EUROSTAT
Una solida e oggettiva base statistica
Oltre 350 pagine, 400 tavole, grafici, carte, commenti ai dati nonché raffronti con altre realtà extra-Ue, come gli Stati Uniti e il Giappone. L’Annuario statistico di Eurostat contiene una “fotografia” dell’Europa a 25, non comprendendo ancora i numeri relativi a Bulgaria e Romania. Il testo, diviso in 14 capitoli, interpreta la situazione in svariati settori, “fra cui la popolazione, l’educazione, la salute, le condizioni di vita” negli Stati aderenti, oltre a “mercato del lavoro, economia, scienze e tecnologia, energia, ambiente, agricoltura e pesca”. CONFERME E SORPRESE. Il direttore generale dell’istituto statistico dell’Unione, HERVÉ CARRÉ , spiega il senso sia dell’Annuario sia, più in generale, della complessa attività di Eurostat, che ogni anno produce centinaia di indagini e milioni di dati: “Le società democratiche non possono funzionare in maniera efficace senza una solida e oggettiva base statistica”. La corposa pubblicazione contiene numeri relativi alla vita degli individui e delle famiglie, raffronti tra le situazioni nazionali dei paesi aderenti, la “misurazione” dell’efficacia di talune azioni pubbliche, come la protezione sociale, le pensioni, gli investimenti per l’educazione. In diversi casi si confermano fenomeni già noti (uno per tutti: il progressivo invecchiamento della popolazione), ma non mancano le sorprese. Condensare tutti i rilievi del volume risulta pressoché impossibile: si può invece trarne qualche indicazione, rimandando per l’approfondimento al testo originario intitolato “Europe in figures – Eurostat yearbook 2006-07”, disponibile per ora solo in inglese (scaricabile all’indirizzo internet http://epp.eurostat.ec.europa.eu); per la traduzione in francese e tedesco occorrerà attendere la seconda metà dell’anno. per la traduzione in francese e tedesco occorrerà attendere la seconda metà dell’anno.DA OGGI AL 2050. “L’Europa in cifre” si sofferma, ad esempio, con un ampio capitolo, sulle questioni demografiche. La popolazione dell’Ue25 si avvicina oggi al mezzo miliardo di persone, mentre nel 1960 non raggiungeva i 380 milioni di abitanti. Ma la distribuzione dei cittadini è ineguale sul territorio del vecchio continente: la densità media della popolazione è di circa 110 abitanti per chilometro quadrato; sale a 480 nei Paesi Bassi e a 500 a Malta; in Germania è 220. La Francia è in piena media europea, ma in Svezia essa precipita a 20 e in Finlandia, terra di laghi, foreste e ghiacci, il dato si ferma a 10 abitanti per km quadro. Interessanti le proiezioni della popolazione negli anni a venire: nel 2050 l’Ue25 dovrebbe contare – se si confermassero i trend attuali e le previsioni correlate – meno di 450 milioni di cittadini. Stabili gli abitanti del Belgio, in netta contrazione quelli di Germania e Repubblica Ceca. “Premiati” in questa direzione i paesi che stanno attuando concrete politiche si sostegno alla natalità: Olanda, Svezia, Francia e Gran Bretagna. DOVE SI VIVE DI PIÙ? Le “aspettative di vita” sono un altro elemento per misurare – per quanto possibile – la qualità della vita stessa, in relazione anche al contesto ambientale, alla professione svolta e al reddito disponibile, ai servizi per la tutela della salute offerti dal proprio paese, all’alimentazione… Considerando il decennio che va dalla metà degli anni Novanta al 2004, l’attesa di vita per i maschi si è portata nell’Ue25 da 72,6 a 75,6 anni; per le donne, notoriamente più longeve, si passa da 79,5 a 81,7 anni. Anche in questo caso, le differenze tra i quattro angoli del continente sono notevoli: mediamente si vive di più in Spagna e Francia (oltre 77 anni i maschi, quasi 84 le femmine); in fondo alla classifica si trovano invece Slovacchia, Lettonia, Lituania, Ungheria (qui i maschi si fermano a 68,6 anni e le femmine a 76,9).QUANTO SPENDIAMO PER… Per comprendere lo “stile di vita” degli europei è possibile seguire un’altra strada, quella dell’analisi dei bilanci familiari. Si evidenzia così che nelle case dell’Unione il 21% dei redditi è destinato ad affitti, mutui o bollette; la seconda voce è quella dei trasporti, privati o pubblici (13,5%). L’alimentazione è solo al terzo posto, con il 12,7%. Seguono a breve distanza – dando l’idea di un’accresciuta attenzione al tempo libero – i “divertimenti (9,7%) e le spese in hotel e ristoranti (8,8%). In fondo all’elenco figurano i “consumi” per l’educazione e la cultura: 1%. Scorrendo ancora le pagine dell’Annuario, si scopre che oltre il 40% della popolazione europea over-15 è in soprappeso, mentre l’obesità interessa una persona su 10. I maggiori problemi in questo senso si riscontrano tra gli uomini; in particolare “circa la metà dei maschi adulti in Grecia e in Austria è in soprappeso”, mentre a Malta un quarto degli uomini risulta obeso. Nel capitolo “educazione” emerge invece che “l’inglese è la lingua straniera studiata dall’85% degli studenti delle scuole superiori”. La seconda lingua più studiata è il francese (23% di studenti), seguita dal tedesco (17%). Un ultimo raffronto sul prezzo della benzina: la euro-super 95 senza piombo in Lettonia la costa 0,83 euro al litro, nei Paesi Bassi sale a 1,40 euro.