Polonia: “su misura d’uomo”

Nel corso della 339ª sessione plenaria della Conferenza episcopale polacca (13-14 marzo) i vescovi hanno approvato un documento che definisce la posizione della Chiesa in Polonia al riguardo del Trattato costituzionale europeo. Due sono “le fondamentali deficienze” che emergono dal Trattato: “la prima consiste nel mancato riferimento a Dio mentre la seconda nella necessità di sottolineare l’imprescindibile ruolo del cristianesimo nel processo di costruzione dell’Europa”. “Il riferimento a Dio comunica non solo la posizione della comunità europea nei confronti della religione, ma costituisce il richiamo che né il singolo né la maggioranza democratica dispongono di un potere assoluto nei confronti di un altro essere umano. L’imprescindibile ruolo del cristianesimo è fatto innegabile a carattere storico e culturale riferito anche al presente. Il trattato costituzionale non può non prenderlo in considerazione”. L’episcopato polacco inoltre esprime il suo apprezzamento nei confronti dei fautori di quelle idee che operano “in nome della costruzione dell’Ue su misura d’uomo, e in nome della verità storica”, e ricorda che “l’essere umano dotato dell’inalienabile dignità personale, dal concepimento alla morte naturale, deve essere soggetto, centro, principio e fine dell’Unione europea” e che “l’Unione in tutte le sue strutture ed iniziative deve essere al servizio di un integrale sviluppo della persona”. I vescovi polacchi ribadiscono altresì il principale ruolo della famiglia “basata sull’indissolubile legame tra l’uomo e la donna” e mettono in guardia di non “porre sullo stesso piano di matrimonio e famiglia altre unioni che sono la negazione della vera natura del matrimonio e della famiglia”.