PARLAMENTO EUROPEO
Ecologia, energia e sviluppo economico in agenda nel prossimo summit dei capi di Stato
Ormai ogni giorno la “questione ambientale” è al centro di qualche iniziativa comunitaria. Talvolta si tratta di semplici occasioni di studio e dibattito politico, in altri casi della presentazione di qualche Libro verde (forse troppi?) da parte della Commissione oppure di relazioni del Parlamento. Fino alla presenza delle tematiche ecologiche, accostate a quelle dell’energia e dello sviluppo economico, nel calendario del prossimo summit dei capi di Stato e di governo. L’effetto serra, le emissioni inquinanti, il protocollo di Kyoto, così come la riduzione della produzione di rifiuti, il minor ricorso ai fertilizzanti, la tutela dei mari: tutto rientra nel dibattito in atto a Bruxelles e Strasburgo, che richiederà però, oltre a buoni propositi, anche decisioni concrete e vincolanti per gli Stati membri, le imprese, i cittadini. RIDURRE I GAS SERRA. La scorsa settimana è stata contrassegnata da vari eventi in questa nuova “direzione ecologista”. Il Parlamento, infatti, facendo seguito a una comunicazione della Commissione di gennaio, e in vista del Consiglio europeo dell’8 e 9 marzo, ha adottato una risoluzione che sottolinea “l’urgenza di prendere iniziative concrete a livello mondiale per affrontare i cambiamenti climatici”. Vengono in tal senso sposate alcune tesi dell’Esecutivo Barroso: per ottenere risultati significativi “occorre ridurre del 30% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2020”. L’Assemblea ritiene doveroso promuovere “l’efficienza energetica, anche attraverso prelievi fiscali, il riesame del sistema dello scambio di quote e un ricorso crescente alle fonti rinnovabili, soprattutto nel settore dei trasporti”. Nella stessa sessione parlamentare è stata poi votata un’altra relazione di marca ambientalista sulla gestione dei rifiuti, la quale crea problemi ambientali e costi crescenti in tutti i Paesi Ue. L’AUTO NON SI TOCCA. In questa fase sembra dunque rafforzarsi la sensibilità ambientale nell’opinione pubblica di quasi tutti i paesi; ma allo stesso tempo le “buone pratiche” si scontrano con resistenze dure a morire (relative soprattutto agli stili di vita diffusi) e con interessi economici che ritengono un “lusso” la salvaguardia della natura, cui è peraltro legata la salute umana. Se ne è avuto prova ancora di recente, quando la Commissione si è mossa per limitare le emissioni di C02 per le nuove auto. All’interno della squadra-Barroso si è registrato un braccio di ferro tra il commissario all’ambiente Stavros Dimas, e quello all’industria, Gunter Vehreugen. Le grandi marche di auto, specialmente tedesche, e diversi leader politici (fra cui la stessa Angela Merkel, presidente di turno del Consiglio Ue), hanno subito moltiplicato le pressioni sull’Esecutivo. In effetti attorno alle istituzioni Ue crescono le azioni delle lobby: su un versante quelle esercitate dalle imprese, su quello opposto quelle operate dalle associazioni ecologiste e dei consumatori. IL “DOPO KYOTO”. Oltre alle dinamiche interne all’Ue in tale ambito, rimangono inoltre aperti i “fronti esterni”, essendo la tutela ambientale una questione che travalica i confini degli Stati e dell’Europa e si pone tra le grandi urgenze sospinte dalla globalizzazione economica. In occasione del secondo anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto, il commissario STAVROS DIMAS ha affermato: “I cambiamenti climatici rappresentano una gravissima minaccia su scala mondiale che può essere evitata solo con una soluzione della stessa portata”. Dimas ha invitato “la comunità internazionale ad avviare urgentemente negoziati su un trattato esauriente”, che coinvolga tutti i paesi, sui cambiamenti climatici che faccia seguito al protocollo di Kyoto, la cui scadenza è prevista per il 2012. LA NATURA SI RIBELLA. Sempre nei giorni scorsi si è registrato un ulteriore allarme, questa volta proveniente dal Centro comune di ricerca della Commissione Ue. Il Ccr ha realizzato uno studio intitolato “Dimensione marina e costiera dei cambiamenti climatici in Europa”, presentato nel corso del convegno “Climate Change and the European Water Dimension”, promosso, tra il 12 e il 14 febbraio, dalla presidenza tedesca dell’Ue a Berlino. La ricerca tende a dimostrare che “il riscaldamento globale sta influenzando molti ecosistemi europei”, fra cui quelli delle coste dei mari, a partire dalla Scozia fino alle sponde mediterranee. Gli autori affermano, ad esempio, che la variazione registrata del livello dei mari “interferisce con altri processi critici, che comprendono il moto delle maree, le condizioni dei ghiacci marini, l’evaporazione e fenomeni tettonici di vario tipo, quali la sollevazione di masse terrestri dovuta allo scioglimento dei ghiacciai, che richiedono un monitoraggio costante”. Il Ccr sottolinea che l’aumento dei gas serra, l’innalzamento delle temperature di superficie e quello del livello dei mari, sono spesso “all’origine di catastrofici fenomeni climatici”, quali “piogge torrenziali, siccità, tempeste e alluvioni, che comportano enormi costi umani e ambientali”.