COMECE
“Europe infos”: i principali temi del numero di febbraio
Il 30 gennaio scorso, la Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo, che sta lavorando per la creazione di un quadro normativo delle cosiddette terapie innovative, ha approvato una relazione del deputato popolare polacco Miroslav Mikolaik, che fa seguito alla proposta legislativa della Commissione Ue in materia. “La plenaria dovrà esprimersi in prima lettura nel mese di marzo”, e di fronte “ad un confronto sempre più burrascoso” c’è da sperare “nello svolgimento di un dibattito obiettivo sulle questioni di ordine etico e in una soluzione che garantisca i principi etici fondamentali” osserva KATHARINA SCHAUER dalle colonne del numero di febbraio di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa). In questo numero, che si apre con un editoriale di NOËL TREANOR sull’allargamento dell’Ue a 27 e la responsabilità comune di cattolici e ortodossi per il futuro dell’Europa, trovano spazio anche le preoccupazioni e le speranze dei futuri Stati membri, Croazia e Paesi dei Balcani occidentali. E intanto, in occasione del 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma, la Comece promuove dal 23 al 25 marzo prossimo nella capitale italiana un congresso su “Quali valori e quali prospettive per l’Europa di domani?”. VERSO UN QUADRO ETICO. “Il dibattito in seno alla Commissione Envi ha posto in evidenza le divisioni tra i deputati” rileva Schauer, sottolineando che “in materia di terapie innovative, una tra le maggiori priorità di ordine etico è il rispetto del principio di non commercializzazione del corpo umano e delle sue componenti, stabiliti dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione e dalla Convenzione di Oviedo”. Tra gli altri principi irinunciabili, “la proibizione di intervenire sulla linea germinale umana, ossia di modificare ovociti e spermatozoi”, ma Schauer richiama l’attenzione anche “sugli eventuali prodotti ottenuti con l’utilizzo di cellule staminali embrionali – materia sulla quale non esiste una regolamentazione uniforme negli stati membri – o con l’utilizzo di cellule prelevate da forme di vita ibride”. LA CROAZIA… L’itinerario del “più latino dei Paesi slavi” verso l’Unione europea – l’ingresso è previsto nel 2009 – viene tracciato da DAVOR SIMAC. Un cammino iniziato nel 2003 con la presentazione della propria candidatura; nel 2005 la Commissione europea ha dato il via ai negoziati d’adesione, articolati in 35 capitoli. “L’obiettivo di aderire prima delle elezioni parlamentari europee è ambizioso ma realistico – osserva Simac -. Il ritmo dei negoziati ha subito un’accelerazione dallo scorso mese di ottobre. Rimangono da perseguire e approfondire le riforme intraprese, in particolare quelle in cui la Commissione ha ravvisato alcune difficoltà: riforma del sistema giudiziario e lotta alla corruzione, riforma dell’amministrazione e di alcuni settori dell’economia come i cantieri navali o l’acciaio”. Ciò per quanto riguarda la Croazia: secondo l’autore dell’articolo anche l’Europa deve fare la sua parte, innanzitutto “combattendo seriamente” la “cosiddetta fatica dell’allargamento, affermazione alla quale, sebbene poco fondata, a forza di essere ripetuta potrebbe diventare permeabile l’opinione pubblica”. … E I BALCANI OCCIDENTALI. Sulla stessa linea STEFAN KUBE , convinto che “la stanchezza di numerosi cittadini europei di fronte agli allargamenti, rilevata da recenti sondaggi”, sia “fonte di crescente insicurezza nei responsabili politici e nei cittadini dei Paesi dei Balcani occidentali”, una “regione” che comprende, oltre alla Croazia, la Bosnia Erzegovina, la Serbia, il Montenegro, la Macedonia, l’Albania e il Kosovo. “Ad eccezione della Croazia – nota Kube – gli altri Paesi non saranno in grado di soddisfare a breve termine i criteri d’adesione politici, economici e giuridici richiesti. Per essere realisti – precisa – i tempi di attesa tra la firma di un Asa (accordo di stabilizzazione e associazione, sottoscritto ad oggi solo da Macedonia e Albania, ndr ), primo ostacolo da superare, e l’obiettivo finale di entrare a pieno titolo nell’Ue, si collocano in un arco che va dai 10 ai 20 anni. Malgrado tale intervallo relativamente lungo, occorre evitare che questa regione, già circondata da Stati membri, perda la speranza di poter un giorno aderire”. “Per dimostrare ai Balcani occidentali che i loro sforzi stanno già portando frutti – suggerisce allora Kube – l’Unione dovrebbe prevedere”, pur non facendo venir meno “l’impegno a rispettare i criteri di adesione”, alcune tappe intermedie in vista del miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni, come aiuti finanziari pianificabili a lungo termine e una politica dei visti semplificata”.