Mons. Zycinski (Lublino): “niente mezze verità”

“La Chiesa chiede perdono per i comportamenti di chi tra i suoi membri, negli anni dell’illiceità comunista, ha deluso le speranze riposte in lui dai fedeli” ma “tali parole non devono essere imposte a quei sacerdoti che si sono sempre comportati secondo il dettame di coscienza, e attorno ai quali oggi, ingiustamente, si è creato un clima di sospetto”. E’ quanto scrive nella lettera pastorale per il Mercoledì delle Ceneri mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublin. Ricordando che: “I vescovi polacchi chiedono quest’anno per il Mercoledì delle Ceneri un profondo cambiamento di cuore compunto ed auspicano che quel giorno diventi per la Chiesa un momento importante, affinché in un esame di coscienza siano uniti il senso di responsabilità per la verità e l’atteggiamento di riconciliazione e perdono cristiani”, e alludendo alla lettera scritta dai vescovi polacchi nel 1965 ed indirizzata all’episcopato tedesco, mons. Zycinski scrive: “a tutti coloro in quei tempi sono stati vittime di ingiustizie di nuovo rivolgiamo quelle parole: Chiediamo perdono”. Subito dopo tuttavia rileva: “tali parole non devono essere imposte a quei sacerdoti che si sono sempre comportati secondo il dettame di coscienza”. L’arcivescovo chiede di “liberarsi dall’illusione che come presupposto di un esame di coscienza di tutta la nazione, possano essere considerati i materiali predisposti da chi ha costruito il regime basato sulla violenza e sulla falsità” e ammonisce: “In nome della responsabilità cristiana per la verità bisogna distinguere varie sfumature del tradimento; poiché era diverso il tradimento di Giuda dalla paura degli Apostoli che si dettero alla fuga dal Getsemani, al momento della cattura di Gesù”. Sottolinea quindi “se ignoriamo tali differenze, la mezza verità mai ci renderà liberi”, e aggiunge “non bisogna quindi sopravvalutare le mezze verità create come mezzo di costrizione, non bisogna sopravvalutare i rapporti dei servizi di sicurezza ai quali la nozione di spirito incrollabile era totalmente estranea”. L’arcivescovo di Lublin So sofferma sui media: “lo stile di alcune pubblicazioni prova un’atmosfera di pregiudizi nei confronti della Chiesa” e rileva “per un certo tipo di destinatari, il male sarebbe interessante se fosse commesso da un sacerdote, mentre non è degno di alcun interesse quando è espressione di verità sulle tragiche vicende polacche.” L’arcivescovo di Lublin chiede ai fedeli di procedere ad una valutazione critica “sia del male dei tempi passati sia di nuove forme di costrizione adottate in nome del successo mediatico, della carriera politica o del successo”. Ricorda infine che “degli spregiudicati sono non solo quelli che anni fa erano dediti a redigere dei rapporti segreti, ma anche coloro che oggi vogliono ottenere il successo al prezzo di un’elementare onestà”.