PARLAMENTO EUROPEO

Un destino condiviso

Intervista al presidente Pöttering

Da quando è stato eletto, lo scorso mese di gennaio, alla carica di presidente del Parlamento europeo, HANS-GERT PÖTTERING insiste sulla rilevanza di due appuntamenti per il futuro dell’Ue: le celebrazioni del cinquantesimo anniversario dei Trattati istitutivi, con la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo, e il summit di giugno, “per mettere a fuoco i prossimi passaggi politici e istituzionali sulla Costituzione”. Giurista tedesco, 61 anni, politico di lungo corso, Pöttering siede in emiciclo dal 1979; è stato per molti anni capogruppo dei Popolari, che gli riconoscono leadership autorevole ma anche grande capacità di mediazione. Sir lo ha intervistato alla vigilia del “compleanno” comunitario e in occasione dell’incontro con Benedetto XVI fissato per venerdì 23. L’Unione europea festeggia i suoi primi 50 anni di vita. Alle spalle ci sono successi evidenti ma anche errori e passi falsi. Quali sono, a suo avviso, le principali conquiste di mezzo secolo di integrazione? “L’idea di Europa unita è stata portata al successo soprattutto a partire dal Trattato di Roma firmato 50 anni fa. Essa è divenuta l’espressione esteriore di uno dei periodi più felici della nostra storia continentale. Quest’anno ha un particolare significato per tutti noi: commemoriamo mezzo secolo di destino condiviso, di pace e prosperità. Cose come il mercato comune, la moneta unica, la cittadinanza europea, lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia o anche il fatto di aver superato la divisione dell’Europa erano praticamente inimmaginabili solo fino a qualche anno fa”. Quali sono invece i principali errori commessi e gli insuccessi registrati? “L’Ue è avvertita come qualcosa di lontano dalla vita quotidiana: dobbiamo avvicinare l’Europa ai cittadini. La gente spesso crede che l’Unione corra troppo e che le decisioni vengano assunte senza tener conto del parere dell’opinione pubblica. È necessario agire in maniera trasparente e raggiungere risultati concreti, utili per i cittadini”. In un mondo globalizzato l’integrazione tra i popoli e gli Stati europei è ritenuto un processo necessario, irreversibile. Quali sono le decisioni e le azioni più urgenti per superare l’attuale impasse e rilanciare l’Ue? “L’Ue oggi, con 27 Stati membri e quasi 500 milioni di cittadini, ha bisogno di una riforma. Dobbiamo fare dei passi avanti perché non possiamo procedere con i Trattati attuali. Il Trattato costituzionale renderebbe possibile il funzionamento dell’Unione europea: ecco perché il Parlamento sostiene l’attuale presidenza del Consiglio Ue nel suo intento di preservare la sostanza del Costituzione, cioè la Parte prima sulle riforme e la Parte seconda sui valori”. Quale significato conferisce alla Dichiarazione di Berlino? “Il 25 marzo firmeremo un documento solenne per riaffermare i nostri valori e tracciare un percorso per il futuro: nel mondo in cui viviamo ci sono nuove sfide come il cambiamento climatico, il terrorismo, l’immigrazione, la globalizzazione, che possono essere affrontate solo dagli europei tutti insieme. Questo deve affermare la Dichiarazione”. Tra i “padri” dell’Europa riconosciamo diversi politici cristiani, che hanno impresso alla Comunità alcuni valori irrinunciabili. Lei ritiene che ancora oggi ci sia bisogno del contributo dei credenti per costruire l’Europa unita? “I padri fondatori del progetto europeo, come Robert Schuman, trassero chiaramente ispirazione dal cristianesimo. Tale eredità ha avuto un’influenza decisiva sulla storia che abbiamo alle spalle e ne ritroviamo l’essenza nella Carta che è in fase di ratifica; principi come la dignità della persona, il rispetto per i diritti umani, la solidarietà e la sussidiarietà si rispecchiamo nella Costituzione. Pensiamo inoltre alla Carta dei diritti fondamentali, anch’essa recepita nella Costituzione, con la sua specifica attenzione alla protezione della famiglia, dei bambini e degli anziani… Sono esempi concreti nei quali i valori cristiani vengono riaffermati. Anche in questo constato che il ruolo del cristianesimo è stato determinante nella vicenda comunitaria e debba rimanere tale anche in futuro”. Quale può essere il ruolo del dialogo interculturale e interreligioso per l’Ue di domani? “Il dialogo tra le culture è una delle più grandi sfide che abbiamo dinanzi. Del resto viviamo nel continente dove convivono le tre grandi culture e religioni: cristiana, ebraica e islamica. Abbiamo inoltre bisogno di stabilità e dialogo con i nostri vicini, specialmente con il mondo arabo; ciò significa costruire un ponte intellettuale e culturale attraverso il Mediterraneo. Negli ultimi anni ho visitato parecchi paesi arabi e mi sono convinto della necessità di questo dialogo. Vogliamo cooperazione, partnership e amicizia e il confronto si deve fondare sulla tolleranza e la verità: per me questo significa rispetto delle convinzioni degli altri pur mantenendo le rispettive identità e così coesistere in pace”.