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Il diritto e il dovere

Libertà religiosa in Europa

Il Parlamento della Repubblica di Slovenia ha approvato il 2 febbraio la nuova legge sulla libertà religiosa. Nel periodo in cui si attendeva l’approvazione della proposta di legge i mass-media sloveni hanno iniziato una campagna di attacchi contro la Chiesa cattolica, accusandola di riservarsi una posizione privilegiata nei confronti delle altre Chiese e in generale della società civile. Accuse prive di fondamento giuridico, ma basate sull’ideologia dell’ex-regime comunista e del nuovo liberalismo, che riconosce nella dottrina cattolica e nel cristianesimo una sorta di specchio per l’esame di coscienza. La legge sulla libertà religiosa è stata appoggiata non solo dalla Chiesa cattolica, cui appartiene più dell’80% della popolazione slovena, ma anche dalla maggioranza delle Chiese e dei nuovi movimenti religiosi. La suddetta legge assicura la libertà religiosa in conformità ai documenti europei e internazionali. La Conferenza episcopale slovena ha espresso il proprio compiacimento per la sua approvazione, sebbene sia consapevole del fatto che non affronta in modo adeguato tutte le situazioni particolari e le questioni che riguardano le singole Chiese. La Legge dà un contenuto positivo alla definizione costituzionale della separazione della Chiesa e dei movimenti religiosi; è in sintonia con la proposta del Trattato costituzionale europeo, già ratificato in Slovenia, nell’affermare che l’Ue si impegnerà per un dialogo aperto, trasparente e continuativo con le Chiese e i movimenti religiosi; offre una base giuridica per la costruzione di rapporti positivi tra Stato e e Chiese. L’apporto più significativo che il provvedimento offre alla realtà slovena è la definizione delle Chiese e dei movimenti religiosi come organizzazioni socialmente utili, che contribuiscono allo sviluppo della società. Il diritto di essere, di sviluppare e vivere la propria identità cristiana è parte integrante dei diritti umani che si basano sulla dignità dell’uomo. Per la futura sopravvivenza del continente, l’Europa e le sue comunità politiche dovranno rispettare i diritti umani, tra cui assume un ruolo speciale il rispetto della libertà religiosa e, conseguentemente, il diritto dei genitori di assicurare ai figli un’educazione religiosa completa e in sintonia con le proprie convinzioni morali. La Slovenia è l’unico Stato in cui le scuole non prevedono l’insegnamento della religione. Inserire le radici cristiane nel Trattato costituzionale europeo o il fatto che a livello costituzionale i singoli Paesi assicurino la libertà religiosa non è sufficiente senza l’appoggio concreto dei politici. I cristiani in Europa non si possono semplicemente richiamare alla mancanza di rispetto dei diritti umani e alle limitazioni della libertà religiosa, ma dovrebbero piuttosto chiedersi in che modo inculturano il Vangelo e in quale misura la Parola di Dio fonda lo sviluppo sociale. In base alla missione ricevuta nel battesimo, essi sono chiamati alla ricerca della verità e alla vita secondo verità. In tutto ciò che fa, ha sottolineato Benedetto XVI ai partecipanti all’Assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita, il 24 febbraio, l’uomo ha il dovere di seguire quello che sa essere giusto e retto. Ognuno di noi è chiamato anzitutto a basarsi sul solido fondamento della verità e a saper distinguere il bene dal male, anche laddove l’ambiente sociale, il pluralismo culturale e gli interessi collegati non aiutino.