ITALIA

Inaccettabile ambiguità

Il dibattito sui “Dico”

Il governo italiano ha approvato l’8 febbraio scorso, all’unanimità, il disegno di legge dal titolo “Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi” (Dico), che attende ora il vaglio del parlamento. Il 12 febbraio, interpellato dai giornalisti (a margine di un convegno) su una questione che ha diviso l’opinione pubblica, il card. CAMILLO RUINI, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha annunciato che ci sarà presto sui Dico “una parola meditata e impegnativa” per chi aderisce al magistero della Chiesa, ma anche “chiarificatrice per tutti”. “Potrà essere importante – così il cardinale – una parola meditata, ma per vie ufficiali, che sia impegnativa per coloro che accolgono il magistero della Chiesa e che possa essere chiarificatrice per tutti”. Anche Benedetto XVI, in questi giorni, si è riferito in più occasioni al tema delle minacce alla famiglia fondata sul matrimonio che provengono da alcuni settori. Ricevendo in udienza, ad esempio, il 12 febbraio i partecipanti al convegno internazionale “La legge morale naturale: problemi e prospettive”, il Papa ha denunciato “un diffuso relativismo giuridico, fondato sul positivismo, che produce scelte legislative di compromesso tra interessi particolari”, ricordando che “la legge morale naturale è un baluardo dalle derive e dagli arbitri di potere”. Parlando, inoltre, il 17 febbraio ai rappresentanti pontifici in America latina, il Pontefice ha chiesto “un’attenzione prioritaria” alla famiglia, che “mostra segni di cedimento sotto le pressioni di lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi”. Nelle diocesi italiane, intanto, sono molti i presuli (oltre ai settimanali, alle associazioni e ai movimenti cattolici) che prendono posizione a favore della famiglia fondata sul matrimonio: ne citiamo alcuni. “Alternativa” alla famiglia. “Quando il soggetto in questione è la famiglia, cellula primordiale e qualificante della società, a nessuno è lecito scendere a compromessi”, perché la famiglia “o è famiglia o non è famiglia. Ogni accostamento possibile minaccia di falsarne l’identità”. A motivare in questi termini il suo “no” ai Dico è mons. GIUSEPPE ZENTI, vescovo di Vittorio Veneto, secondo il quale l’articolo uno del ddl “mette il sigillo di autenticazione di realtà sociale e civile alle convivenze affettive”; in modo che esse “non vengano solo permesse ma anche riconosciute e approvate nella loro configurazione di identità pubblica, sociale e civile”. Cosa più grave, “la configurazione che esce da questo parto è di fatto non radicalmente dissimile dall’identità della famiglia. Se non vera concorrente, alternativa, ne è almeno la brutta copia”. “In una società in cui la norma utilitarista sta pervadendo sempre più profondamente la coscienza – osserva il card. CARLO CAFFARRA, arcivescovo di Bologna – offrire un’alternativa alla famiglia, nel senso che i beni propri di essa si possono raggiungere senza gli impegni che essa comporta, obiettivamente significa persuadere le persone a scegliere secondo la norma utilitarista”. SCELTA UTILITARISTICA. “Un provvedimento legislativo che, come tutti i provvedimenti legislativi, non si limita soltanto a registrare una situazione di fatto esistente (le coppie di fatto), ma diviene un evento culturale destinato a incidere profondamente nel costume della nostra popolazione”. Così mons. BENIGNO PAPA, arcivescovo di Taranto e vicepresidente della Cei, definisce i Dico, tracciando un’analogia tra quanto avviene oggi e la legge sul divorzio che, “presentata, a suo tempo, come una legge che veniva incontro a situazioni umane insostenibili e drammatiche, ha finito per creare una mentalità divorzista”. Il timore del presule è dunque che accada “qualcosa di analogo” anche per i Dico, che “se approvati, finiranno per creare una mentalità, secondo la quale non vale la pena mettere su una famiglia nel senso tradizionale del termine e spendersi per essa”. Anche per mons. ELIO TINTI, arcivescovo di Carpi, “sarebbe grave un riconoscimento da parte dello Stato di situazioni alternative che indeboliscono l’istituto matrimoniale, legittimando l’individualismo ed esasperando l’utilitarismo rispetto ad una scelta che invece coniuga libertà e responsabilità”. Per mons. CESARE NOSIGLIA, vescovo di Vicenza, “preoccupa il messaggio di disimpegno che si dà alle nuove generazioni, indicando loro sbocchi di vita e forme di unione posti in concorrenza con la famiglia fondata sul matrimonio, riconosciute e favorite, e per certi versi addirittura esaltate perché più libere e autonome da vincoli di responsabilità”.PIÙ GRAVE DEI “PACS”. “Il disegno di legge sui cosiddetti ‘dico’ è più grave degli stessi pacs francesi e tutto nasce da un grosso equivoco su cosa è coppia”. Così il card. ERSILIO TONINI, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia, rispondendo ad una domanda di un giornalista. “La coppia – ha chiarito il cardinale – è una formula con cui si copre tutto, ma un conto è una coppia formata da marito e moglie e un altro quella costituita da due omosessuali. Non è una questione solo etica, ma giuridica. L’opposizione ai Dico non è un gesto di fede. Il discorso, piuttosto, è se il matrimonio rappresenta un valore civile”.