CONSIGLIO D'EUROPA
Libertà di espressione e libertà di religione
Rapporto tra libertà di espressione e credo religiosi; lotta al terrorismo e sicurezza dei cittadini. Due questioni di estrema attualità sulle quali il Consiglio d’Europa promuove altrettante iniziative in calendario fra marzo e aprile.LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, RISPETTO DELLE RELIGIONI. “Blasfemia, insulti a carattere religioso e istigazione all’odio religioso”: è uno dei temi che saranno affrontati dalla Commissione per la democrazia attraverso il diritto, nota come Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa, che tiene la settantesima sessione il 16 e 17 marzo nella città italiana. “Libertà di espressione e libertà di religione non sono in contrasto tra loro; sono semmai due facce della stessa medaglia, entrambi diritti essenziali, aspetti irrinunciabili della convivenza pacifica e della vita democratica moderna”, spiega al Sir SIMONA GRANATA , alla guida del Segretariato della Commissione di Venezia. “È un tema, questo, che si impone in una realtà multiculturale”, chiarisce la giurista, che ricorda la risoluzione sulla libertà di espressione e il rispetto dei credo religiosi varata lo scorso anno dall’Assemblea parlamentare CdE. “Abbiamo svolto recentemente una ricerca sulle legislazioni esistenti in Europa su questo fronte – puntualizza Granata – e abbiamo trovato situazioni molto differenti”. Dieci i Paesi passati al vaglio degli esperti: Albania Austria, Belgio, Danimarca, Irlanda, Paesi bassi, Polonia, Romania, Turchia e Regno Unito. “Abbiamo riscontrato posizioni molteplici, fra chi insiste maggiormente sulla libertà di espressione e chi domanda più rispetto per i credenti e le loro sensibilità. Di certo è urgente allargare il dibattito coinvolgendo l’opinione pubblica e i mass media”.DIRITTI UNIVERSALI DA GARANTIRE. “Sarà difficile giungere a una posizione univoca sull’argomento – prosegue Granata -. Nei 46 paesi aderenti al Consiglio d’Europa si riscontrano realtà articolate: sul piano storico-culturale; per la compresenza o meno di diverse comunità religiose; per la composizione della popolazione” (ad esempio maggiore o minore immigrazione da paesi islamici). “Così le normative degli Stati riflettono tale complessità”. Certamente il tema è tornato più volte alla ribalta negli ultimi tempi in Francia, Belgio, Regno Unito, Turchia, Italia, Paesi Bassi… Emblematico il caso della pubblicazione su un giornale danese di vignette sul profeta Maometto che hanno scatenato reazioni di piazza in molti Stati a maggioranza musulmana. Frequenti nel vecchio continente anche gli attacchi alla sensibilità dei cristiani, gli atteggiamenti antisemiti o islamofobi. “Credo debba essere chiaro a tutti che non si tratta di difendere un mio diritto contro il tuo – spiega con chiare parole il capo divisione della Commissione di Venezia -. Siamo piuttosto dinanzi a diritti da tutelare sempre e comunque, perché in qualche modo speculari e sicuramente universali”. Granata anticipa infine che prossimamente verrà affrontato il tema dello “statuto giuridico delle chiese, delle comunità e dei gruppi religiosi” in Europa. La sessione della Commissione affronterà nel fine settimana anche diversi altri punti: la compatibilità dei sistemi di videosorveglianza con la tutela dei diritti umani; l’adozione di un parere sulla nuova costituzione serba; uno scambio di pareri con Gia Kavtaradze, ministro della giustizia georgiano. TERRORISMO, PERCHÉ? La seconda iniziativa targata Consiglio d’Europa si intitola “Terrorismo, perché?”: si tratta di una conferenza internazionale in programma il 25 e 26 aprile a Strasburgo, che “si occuperà delle condizioni favorevoli alla propagazione del terrorismo” e dunque alle possibili azioni preventive e di contrasto. Sono stati invitati 250 esperti (docenti universitari, rappresentanti politici e di Ong) che si confronteranno su tre temi principali: “ruolo del dialogo interculturale e interreligioso; politica estera e principio di responsabilità; cause remote del terrorismo”. TERRY DAVIS , segretario generale CdE, ha ricordato, in occasione della Giornata europea per le vittime del terrorismo (11 marzo): “Tre anni fa, 192 persone sono state uccise e oltre duemila sono rimaste ferite in uno degli attentati più gravi avvenuti in Europa. L’anniversario dell’attentato di Madrid rappresenta l’occasione per riaffermare la nostra solidarietà con le famiglie delle vittime e con il popolo spagnolo, ma anche per rinnovare il nostro appello affinché la cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo venga rafforzata”. I vertici del Consiglio d’Europa insistono affinché gli Stati ratifichino “con la massima priorità la Convenzione per la prevenzione del terrorismo del 2005. Tale strumento giuridico “definisce reati diverse azioni che portano ad atti di terrorismo, come l’istigazione e il reclutamento; rafforza, inoltre, la cooperazione fra gli Stati, modificando le disposizioni esistenti per l’estradizione. È uno strumento che permette di dare una risposta efficace alla minaccia del terrorismo ed è pensata per proteggere la vita e la libertà dei nostri cittadini”.