PORTOGALLO
Referendum sull’aborto: nota dei vescovi
Al termine del ritiro spirituale annuale a Fatima, riunita in assemblea straordinaria il 16 febbraio scorso, la Conferenza episcopale portoghese (Cep) ha diffuso una nota pastorale relativa all’esito referendario dell’11 febbraio. Il comunicato dei vescovi rileva che, nonostante la maggioranza degli elettori non si sia pronunciata, “il risultato favorevole al sì è il segnale di un accentuato mutamento culturale del popolo portoghese, indizio del contesto nel quale la Chiesa è chiamata ad esercitare la propria missione”. UN MUTAMENTO CULTURALE… Tale situazione evidenzia “una cultura non impregnata di valori etici fondamentali che, come quello dell’inviolabilità della vita umana, dovrebbero ispirare le leggi”, le cui cause sono individuabili “nella generalizzazione mediatica delle correnti d’opinione, nelle lacune del sistema educativo, nell’individualismo e nel relativismo dei principi personali e sociali, che influenzano la formazione e l’esercizio delle coscienze”. Manifestando soddisfazione per la vasta e qualificata mobilitazione civica in difesa della maternità, “segnale positivo di speranza”, e stigmatizzando “una proposta di legge che, nel voler depenalizzare, finisce per legalizzare l’aborto”, i vescovi hanno sottolineato che la lotta a favore della vita dovrà pertanto mirare, con maggiore intensità e rinnovati mezzi, agli obiettivi di sempre: “Aiutare le madri in difficoltà, illuminare le coscienze e creare le condizioni per evitare il ricorso all’aborto, legale o clandestino”. DA AFFRONTARE REALISTICAMENTE. Il documento riconosce che il cambiamento culturale deve essere affrontato realisticamente: “E’ necessario che la missione della Chiesa sia pensata e realizzata con creatività e audacia, in modo particolare nei confronti dei giovani, delle famiglie e delle nuove dinamiche sociali”. L’opera evangelizzatrice include “il risveglio delle coscienze, il cui elemento fondamentale d’illuminazione è costituito dalla verità rivelata, trasmessa dalla Chiesa nel quadro di una viva tradizione”. I vescovi invitano perciò i cattolici portoghesi “a considerare, nel silenzio e nella serenità del loro intimo, le esigenze di fedeltà a tali verità e dottrine”, ricordando a tutti i cristiani che la legalizzazione sociale dell’aborto non lo rende, per questo, moralmente legittimo: “Tutte le pratiche abortive continuano a costituire un peccato grave, disobbedendo al comandamento del Signore, Non uccidere”. L’appello rivolto ai medici e agli operatori sanitari è quello di “non esitare a ricorrere all’obiezione di coscienza”, che la legge garantisce loro. La raccomandazione rivolta direttamente alle donne in gravidanza che si sentano tentate di ricorrere all’aborto, e ai genitori, è di “non agire con precipitazione”; invece di prendere una decisione in solitudine e sofferenza, il consiglio dei vescovi è “di riflettere e di aprirsi al dialogo con qualcuno”: “Un figlio che, all’inizio, può apparire un problema, molte volte si rivela una soluzione per la propria esistenza”. UNA STRATEGIA PEDAGOGICA. Il pronunciamento episcopale aggiunge che, nell’attuale contesto delle società occidentali, “si potrà giungere ad una politica equilibrata concernente la natalità, solo mediante un deciso appoggio alla maternità”, individuando la risposta più urgente al dramma dell’aborto “nella creazione e nel rafforzamento di strutture di soste-gno comprensivo ed efficace”: i dati statistici mostrano che “molte donne che si trovano confrontate con una maternità non desiderata, sentendosi aiutate, decidono di portare a termine la gravidanza”. Tuttavia, i vescovi portoghesi ritengono evidente che una soluzione a medio e a lungo termine debba anche passare attraverso “una strategia pedagogica che formi alla libertà nella responsabilità, ed un’educazione alla sessualità”. Questi sono i fattori capaci di portare “alla gestione responsabile della propria fecondità, mediante una pianificazione familiare consapevole, in grado di rispettare ed integrare le scelte morali di ciascuno”. “Quando la generazione di un figlio non sarà il frutto di una mancata riflessione, ma di un atto responsabile – conclude la nota episcopale – sarà risolto, in gran parte, il problema dell’aborto”. Con quest’obiettivo, e nonostante il nuovo contesto legale, la Chiesa portoghese non ha intenzione di desistere dalla “lotta in difesa della vita e della dignità dell’intera esistenza umana”, considerandola “uno dei più nobili compiti civilizzatori”.