PORTOGALLO
Una nuova legge sull’interruzione volontaria della gravidanza è stata proposta nei giorni scorsi dai partiti politici che, nel referendum dell’11 febbraio sulla depenalizzazione dell’aborto, hanno preso posizione a favore del sì. Ps, Pcp, Blocco di sinistra (Be) e Verdi (Pev), hanno, infatti, raggiunto un accordo sui termini della nuova legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. Il leader socialista, Mario Martins, ha dichiarato che “il progetto legislativo ha l’obiettivo di permettere alla donna una decisione libera, responsabile e cosciente”. Il portavoce parlamentare ha poi specificato che esso prevede “una visita medica obbligatoria, un’assistenza facoltativa di tipo psicologico e sociale, un periodo di riflessione minimo di tre giorni” e successivamente “un avviamento alla pianificazione famigliare”. La nuova proposta di legge ora dovrà essere discussa e votata dalla Commissione Affari Costituzionali, il cui presidente Osvaldo Castro, ha comunicato che l’esame avrà inizio solo la prossima settimana per permettere alle diverse forze politiche di analizzarla compiutamente ed avanzare eventuali modifiche. Isilda Pegado, presidente della Federazione portoghese per la vita (Fpv), giudica questo progetto legislativo come “il più fondamentalista che esista in Europa, e del tutto contrario alle promesse referendarie dello schieramento favorevole al sì”. “I tre giorni” devono essere considerati “uno scherzo” – ha affermato la leader dei movimenti – poiché “una riflessione non accompagnata da proposte concrete ad una madre in difficoltà non serve a nulla”. Inoltre, “l’opportunità offerta alla donna di essere seguita da un consultorio, essendo facoltativa, invece di fornire alternative di carattere sociale ed economico e di svolgere una funzione dissuasiva, è privata di qualsiasi consistenza pratica e conduce alla liberalizzazione completa dell’aborto”. A parere di Pegado, un’altra “situazione grave” presentata dall’iniziativa di legge è “l’istituzione di una lista nazionale dei medici obiettori di coscienza” che “costituisce una forma di stigmatizzazione pubblica gravissima”. I Movimenti per la vita analizzeranno le eventuali modifiche proposte in sede parlamentare e promettono una presa di posizione pubblica.