Portogallo: il Nobel Yunus sul microcredito

Il 22 marzo, Muhammad Yunus, Premio Nobel per la pace 2006, terrà una conferenza a Lisbona sul tema “Il microcredito e il suo contributo alla pace”, organizzata congiuntamente dall’Aese (Scuola direttiva degli affari) e dalla Fondazione Calouste Gulbenkian. La relazione approfondirà alcune considerazioni già espresse in occasione del riconoscimento svedese, quando il creatore della Grameen Bank, o “Banca dei Poveri” aveva dichiarato che “le frustrazioni, l’ostilità e la rabbia generate dalla povertà e il degrado cui essa può condurre, non possono assicurare la pace in nessun tipo di società”. L’avvenimento è promosso anche dall’organizzazione che tutela l’accesso al microcredito in Portogallo, l’Associazione nazionale per il diritto al credito (Andc), che dal 1999 ha concesso 621 prestiti per un valore di 2.709.253 euro, contribuendo alla creazione di 720 opportunità di lavoro. Un recente studio preliminare condotto dal Centro studi di economia e gestione applicata (Cegea) dell’Università cattolica portoghese ha rilevato “l’efficacia di tale sistema d’aiuto come strumento di riduzione della povertà e della disoccupazione”. “L’impatto del microcredito sul salario delle persone che ne beneficiano varia dai 312 euro in su” – ha sottolineato Américo Mendes, coordinatore della ricerca – “inoltre, la creazione di un impiego stabile impedisce l’esclusione degli individui, con visibili miglioramenti nella situazione familiare, nella produttività e nell’inserimento sociale”. “Al fine di individuare e dare migliore appoggio ai destinatari di questo innovativo supporto finanziario”, l’Andc si propone di “rafforzare i rapporti di collaborazione con le istituzioni di solidarietà radicate nel territorio”. “C’è bisogno di una vera e propria rivoluzione culturale – sostiene il presidente Manuel Brandão Alves – manca ancora la consapevolezza che la povertà può essere combattuta con mezzi diversi da quelli esistenti. Determinate situazioni possono essere risolte con il microcredito, perché tale meccanismo è più dignitoso per le persone e più economico per la società”.