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Dalla festa dei santi Cirillo e Metodio a quella di san Benedetto
Il 14 febbraio in occasione della festa dei santi Cirillo e Metodio, i fratelli che evangelizzarono i popoli slavi traducendo anche il Vangelo in caratteri cirillici, il card. FRANC RODÈ presidente della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha presieduto, a Roma, una celebrazione eucaristica alla presenza delle comunità slave romane. Quest’anno la festa è stata organizzata dagli sloveni e in particolar modo dal Pontificio collegio sloveno. A dare un tocco ecumenico alla festa è stato il monaco ortodosso bulgaro padre KLIMENT BOBCHEV, incaricato per la comunità ortodossa bulgara a Roma. Card. Rodè, la festa dei santi Cirillo e Metodio e, a breve, quella di San Benedetto da Norcia, ripropongono all’Europa il messaggio cristiano, oggi messo sempre più in discussione…“L’Europa occidentale di san Benedetto e quella orientale dei santi Cirillo e Metodio possiedono un comune patrimonio spirituale che è ancora attuale e che vive nelle nostre mani. Esso deve essere riproposto nelle basi delle società europee perché solo così l’Europa unita avrà un futuro sicuro”. Anche davanti al secolarismo e al relativismo che minaccia di confinare la fede alla sfera privata e che rischiano, ora, di minare anche la tradizione cristiana dell’Est?“I popoli slavi non devono essere passivi nell’Ue e nella civiltà europea. Essi hanno una grande ricchezza interiore e sensibilità, un certo senso morale e una ricchezza d’animo e di cuore che devono trasmettere ai ‘vecchi’ europei. E’ il patrimonio spirituale che si esprime nella grande letteratura slava, nella musica, nei canti. Questo è segno di una particolare sensibilità e nobiltà. I valori che hanno mantenuto nel corso degli anni, anche difficili, vanno adesso donati agli altri popoli dell’Europa. Sono i valori universali che reggono il continente intero”.Dopo l’ultimo allargamento del 1 gennaio, con l’ingresso di Bulgaria e Romania, è favorevole all’adesione di Paesi come la Croazia e la Macedonia? “I nuovi membri dell’Ue devono essere poco a poco realmente accolti, anche se ci vuole un certo tempo per trasmettere i benefici dell’Europa ai popoli nuovi. Sarebbe sbagliato pensare ad un’Europa a due velocità. I Paesi devono progredire insieme ed avere una coscienza sempre più viva e presente dei valori della civiltà europea: rispetto della persona, della dignità dell’uomo della libertà di coscienza. Questo processo va avanti lentamente ma per quanto riguarda i nuovi paesi come la Croazia e la Macedonia che sono in attesa di diventare membri, io penso che sicuramente il loro posto è nell’Unione europea come anche di altri Paesi che hanno lo stesso destino storico come quelli che già ne fanno parte”.Padre Bobchev, quale ruolo hanno i popoli slavi nel cammino di integrazione europea?“I popoli slavi, discepoli dei santi fratelli Cirillo e Metodio, devono avere un ruolo decisivo nella vera riunificazione dell’Europa che è appunto quella spirituale. L’eredità dei santi fratelli ci obbliga a lavorare per la riunificazione anche a livello religioso tra quelli che siamo più vicini, cioè gli ortodossi ed i cattolici. Ci sono buoni motivi per ricordare i santi Cirillo e Metodio nel processo di riunificazione culturale dell’Europa che viene da quella spirituale”.