CRISTIANI PER L'EUROPA
Il Manifesto che ogni cittadino potrà sottoscrivere
Un appello “per una nuova presa di coscienza da parte di tutti i cittadini dell’Unione europea” poiché “la visione dei padri fondatori dell’Europa non è una questione del passato”, ma “è il progetto per l’avvenire che il nostro continente attende”, è stato lanciato il 28 febbraio a Bruxelles dal Gruppo Ixe (Iniziativa dei cristiani per l’Europa) – rete di “cristiano sociali” europei nata su ispirazione delle Settimane Sociali di Francia e del Comitato dei cattolici tedeschi (Zdk) – in occasione della presentazione del manifesto “Ritroviamo il senso della costruzione europea”. Alla conferenza stampa hanno preso parte, tra gli altri, Michel Camdessus, presidente delle Settimane sociali di Francia e firmatario del documento, e Thomas Jansen, rappresentante Zdk. Il Manifesto, sottoscritto da tredici rappresentanti di organizzazioni e movimenti europei di ispirazione cristiana, sarà pubblicato in marzo dai principali quotidiani europei e proposto alla firma dei cittadini prima della sua consegna alla presidenza tedesca dell’Ue in vista della Dichiarazione di Berlino. (Il Manifesto è disponibile in tutte le lingue sul sito delle Settimane sociali di Francia: www.ssf-fr.org e a breve potrà essere sottoscritto anche online). PROGETTO DI GRANDE ATTUALITÀ. Oggi, osservano i firmatari del Manifesto, “le difficoltà del contesto internazionale, l’invecchiamento demografico e la crescita dell’individualismo e degli egoismi nazionali rendono più fragile” la costruzione europea. Pertanto, alla vigilia del 25 marzo 2007, 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma, “l’Europa deve fare i conti con il dubbio e la paura”, mentre “i governi degli Stati membri si comportano come chi vive di rendita”. Eppure, sottolinea il testo, “la costruzione europea rimane fondata su un progetto più ampio, che ha senso e che è tuttora di grande attualità: la riconciliazione tra i popoli per costruire uno spazio di pace, di diritto, di prosperità e di solidarietà, uno spazio aperto e a servizio del mondo”. Un’eredità “oggi minacciata”, e cui occorre “ridare vita” per trasmetterla “agli europei e al mondo intero”. UNA CRESCITA SOLIDALE . “La dinamica europea è” attualmente “bloccata”, si legge ancora nel documento, ed “il progetto europeo dispone oggi di minore sostegno e adesione da parte dei cittadini”, prova ne sono “la debole partecipazione alle ultime elezioni europee” e il “rifiuto del Trattato costituzionale da parte di due Stati fondatori, la Francia e l’Olanda”. Di qui l’urgenza di “una riflessione nuova sul senso” di tale progetto” al fine di “individuare i comportamenti che dobbiamo cambiare e per prepararci ad assumere una responsabilità all’altezza della nostra storia e delle nostre potenzialità”. Innanzitutto, sottolinea il Manifesto, “gli europei sono oggi diventati più ricchi ma sembrano meno solidali, e l’individualismo erode il loro legame sociale”. In Europa ancora “troppi cittadini restano esclusi dai vantaggi della crescita economica”; occorre pertanto “riorientare il nostro modello di vita” consumistico e “garantire un livello elevato di impiego e di protezione sociale” salvaguardando così “la dignità della persona umana”. Occorre, inoltre, “fondare la crescita economica su risorse rinnovabili e condurre politiche di bilancio maggiormente orientate verso l’investimento sul futuro”. Di fronte alla globalizzazione, ai conflitti del pianeta, alla povertà, alle migrazioni, l’Europa ha anche la “responsabilità mondiale” di “essere fattore di pace, promotrice di solidarietà, di politiche comuni dell’immigrazione” e, soprattutto, è chiamata ad “offrire un modello” e a mettere in opera “una governance mondiale a servizio dello sviluppo durevole”.COSCIENZA DELLA PROPRIA IDENTITÀ .”Siamo convinti che l’Europa debba approfondire la propria unità e ritrovare la sua coerenza” e “al di là degli adattamenti istituzionali, ci aspettiamo dai capi di Stato e di governo che definiscano una vera e propria etica della governance europea” affermano ancora i firmatari del Manifesto. Tuttavia, si legge nel testo, “l’Unione europea non si può costruire senza i suoi cittadini. E’ dunque indispensabile allargare gli spazi della cittadinanza europea, favorendo delle forme nuove di partecipazione civica” e fornendo “ai cittadini i mezzi per comprendere e per agire in seno alla democrazia”. “La trasformazione delle coscienze nei confronti dell’Europa suppone una riabilitazione della politica e una mobilitazione di tutti i potenziali attori di una comunicazione positiva e chiara”, per “fare percepire l’Europa più vicina” ai cittadini “e permettere a ciascuno di avere una coscienza più profonda della propria identità europea”. Di qui l’appello conclusivo: “Gli uomini e le donne che hanno responsabilità politiche integrino la dimensione europea al centro delle proprie strategie e dei propri interventi. I media diano più spazio all’Europa, facendo conoscere meglio i diversi Paesi, la natura e il funzionamento delle istituzioni europee. Gli educatori integrino la dimensione europea nei propri insegnamenti. I diversi attori della vita culturale moltiplichino gli scambi transnazionali. Tutti i responsabili della società civile iscrivano le proprie azioni in una prospettiva europea”.