COMECE

Un’idea senza frontiere

L’impegno dei cattolici a 50 anni dalla firma dei Trattati di Roma

Il 25 marzo 1957 venne firmato, nella capitale d’Italia, il Trattato di Roma, che istituì la Comunità economica europea (Cee) e, contemporaneamente, sulla base di un secondo accordo, la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Entrato in vigore il 1º gennaio 1958, il Trattato si proponeva di “promuovere un progresso economico e sociale equilibrato e sostenibile, segnatamente mediante la creazione di uno spazio senza frontiere interne, il rafforzamento della coesione economica e sociale e l’instaurazione di un’unione economica e monetaria che comporti a termine una moneta unica; affermare la sua identità sulla scena internazionale, segnatamente mediante l’attuazione di una politica estera e di sicurezza comune, ivi compresa la definizione a termine di una politica di difesa comune che potrebbe, successivamente, condurre ad una difesa comune; rafforzare la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini dei suoi Stati membri mediante l’istituzione di una cittadinanza dell’Unione”. Obiettivi perseguiti nel rispetto del principio di sussidiarietà. Per ricordare questa ricorrenza le Istituzioni europee hanno preparato un ricco calendario di eventi politici, culturali, sociali, artistici, ampiamente riportati nel sito dell’Ue, a http://europa.eu/50. Anche la Comece, la commissione degli episcopati della Comunità europea sta organizzando un convegno per celebrare il 50° del Trattato di Roma. “Valori e prospettive per l’Europa di domani” sarà lo slogan del congresso europeo che si terrà a Roma dal 23 al 25 marzo. In quell’occasione verrà inviato un messaggio all’incontro di Berlino dove il 24 e 25 marzo si riuniranno i capi di Stato e di governo che, a loro volta, renderanno pubblica una Dichiarazione sul futuro d’Europa, che viene stesa proprio in questo periodo da un gruppo di diplomatici e di “saggi”. Ne abbiamo parlato con mons. Anche la Comece, la commissione degli episcopati della Comunità europea sta organizzando un convegno per celebrare il 50° del Trattato di Roma. “Valori e prospettive per l’Europa di domani” sarà lo slogan del congresso europeo che si terrà a Roma dal 23 al 25 marzo. In quell’occasione verrà inviato un messaggio all’incontro di Berlino dove il 24 e 25 marzo si riuniranno i capi di Stato e di governo che, a loro volta, renderanno pubblica una Dichiarazione sul futuro d’Europa, che viene stesa proprio in questo periodo da un gruppo di diplomatici e di “saggi”. Ne abbiamo parlato con mons. Noël Treanor, il segretario generale della Comece. La Comece ha deciso di organizzare un congresso dal 22 al 25 marzo a Roma per rimarcare il 50mo anniversario della firma del Trattato di Roma. L’iniziativa vede coinvolte una rete di movimenti e organizzazioni laiche di svariati Paesi europei. Che cosa vi proponete? “Invitare i cristiani, i credenti, giovani uomini e donne, che vivono nei Paesi europei a ricordare che questo Trattato europeo, che ha avuto gran successo e che è stato capace di dare un’organizzazione comune, è basato su un sistema di valori politici, economici, sociali che i governanti del tempo cercarono di incarnare nella solidarietà. Ma soprattutto vogliamo essere sempre più consapevoli che il Trattato per essere rispettato ha bisogno dell’impegno dei cittadini che devono agire come moltiplicatori dell’idea europea”. Insomma, i cattolici europei vogliono ricontarsi per rilanciare il loro impegno nel Vecchio Continente nel rispetto dei valori fissati nel Trattato? “Non basta l’impegno, questi valori devono incarnarsi nella vita di ciascuno”. La Comece, con la Cec, ha incontrato di recente i rappresentanti politici della Germania cui spetta la presidenza del semestre Ue. E’ stata ribadita l’importanza del dialogo con le Chiese e l’esigenza di valori comuni per l’Ue. In questi sei mesi di presidenza tedesca prevede si possa tornare a parlare di radici cristiane dell’Europa e di una sua menzione all’interno del Trattato costituzionale? “I valori riportati nel testo del Trattato sono universali e noi cristiani li condividiamo. Che cosa è per noi la solidarietà se non la carità? Questo vale anche per tutti quei valori come la dignità e i diritti umani, la salvaguardia della vita che fanno parte dell’eredità cristiana”. Perché, allora, non si vuole menzionare la radice cristiana dell’Europa? “E’ vero, manca la menzione del patrimonio cristiano dell’Europa. I valori che noi professiamo, che stanno alla base della nostra fede, sono già nella Costituzione. E’ anche vero che abbiamo bisogno di una Costituzione che li rifletta e li accetti. Poi spetta a noi cristiani renderli vibranti nella società in cui viviamo”.