CROAZIA
Preghiera e sport, musica e formazione senza trascurare il servizio missionario
“L’Europa è una realtà vasta: non comprende solo il Nord o l’Est, ma anche l’area mediterranea. Anzi, proprio questa regione la rende un ponte verso altri continenti e altre culture: il mare Mediterraneo da sempre è luogo d’incontro”. Così il card. JOSIP BOZANIC, arcivescovo di Zagabria e presidente della Conferenza episcopale croata, ha salutato nei giorni scorsi una delegazione della Conferenza episcopale italiana in visita nei Balcani per promuovere l'”Agorà dei giovani del Mediterraneo”. Una vocazione di ponte che è strettamente legata alla professione della fede: “La Chiesa – ha aggiunto – se è chiusa non è cattolica”. Riferendosi ai giovani croati, il porporato ha poi sottolineato come vi sia una “partecipazione alla vita della Chiesa”: essi sono “aperti ai valori spirituali e in ricerca”. UN IMPEGNO SIGNIFICATIVO. La Croazia conta 4.500.000 abitanti, per l’87% cattolici. Vi sono 14 diocesi e un ordinariato militare. Proprio a Zagabria, lo scorso capodanno, si è tenuto l’annuale incontro ecumenico di Taizé: un’occasione che “ha visto i giovani protagonisti, e grazie al loro impegno tutti i 40.000 pellegrini – ha ricordato il card. Bozaniæ – hanno trovato ospitalità nelle nostre famiglie”. Alla pastorale giovanile si presta particolare attenzione e “con cadenza biennale viene organizzato un incontro nazionale per i giovani”, così, tra Giornate mondiali della gioventù e appuntamenti nel Paese “ogni anno vi è una grande occasione d’incontro”. Da parte dei giovani, si registra un impegno significativo già a partire dall’esperienza di preghiera: “A Zagabria – ha precisato l’arcivescovo – essi hanno dato vita a una ‘via crucis dei giovani’, che portano nelle diverse parrocchie”. Per non parlare del sinodo diocesano, alla cui preparazione “proprio i giovani delle nostre parrocchie stanno contribuendo in maniera sorprendente, impegnati ad aiutare nella presentazione dei temi sinodali”.GIOVANI TRA SPORT, MUSICA E FORMAZIONE. Sport, musica, formazione degli animatori sono alcune della attività che vedono impegnata la pastorale giovanile croata, nata nel 2002. “Da 8 diocesi ha preso il via un movimento sportivo che organizza tornei di calcio e, a Zagabria, anche di altri sport”, ha spiegato IVANA PETRAK , responsabile nazionale della pastorale giovanile. “L’iniziativa si sta diffondendo in tutte le diocesi e, legato a questa attività, vi è un incontro mensile nei luoghi frequentati abitualmente dai ragazzi, come i disco-pub”. Per quanto riguarda la formazione degli animatori, ha precisato Petrak, “abbiamo un corso, organizzato assieme ai salesiani, della durata di un anno, strutturato in 5 week end residenziali e in un campo estivo”. Lo scorso anno vi è poi stato “il primo incontro di tutti gli animatori che hanno terminato il corso”: una settimana al mare, nella quale sono state approfondite alcune tematiche legate all’animazione, che si è posta come “corso di secondo livello”. Terza iniziativa che vede impegnata la pastorale giovanile nazionale del Paese balcanico è l'”Uskrs Fest”, un festival di musica sacra la cui serata finale si tiene ogni anno dopo Pasqua, e viene trasmessa dalla rete televisiva nazionale. “Giovani musicisti possono proporre i loro brani, a partire da un tema di riferimento, poi una giuria decide le 20 canzoni che partecipano alla finale”. Quest’anno sono stati 83 i brani musicali sottoposti alle selezioni, a partire dal tema “la Messa”. DAI BALCANI ALL’AFRICA. All’estero la fede viene annunciata da 117 missionari croati, impegnati soprattutto in Africa: Congo, Tanzania, Ruanda, Benin e Camerun i Paesi dove la presenza slava è particolarmente marcata. Sono sacerdoti, religiosi e religiose, mentre “non è ancora possibile quantificare i laici che partono”, ha affermato don MILAN PEHAR , direttore dell’Ufficio missionario nazionale. “Il nostro compito è formare i laici per le missioni, ma siamo ancora all’inizio, ci manca una scuola per la formazione. Eppure ci sono diversi laici, soprattutto giovani, che sono interessati e vorrebbero fare un anno di esperienza missionaria”. Per “promuovere lo spirito missionario”, ha spiegato il direttore, l’ufficio s’impegna andando “di parrocchia in parrocchia, a parlare dei nostri progetti e dei nostri bisogni”. Fino agli anni novanta c’era un unico ufficio missionario, a Sarajevo, per i croati che vivono sia in Croazia, sia in Bosnia. Poi, gli anni della guerra, durante i quali “non potevamo fare tanto perché le emergenze erano all’interno dei nostri Paesi”, e il trasferimento dell’ufficio da Sarajevo a Zagabria. Oggi esistono, in Bosnia e Croazia, due uffici distinti, ma con una stabile collaborazione perché “in fondo – ha concluso don pehar – siamo un unico popolo in due Paesi”.