde risposte strutturali”: “Bisogna assegnare più potere al Parlamento europeo, per gestire la politica monetaria assieme alla Banca centrale”. In secondo luogo, “serve più potere al Consiglio, per definire ogni anno quegli investimenti nazionali da detrarre dal calcolo del deficit di bilancio”, così da rafforzare le infrastrutture, la ricerca e “perseguire gli obiettivi della Strategia di Lisbona”. Ampio infine il confronto sul modello di sviluppo sociale dell’Ue: diversi partecipanti hanno insistito sulla opportunità di coniugare la costruzione del mercato unico con i sistemi sociali nazionali, per garantire una distribuzione più equa delle opportunità tra i cittadini e creare consenso nell’opinione pubblica verso la “casa comune”.