PARLAMENTO EUROPEO

Dichiarazione di intenti

A Strasburgo si discute del documento di Berlino senza disporre di una bozza

Il più esplicito è stato GRAHAM WATSON , inglese, capogruppo liberaldemocratico, che ha definito “bizzarro” il fatto che “si discuta una dichiarazione senza disporre di una bozza”. Mercoledì 14 marzo l’Europarlamento ha dibattuto, assieme ai rappresentanti della Commissione e del Consiglio Ue, della “Dichiarazione sul futuro d’Europa” che verrà approvata durante il vertice del 25 marzo, organizzato a Berlino per celebrare il cinquantesimo della firma dei Trattati istitutivi della Comunità europea. PACE, DIGNITÀ DELLA PERSONA, SOLIDARIETÀ. L’Assemblea dei 27, riunita questa settimana a Strasburgo in sessione plenaria, è stata teatro di un serrato confronto in cui sono emersi molti suggerimenti ma anche tante perplessità sul fatto che si stia procedendo verso un testo definito “minimalista”, “generico”, che non citerà “né le radici dell’Europa né il Trattato costituzionale”. HANS-GERT Poettering, presidente del Parlamento, ha introdotto la discussione ricordando che tale Dichiarazione “potrebbe costituire una pietra miliare sulla via di un’Europa più forte che guarda al futuro”. Il testo, in fase di definizione grazie a un ristretto gruppo di esperti e di diplomatici e di cui finora non è circolata neppure una bozza, dovrebbe contare secondo Poettering (che segue personalmente il lavoro di stesura) quattro capitoli. Nel primo verrebbe ribadito quanto realizzato dal 1957 e “dovrà contenere una menzione particolare alla pace, alla prosperità e alla stabilità, così come al consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto”. Il secondo “tratterà degli aspetti principali dell’unificazione e della cooperazione europea: parità di diritti e obblighi fra gli Stati membri, trasparenza e sussidiarietà”. Nel terzo saranno scritti “i valori sui quali posa l’unificazione europea”, con al centro “l’essere umano, la cui dignità è intangibile”, e la solidarietà. L’ultima parte “dovrà evocare gli sforzi profusi dall’Ue sul piano interno ed esterno, attribuendo una particolare attenzione alla politica energetica e alla protezione del clima, alla politica estera, ai diritti civili”. UN TESTO CHIARO E CONCISO. Il rappresentante del governo tedesco, alla guida semestrale dell’Ue, FRANK-WALTER STEINMEIER , ha precisato che occorrerà giungere a “un testo conciso, che trasmetta un messaggio chiaro ai cittadini”. Secondo il ministro dovrà “rendere omaggio a quanto realizzato insieme”, citando la pace, il benessere economico e la coesione sociale, la riunificazione del continente. “Il capitolo sulle sfide future, per le quali occorre trovare delle soluzioni comuni, toccherà i cambiamenti climatici, l’energia, la politica di sicurezza e di difesa, la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata e soluzioni comuni all’immigrazione clandestina”. Per MARGOT WALLSTRÖM , svedese, vicepresidente della Commissione, il documento di Berlino “dovrà riflettere la genialità dell’Ue”, la quale è “capace di conciliare il particolare con il generale, l’individuale con il collettivo, promuovendo la crescita economica nell’ambito di un forte quadro sociale”. “DOBBIAMO EVITARE LE BANALITÀ”. Il tedesco JO LEINEN , presidente della commissione affari costituzionali dell’Eurocamera, ha affermato che “non dovrebbe essere troppo difficile trovare un accordo sui capitoli della dichiarazione relativi ai successi del passato e ai valori” fondativi. “Più complicato sarà descrivere la specificità dell’Unione” sulla scena mondiale: egli suggerisce di sottolineare “il metodo comunitario, che distingue l’Ue da tutte le altre organizzazioni internazionali”. Nel dibattito sono intervenuti i leader di partito e numerosi deputati. Alcuni sono tornati sull’obiezione relativa alla mancanza di un testo di lavoro da commentare; altri hanno affermato che sarebbe stata necessaria una consultazione pubblica più ampia. Secondo alcune voci è necessario “evitare la banalità”; taluni parlamentari hanno messo in guardia dal dimenticare “i problemi che sono oggi sul tappeto e che bloccano l’integrazione”. Il capogruppo dei Popolari a Strasburgo, il francese JOSEPH DAUL , ha elencato le “cinque principali sfide” che attendono l’Europa comunitaria a 50 anni dal suo “battesimo”: demografia, mondializzazione, multipolarità, energia e riscaldamento climatico, lotta al terrorismo. Il tedesco MARTIN SCHULZ, leader dei Socialisti, ha affermato che, in mancanza della bozza di dichiarazione, “possiamo parlare del contesto più che del testo”. Ha quindi aggiunto: “Tutti si rendono conto che siamo a un bivio: o si va verso una maggiore integrazione o si ritorna agli egoismi nazionali”. Dal canto suo DANIEL COHN-BENDIT , tedesco, capogruppo dei Verdi, è favorevole a ricordare “i successi comunitari ottenuti con l’integrazione”; tuttavia, “nel celebrare la prosperità e i diritti, non bisogna dimenticare chi vive ancora in povertà e chi è privato di quegli stessi diritti”.